Hardware e modelli

Chi legge la vostra rete sta dentro il vostro perimetro.

Prima di firmare, quattro domande: dove gira il calcolo, chi ha scritto il software, di chi sono i pesi del modello, che cosa esce dal perimetro. Qui ci sono le quattro risposte, e i limiti dichiarati nella stessa pagina.

Retro di un armadio di permutazione con fasci ordinati di cavi che scendono verso i pannelli, in bianco e nero

Con un assistente in abbonamento non esce un documento: esce la mappa.

  • Le misure, cioè la baseline.

    Le tracce native di una campagna OTDR non sono file: sono il riferimento con cui quella rete si accorgerebbe di essere stata toccata. Ogni tecnica di prelievo introduce una perdita misurabile — un accoppiatore a clip che piega la fibra costa circa 1 dB o più — e si vede solo rispetto a una baseline certificata. Letta al contrario, la stessa baseline dice quanta perdita ogni tratta assorbe senza che nulla scatti. Chi la carica su un assistente generico consegna a un terzo la soglia oltre la quale il proprio allarme suona.

  • La mappa, cioè l’elenco dei punti in cui la rete si apre.

    L’as-built georeferenziato dice dove sono giunti, muffole, pozzetti e armadi: è la prima difesa contro i giunti non previsti, ed è lo stesso file che elenca i punti in cui quella rete si può aprire, perché nessuna tecnica di prelievo funziona su cavo integro. Sopra ci va l’inventario degli apparati che il catasto ora chiede: con la determinazione AgID n. 129/2026 ogni amplificatore porta il tipo, l’alimentazione e AMP_VUL, «vulnerabilità cyber», più le capacità di sorveglianza. Una riga con vulnerabilità dichiarata, sorveglianza vuota e le coordinate accanto è un bersaglio, in un elenco già ordinato per priorità.

  • Il calendario e la gara.

    Non è tutto disegno. Le finestre di lavoro concordate dicono in quale notte, in quale reparto o in quale sala un percorso è fuori servizio e l’altro porta tutto. La griglia che mette quattro offerte sulla stessa riga, prima dell’aggiudicazione, è il documento più delicato della procedura. Sono i due file che escono più facilmente, perché nessuno li considera dati tecnici.

  • La verificabilità.

    Un limite d’uso che non potete verificare tecnicamente è una promessa, non un controllo. Se le regole cambiano con un aggiornamento sul sito del fornitore, i vostri limiti sono una pagina web. Le clausole diventano verificabili quando l’infrastruttura è sotto il controllo di chi ne risponde: i log sono vostri, l’audit lo fate quando volete.

Tre livelli di proprietà: la macchina, il software, il modello.

La macchina.

On-premise la macchina è vostra: il modello gira sull’infrastruttura che già controllate e l’amministrazione resta al vostro IT. Sul cloud dedicato l’ambiente è riservato al singolo cliente — mai condiviso, mai un cloud pubblico generico — con accesso via VPN dedicata, data center residente in Italia e locali che presidiamo direttamente. A chiunque offra capacità «in Italia», noi compresi, chiedete tre nomi: proprietario dell’infrastruttura, gestore del servizio, controllante del gestore. I nostri li diamo prima della firma. Della sala che esegue i pesi ci prendiamo la parte che è il nostro mestiere: potenza per armadio, raffreddamento, vie cavo, interconnessione e le classi di disponibilità della EN 50600.

Il software.

Non è una licenza da configurare: è un impianto costruito sulla vostra nomenclatura, sui vostri formati di verbale e sulla vostra toponomastica, appoggiato ai sistemi che già usate. Le regole restano quelle che il sito pubblica da sempre: la squadra valuta la diagnosi e conferma, nessun intervento parte da solo. E l’uscita è nei vostri formati — tracce native, as-built, record georeferenziati nel modello dati del catasto — perché il conferimento sia un’esportazione e non un rilievo da rifare. Un impianto che produce soltanto il proprio formato è un impianto che non si lascia.

