EN 50600: le quattro classi di disponibilità della sala dati, in pratica
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Il mercato italiano dei data center corre: investimenti record, Milano verso il gigawatt, ne abbiamo scritto qui. Ma mentre i grandi campus fanno notizia, migliaia di imprese affrontano una decisione più piccola e più frequente: costruire o rinnovare il CED aziendale. Tre rack, dieci, trenta. Qui il rischio non è la scala: è il capitolato scritto a memoria, o copiato dall’ultimo fornitore di turno. Da anni esiste un riferimento europeo pensato esattamente per questo: la serie EN 50600 (Information technology — Data centre facilities and infrastructures), che per impostazione dichiarata copre i data center di ogni forma e dimensione — da uno o più armadi in un edificio esistente fino alle strutture dedicate.
Com’è fatta la serie: una mappa rapida
La EN 50600 non è una norma sola, è una famiglia. Le parti principali:
- EN 50600-1 — concetti generali: definisce il quadro e la classe di disponibilità complessiva del data center;
- EN 50600-2-1 — costruzione dell’edificio (scelta del sito, requisiti costruttivi);
- EN 50600-2-2 — alimentazione e distribuzione elettrica;
- EN 50600-2-3 — controllo ambientale (raffreddamento e condizioni nelle sale);
- EN 50600-2-4 — infrastruttura di cablaggio per telecomunicazioni;
- EN 50600-2-5 — sicurezza fisica (classi di protezione contro accessi non autorizzati, incendio, eventi ambientali interni ed esterni);
- EN 50600-3-1 — gestione e informazioni operative;
- serie EN 50600-4-x — indicatori di prestazione: il PUE, ad esempio, è normato nella EN 50600-4-2;
- CLC/TR 50600-99-x — pratiche raccomandate per gestione dell’energia (99-1), sostenibilità ambientale (99-2) e guida all’applicazione dell’intera serie (99-3).
La serie è stata inoltre recepita a livello internazionale da ISO/IEC come serie ISO/IEC 22237: chi lavora con committenti esteri parla la stessa lingua.
Le quattro classi di disponibilità
Il cuore progettuale della serie sono le classi di disponibilità da 1 a 4, definite separatamente per tre infrastrutture: distribuzione elettrica (2-2), controllo ambientale (2-3) e cablaggio (2-4). In sintesi:
- Classe 1 — percorso di distribuzione singolo, componenti singoli. Un guasto ferma tutto.
- Classe 2 — percorso singolo ma con componenti o sorgenti ridondanti. Copre il guasto di un componente, non del percorso.
- Classe 3 — percorsi multipli: si può fare manutenzione o riparare senza fermare l’esercizio.
- Classe 4 — percorsi multipli attivi, tolleranza al guasto singolo salvo durante la manutenzione.
Il punto che molti capitolati ignorano: la EN 50600-1 assegna al data center la classe più bassa tra le tre infrastrutture. Un impianto elettrico ridondato in classe 3 con un cablaggio in classe 1 dà una sala dati di classe 1. La catena vale l’anello più debole — e l’anello trascurato, nella nostra esperienza, è quasi sempre il cablaggio.
Il cablaggio: dove la EN 50600 rimanda alle norme di mestiere
La EN 50600-2-4 copre tutto il cablaggio del data center: non solo LAN e SAN, ma anche il cablaggio che supporta monitoraggio dell’alimentazione, controllo ambientale e sicurezza fisica, più percorsi, spazi e contenitori che lo ospitano. Per il progetto rimanda alle norme di cablaggio generico — in particolare la EN 50173-5 (cablaggio strutturato per data center, in rame bilanciato e fibra ottica) — e per la posa alla serie EN 50174 (specifiche di installazione e assicurazione qualità nella parte 1, pianificazione e installazione negli edifici nella parte 2).
Anche il cablaggio ha le sue quattro classi: si va dal percorso singolo con un solo accesso di rete (classe 1) fino a percorsi diversificati, zone di distribuzione ridondanti e accessi di rete multipli (classe 4). Tradotto in cantiere: due adduzioni in fibra che entrano nell’edificio da punti diversi, dorsali che non condividono la stessa passerella, permutazioni ordinate e documentate. E un requisito implicito che noi rendiamo esplicito: ogni tratta collaudata e certificata con OTDR, perché la ridondanza su carta non vale nulla se una delle due vie ha giunzioni mediocri.
Perché vale anche per la micro sala dati
«Non siamo mica un data center»: è l’obiezione tipica. La norma dice il contrario — la serie si applica anche a uno o più armadi in un edificio esistente. E il momento è quello giusto: con il boom della capacità nazionale crescono colocation, modelli ibridi ed edge aziendale, e il CED interno resta il nodo che collega tutto. Non serve portare ogni sala in classe 4: sarebbe denaro sprecato. Serve scegliere la classe consapevolmente, in base a cosa costa un’ora di fermo, e scriverla in capitolato. È la differenza tra comprare ridondanza a caso e comprarla dove rende. Nelle sale che seguiamo, la conversazione più utile con la direzione è proprio questa: quale classe per l’elettrico, quale per il clima, quale per il cablaggio.
Checklist: le domande da mettere in capitolato
- Quale classe di disponibilità target per ciascuna infrastruttura (elettrico, clima, cablaggio)? Chi l’ha decisa e su quale analisi di rischio?
- I percorsi sono davvero indipendenti? Due vie che condividono passerella, cavedio o punto d’ingresso non sono due vie.
- Il cablaggio è progettato secondo EN 50173-5 e installato secondo EN 50174? Chiedete il riferimento esplicito, non «a regola d’arte».
- Quanti accessi di rete entrano nell’edificio, e da quali direttrici?
- Le classi di protezione fisica (EN 50600-2-5) di sale, percorsi e spazi sono definite?
- È prevista la certificazione di ogni tratta con report consegnati (OTDR per la fibra), etichettatura e as-built?
- Come si farà manutenzione senza fermo — e chi l’ha verificato sul progetto, non sullo schema?
Sette domande, un pomeriggio di lavoro in fase di progetto. L’alternativa è scoprire la risposta durante il primo guasto serio.
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