Il modello.

Modelli a pesi aperti: una copia dei pesi scaricata e archiviata dentro il perimetro in cui gira, non un endpoint remoto. Con i pesi si archivia il resto — impronta crittografica di ogni file, riferimento esatto della revisione, tokenizzatore, configurazioni, template della conversazione, scheda del modello e testo di licenza del giorno del download. Il rovescio va detto nella stessa riga: i pesi aperti arrivano «AS IS», senza garanzia di titolarità né di non violazione, e liberare i diritti dei terzi resta a carico di chi li installa. La licenza dice che cosa potete farci; non dice dove farli girare.

Un file di pesi dentro il vostro perimetro non ha un interruttore remoto.

La prima ragione è fisica, e su una rete si vede meglio che altrove. Lo strumento che aiuta a chiudere un guasto lavora mentre la rete è degradata: dorsale tranciata, sede isolata, finestra notturna con un ramo dell’anello fuori servizio. Un endpoint remoto dipende esattamente dal collegamento che state riparando. I pesi installati dalla parte giusta del guasto rispondono anche quando la tratta non c’è.

La seconda è contrattuale. Un servizio raggiunto via interfaccia remota può cessare o cambiare comportamento senza il vostro consenso e senza preavviso utile; una copia dei pesi già dentro il perimetro no. Conviene essere precisi sugli strumenti che si nominano in questi mesi: una designazione in lista di esportazione agisce su esportazioni, riesportazioni e trasferimenti verso il soggetto elencato, un divieto d’acquisto vincola chi compra. Sono leve sui flussi futuri, non ordini di cancellare copie già distribuite. Il rischio si chiama approvvigionamento, non confisca, e si gestisce prima: un secondo candidato di un’altra giurisdizione, già scaricato e già provato.

Il rovescio, per intero. Un modello congelato non migliora, e le correzioni di sicurezza che contano quasi mai stanno nei pesi: stanno nel motore che li esegue. CVE-2025-32444 riguarda vLLM, punteggio CVSS 9.8, esecuzione di codice da remoto, corretta nella versione 0.8.5. Chi congela l’ambiente per non rompere nulla congela anche i suoi difetti. Vale la regola che applichiamo a qualunque apparato in campo: l’ambiente che esegue i pesi ha un piano di manutenzione, con versioni dichiarate e una data.

Quattro gradini. Si sale solo quando quello sotto è stato misurato e non basta.

Ogni gradino ha tre righe: che cosa comporta, che cosa serve a voi, quando non è la risposta.

  1. 00

    Il modello aperto, così com’è.

    Un modello a pesi aperti scelto per il compito — leggere una campagna di tracce, confrontare un capitolato con la norma che cita, estrarre da un verbale il record che il catasto vuole — quantizzato e dimensionato sulla macchina che avete. Il conto della memoria si fa sui byte, non sui parametri: un modello da circa 30 miliardi di parametri sta in una GPU da 48 GB a 8 bit e in una da 24 GB a 4 bit; per un denso da 128 miliardi il produttore dichiara quattro schede H100, sei-otto in produzione; per un modello da 2,8 trilioni servono oltre 1,4 TB di memoria solo per caricare i pesi e più di sessanta acceleratori su più nodi. Sono numeri dichiarati dai produttori, non nostri.

    I documenti reali con cui giudicarlo: tracce native vere, estratti veri di as-built, capitolati veri, e le risposte che vi aspettate. È la prima cosa che si costruisce, prima ancora di scegliere il modello.

    È dove si chiude la maggior parte dei casi. Per classificare, estrarre, riassumere e confrontare documenti contro requisiti, un modello aperto ben scelto è spesso più che sufficiente.

  2. 01

    Il contesto, non i pesi.

    La mappa della rete collegata al modello — tratte, giunti, armadi, servizi — insieme alle misure, ai verbali e ai vincoli su ciò che il sistema può leggere e su ciò che non può toccare. È il livello che il sito descrive già: dal segnale al ripristino, con la squadra che decide.

    Le sorgenti che già possedete, collegate in sola lettura all’avvio. Nessun dato di addestramento.

    Non modifica i pesi, quindi non invalida nessuna misura del fornitore e sopravvive senza attrito al cambio di modello. È il motivo per cui viene prima della messa a punto, non dopo.

  3. 02

    La messa a punto sui vostri esempi.

    È il gradino che portiamo in produzione più spesso, ed è lavoro che abbiamo già fatto. Si adatta il modello alla lingua di casa vostra: sigle di tratta, nomi di sito, formati di verbale, il modo in cui la vostra squadra descrive un evento. Il costo non sta nel calcolo, sta nel preparare gli esempi — selezionati, annotati e corretti da chi il mestiere lo conosce. Chi fa quel lavoro vede quali tratte contano e in che ordine, ed è la ragione per cui resta dentro il perimetro. Il corpus curato resta vostro, e un modello adattato ai vostri documenti non serve a un altro cliente.

    Un corpus curato e un insieme di valutazione vostro. Dopo la messa a punto le misure del fornitore non valgono più: valgono solo le vostre, sui vostri documenti. Quanti esempi servano dipende dal compito e si scopre misurando.

    Non tutti i modelli si adattano bene: alcuni sono già quantizzati in addestramento e non hanno un checkpoint a piena precisione da cui ripartire. La licenza decide se si può, e a quali condizioni. E poca quantità non significa poco rischio: l’AI Security Institute britannico ha rilevato che le difese introdotte con la messa a punto si possono annullare con poche decine di esempi.

  4. 03

    Il pre-addestramento dedicato.

    Costruire il modello invece di adattarlo. L’unico ordine di grandezza che possiamo pubblicare è quello di un progetto pubblico europeo: Soofi S, 31,6 miliardi di parametri, circa 26,68 trilioni di token, dal 24 marzo al 13 maggio 2026, fino a 512 GPU NVIDIA B200 per circa 253.000 GPU-ora. Sette settimane di un cluster nazionale, pagate una volta sola dal bilancio pubblico di uno Stato.

    Un corpus dell’ordine dei trilioni di token, con provenienza documentata. E la consapevolezza che chi pre-addestra diventa fornitore di un modello, con gli obblighi documentali che ne discendono, non più soltanto utilizzatore.

    Ha senso solo quando il dominio è irripetibile e il corpus esiste già. Nella grande maggioranza dei casi non è la risposta, e lo diciamo prima di valutarlo, non dopo.

Si sale di un gradino solo quando quello sotto è stato misurato e non basta. Se il valore non è misurabile, ci si ferma lì: vale per la prova operativa, che parte da una singola tratta o da una singola sala, e vale per la scala.

Quanto costa, e qual è la voce che non compare in fattura.

Il confronto che conta non è contro l’API più economica del mercato: è contro la spesa che state già facendo. Chi manda la propria documentazione a un modello chiuso di frontiera paga a consumo, su un listino che non negozia, una spesa che cresce con l’uso e non ha tetto — più il sistema funziona, più costa. I pesi aperti su hardware vostro azzerano il costo per token. Restano energia, raffreddamento, manutenzione e ammortamento: voci vostre, prevedibili, e dimensionabili prima, perché sono le stesse con cui si dimensiona una sala.

La voce più cara, però, non è in fattura. Pagando a token si consegna al fornitore quali tratte misurate, con che esito e in che ordine di priorità: è lo stato di salute della vostra infrastruttura, non un dato di consumo. Per chi sta dentro il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica c’è un secondo strato: lo stesso inventario dice quanto materiale andrà sostituito ed entro quando, cioè la dimensione della trattativa e la posizione negoziale, in un file. Una volta uscito dal perimetro non rientra.

Cambia infine la natura della spesa: una voce di capitale che iscrivete a bilancio, ammortizzate e prevedete, invece di un costo variabile deciso da un listino che può cambiare con un aggiornamento. Il limite lo diciamo lo stesso, perché esiste. Misurato contro l’API più economica in circolazione — sul listino DeepSeek 3.999 dollari comprano oltre 14 miliardi di token in output — un singolo apparecchio da scrivania per un utente solo non si ripaga. Quel conto vale per il prezzo più basso del mercato e per un utilizzatore singolo, non per un’organizzazione che manda la documentazione della propria rete a un modello di frontiera. La soglia si calcola sul vostro volume reale: se non torna, ve lo diciamo prima.

Il modello si sostituisce. Le dipendenze che restano le nominiamo.

Nessuna di queste sparisce portando l’impianto in casa. Cambia che sono nominate, che si sostituiscono una alla volta, e che la domanda da fare a qualunque fornitore — noi compresi — non è quale modello usate, ma quanto costa cambiarlo.

Le stesse norme che chiedono la prova chiedono di poterla produrre.

Le autorità che chiedono questo dato lo stanno classificando come critico. La determinazione AgID n. 129/2026 porta nel catasto delle reti la vulnerabilità cyber degli amplificatori e l’early warning; il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica — d.l. 21 settembre 2019, n. 105, convertito dalla l. 18 novembre 2019, n. 133 — impone di notificare l’acquisizione di beni, sistemi e servizi ICT destinati a reti, sistemi informativi e servizi critici, e di attendere la valutazione del Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale dell’ACN prima di procedere; il regolamento (UE) 2024/1309 pretende informazioni minime georeferenziate accessibili tramite sportello unico; e la proposta di Digital Networks Act, COM(2026) 16, che non è ancora legge, incarica BEREC ed ENISA di mappare dipendenze, vulnerabilità e nodi critici. Il dato che si lavora per produrre il conferimento è più ricco del conferimento.

Perciò diciamo che cosa esce, invece di promettere che non esce nulla. Il conferimento al SINFI è un obbligo dell’articolo 4 del d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 33, con sanzione da 5.000 a 50.000 euro all’articolo 10, comma 3; il preavviso di novanta giorni per l’apertura del cantiere è un obbligo; la notifica al CVCN precede l’acquisto. Ciò che esce, esce verso un’autorità, per obbligo, nel formato previsto. Il perimetro decide chi lavora il dato, non a chi la legge impone di consegnarlo.

Non c’è tensione fra conformità europea e controllo dello stack: la prima è ciò che vendiamo. CPR ed EN 50575 sulle classi dei cavi, EN 50600 sulle sale, EN 50173 ed EN 50174 sul cablaggio, ITU-T e IEC sulle misure, d.lgs. 81/08 sulla sicurezza, GDPR sui dati. Chiedono tutte la stessa cosa: evidenze conservate, tracciabili ed esibibili. Sono evidenze che esistono solo se l’infrastruttura è sotto il controllo di chi ne risponde.

Detto il limite dell’argomento: tenere l’elaborazione dentro il perimetro è una di quelle misure, non la conformità. Va descritta e tracciata — chi accede, con quale canale, dove è archiviato il documento. E non è autarchia: mappa della rete e misure in casa, non negoziabili; modelli aperti in casa dove il dato non può uscire; modelli di frontiera via API dove serve la massima capacità e il dato può uscire. Decidete voi che cosa esce e che cosa no.

Quello che non promettiamo.

Cosa vi resta in mano.

  • L’ambiente che esegue il modello, nella modalità che avete scelto, e l’inventario di ciò che serve a rimetterlo in piedi altrove: pesi con impronta crittografica e riferimento esatto della revisione, tokenizzatore, configurazioni, template, scheda del modello e testo di licenza del giorno del download.
  • La ricetta per ricostruire l’ambiente: versioni di motore, driver e librerie, parametri di avvio, procedura di quantizzazione.
  • Il vostro insieme di valutazione — tracce native, estratti di as-built, capitolati reali e le risposte attese — che è l’unica prova che un modello sostitutivo fa lo stesso lavoro.
  • Il corpus curato e la nomenclatura di casa vostra, in formati aperti: è la parte che non si replica con un download e resta vostra anche quando il modello cambia.
  • Le uscite nei vostri formati: tracce native, as-built, record georeferenziati nel modello dati del catasto, perché il conferimento sia un’esportazione.
  • I log di che cosa il sistema ha letto, che cosa ha proposto e chi ha approvato, conservati dove potete leggerli, conservarli ed esibirli.
  • Se scegliete il cloud dedicato, i tre nomi dell’infrastruttura su cui gira: proprietario, gestore del servizio, controllante del gestore. Prima della firma.

Due modalità di erogazione.

On-premise, nel vostro ambiente

Il modello gira sull’infrastruttura che già controllate: tracce, mappa della rete e as-built non attraversano il confine della vostra rete e l’amministrazione resta al vostro IT. Dove serve, dimensioniamo la sala che lo esegue — potenza, raffreddamento, vie cavo, interconnessione.

Cloud dedicato, in Italia

Ambiente riservato al singolo cliente, VPN dedicata, data center residente in Italia, in locali che presidiamo direttamente. Nessuna risorsa condivisa con altri clienti.

In entrambi i casi misure, tracce native, mappa della rete e as-built restano vostri. A chiunque offra capacità «in Italia», noi compresi, chiedete tre nomi: proprietario dell’infrastruttura, gestore del servizio, controllante del gestore. I nostri li diamo prima della firma.

Domande frequenti

Le domande che ci fanno più spesso.

  • Posso far girare l’AI sui dati della mia rete senza che escano dall’azienda?

    Sì, ed è una delle due modalità in cui consegniamo: on-premise, con il modello installato sull’infrastruttura che già controllate. L’altra è il cloud dedicato, un ambiente riservato al singolo cliente, raggiungibile solo via VPN dedicata, con data center residente in Italia e locali che presidiamo direttamente. In entrambi i casi tracce native, mappa della rete e as-built non lasciano il perimetro, e il modello non è collegato al web aperto. La scelta fra le due dipende da chi amministra l’infrastruttura e dalla criticità del dato, non dal prezzo.

  • Chi vede le nostre tracce OTDR e il nostro as-built se usiamo un assistente in abbonamento?

    Chi amministra il servizio, secondo condizioni che potete leggere ma non verificare. Il punto non è la buona fede del fornitore: è che l’insieme delle tracce è la baseline della rete e l’as-built è la posizione di ogni punto in cui quella rete si apre. Messi insieme rispondono alla domanda «qui uno scostamento si vedrebbe?». È un dato di sicurezza fisica dell’infrastruttura, non un allegato. Per questo la nostra regola è che sia il modello a raggiungere il dato, non il dato a raggiungere il modello.

  • Che hardware serve per far girare un modello a pesi aperti in azienda?

    Il conto si fa sui byte, non sui parametri, e sono numeri dichiarati dai produttori. Un modello da circa 30 miliardi di parametri occupa circa 32 GB a 8 bit e circa 16 GB a 4 bit: entra in una singola GPU professionale da 48 GB, o da 24 GB nella versione più compressa. Per un denso da 128 miliardi il produttore dichiara quattro schede H100, sei-otto in produzione. Per un modello da 2,8 trilioni servono oltre 1,4 TB di memoria solo per caricare i pesi e più di sessanta acceleratori su più nodi: è alla portata di un iperscaler, non di una media impresa. La qualità dopo la quantizzazione va verificata sui vostri documenti.

  • Che cosa serve in sala per reggere gli acceleratori?

    Le stesse quattro voci di sempre, con numeri diversi: potenza per armadio, raffreddamento, vie cavo e interconnessione. Un armadio di acceleratori non ha il profilo elettrico e termico di un armadio di apparati, e la densità cambia le scelte di raffreddamento e di percorso. La EN 50600 chiede di dichiarare la classe di disponibilità target per elettrico, clima e cablaggio; la EN 50600-2-5 le classi di protezione fisica di sale, percorsi e spazi; sulle vie cavo la classe CPR va scritta con la sigla intera. L’interconnessione si sceglie una volta sola e decide quali acceleratori entreranno fra tre anni.

  • Il fornitore può revocare i pesi di un modello aperto?

    Un file di pesi già copiato dentro il vostro perimetro non ha un interruttore remoto: continua a funzionare anche se il fornitore cambia strategia o un repository lo rimuove. Le designazioni in lista di esportazione e i divieti d’acquisto agiscono sui flussi futuri, non ordinano di cancellare copie già distribuite: il rischio si chiama approvvigionamento, non confisca, e si gestisce con un secondo candidato di un’altra giurisdizione, già scaricato e già provato. Il rovescio va detto: un modello congelato non migliora, e le correzioni di sicurezza che contano stanno nel motore che esegue i pesi, non nei pesi.

  • Conviene rispetto a pagare a consumo un modello di frontiera?

    Rispetto a quella spesa sì, per tre ragioni che si sommano. Il costo per token si azzera e restano energia, raffreddamento, manutenzione e ammortamento: voci prevedibili invece di un consumo su un listino che non negoziate e che cresce con l’uso. Non consegnate a nessuno quali tratte misurate, con che esito e in che ordine. E la spesa cambia natura, da costo variabile a voce di capitale. Il limite esiste e lo diciamo: contro l’API più economica in circolazione — sul listino DeepSeek 3.999 dollari comprano oltre 14 miliardi di token in output — un singolo apparecchio da scrivania per un utente solo non si ripaga. La soglia si calcola sul vostro volume reale, e se non torna ve lo diciamo prima.

  • Il cloud dedicato è un cloud pubblico? Dove sono i data center?

    Non è un cloud pubblico generico e non è condiviso: è un ambiente riservato al singolo cliente, raggiungibile esclusivamente tramite VPN dedicata, con data center residente in Italia e locali che presidiamo direttamente. Non prevede accesso da parte di entità extra-UE. Un data center in Italia, però, non qualifica di per sé un servizio: la qualificazione rispetto alla criticità del dato si verifica prima della gara, non alla stipula. E i tre nomi — proprietario dell’infrastruttura, gestore del servizio, controllante del gestore — li diamo prima della firma.

  • La messa a punto sui nostri verbali rende il modello nostro?

    Rende il modello più adatto al vostro modo di scrivere, non «vostro» e non migliore in assoluto. Tre cose da sapere prima: il costo non sta nel calcolo ma nel preparare gli esempi, che è la parte lenta e non si replica con un download; dopo l’adattamento le misure dichiarate dal fornitore non valgono più e serve un insieme di valutazione vostro; bastano poche decine di esempi per spostare i comportamenti, anche dove non volevate. La licenza dei pesi decide se l’adattamento è permesso e a quali condizioni. Il corpus curato, invece, resta vostro e si riusa quando il modello base cambia.

  • Un’AI nel nostro perimetro ci mette a posto con il SINFI e con il perimetro cibernetico?

    No, e chi lo promette sta vendendo un’altra cosa. Il conferimento al SINFI resta un obbligo dell’articolo 4 del d.lgs. 33/2016, con sanzione da 5.000 a 50.000 euro; la notifica al CVCN dell’ACN precede l’acquisto dei beni ICT destinati a reti e servizi critici. Quello che cambia è dove nasce il dato: se verbali, misure e fascicoli si lavorano nel vostro perimetro, il conferimento diventa un’esportazione e le evidenze restano dove potete esibirle. Il perimetro decide chi lavora il dato, non a chi la legge impone di consegnarlo.

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