SINFI 4.0: nel catasto delle reti non basta più scrivere «fibra ottica»
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Il campo si chiama «mezzo di trasmissione». Per anni, in troppi as-built, ci è finito dentro «fibra ottica» e basta. Nel modello dati del catasto nazionale delle reti quella riga è appena diventata obbligatoria, e non accetta più una risposta generica.
Che cosa ha adottato AgID, e quando
Con la determinazione n. 129/2026 (14 luglio, pubblicata sul portale trasparenza dell’Agenzia il 15) AgID ha adottato la versione 4.0 delle «Specifiche di contenuto di riferimento per i DataBase delle Reti di sottoservizi e per il SINFI», approvata dal Comitato coordinato dal MIMIT e composto da rappresentanti dei Ministeri, delle Autorità competenti, di AgID, delle Regioni e dei Comuni. L’annuncio è del 20 luglio. Il SINFI — il catasto delle infrastrutture di rete — è la piattaforma nazionale promossa dal MIMIT e coordinata dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale.
Tre macro-ambiti: integrazione degli elementi subacquei per le infrastrutture e reti di telecomunicazioni e cablaggi; miglioramento della gestione delle utenze per le reti elettriche; integrazione dell’attributo stato, comune a tutte le classi. Il documento di accompagnamento fissa un indirizzo: «evitare impatti sui dati già conferiti e, ove necessario, predisporre un piano di mapping per l’adeguamento degli stessi». Tradotto: il conferito non si butta, si rimappa. Ma per rimapparlo il dato serve.
La riga che cambia il lavoro in campo
Nella classe TR_COM (tratto di linea della rete di telecomunicazione e cablaggi, 070701) le modifiche sono due sole. Una è la posizione verticale. L’altra è l’attributo TR_COM_TYC, «mezzo di trasmissione», che — parole del report — «diventa obbligatorio e viene integrato il dominio in conformità allo standard ITU-T».
Il dominio è questo:
- 01 fibra ottica standard ITU-T
- 0101 fibre multimodali, G.651.1 — brevi distanze, LAN, data center
- 0102 fibre monomodali standard, G.652 e G.657 — FTTH, dorsali urbane, reti metropolitane
- 0103 fibre monomodali specializzate, G.653, G.654, G.655 e G.656 — prestazioni specifiche, reti sottomarine, DWDM, backbone
- 02 cavo ethernet
- 95 altro
Non è una classificazione accademica. È un dato che si conosce con certezza in due momenti soli: quando si sballa la bobina e si legge la marcatura sulla guaina, e quando si giunta. Dopo, o si torna in pozzetto o ci si fida di una memoria. Chi ha scritto «fibra» e ha richiuso il chiusino ha un patrimonio informativo che il catasto non accetta più così: va ricostruito, tratta per tratta. La differenza fra una G.652 e una G.657 non è un dettaglio di catalogo — decide che curve regge quella tratta — e adesso decide anche se il conferimento passa.
Il subacqueo comincia al primo canale
L’attributo 1200, «Posizione rispetto alla superficie», comune alle classi dello Strato 07, cambia nome in «Posizione verticale» e accanto a 01 pensile/aereo, 02 a raso/esterno e 03 interrato guadagna 04 subacqueo. Quel valore lega la tratta materializzata a una classe nuova, tabellare: TR_COM_S (070704). Chiede nome del cavo, tipologia costruttiva (Light Weight, Light Weight Protected, Single Armor, Double Armor), data di entrata in servizio, società incaricata della messa in opera, quantità di fibre, storico riparazioni, tipo di provvedimento autorizzatorio e colore del cavo secondo lo standard ANSI/TIA/EIA-598 — la stessa convenzione che non è mai davvero universale.
Poi c’è ZO_ACQ (070801, zone mare e acque interne), poligonale, con poligoni sovrapponibili: tipo di area (mare, lago, corso d’acqua), zone di divieto lungo il tracciato (pesca, ancoraggio, transito), natura giuridica delle aree attraversate (acque interne, territoriali, zona contigua, ZEE, area marina protetta, area interdetta, zona militare), fattori di rischio, autorità che rilascia i permessi.
Nessuna di queste voci riguarda solo i cavi intercontinentali. Un attraversamento di lago, di canale irriguo o di corso d’acqua ci ricade dentro. E sono informazioni che esistono già: stanno nel fascicolo autorizzativo, spesso su carta, quasi mai nel modello dati.
Dal «che cosa c’è» al «in che condizione è»
Il terzo ambito è il dominio Stato-1 (0700), che oggi vale: 01 in esercizio, 02 in costruzione, 03 in disuso, 04 in progetto, 06 non in esercizio, 07 installazione volontaria di infrastrutture aggiuntive, 95 altro. Impatta otto attributi di stato, dall’infrastruttura di alloggiamento (INFR_RT_ST) alle tratte di acquedotto, fognatura, elettrico, gas, teleriscaldamento, oleodotti e telecomunicazioni (TR_COM_STA).
Un catasto che registra solo l’esercizio dice che cosa c’è. Uno che registra anche il disuso, il progetto e le infrastrutture posate volontariamente in più durante uno scavo dice in che condizione è la rete e che cosa si riusa senza riaprire l’asfalto. Chi compila metà del dominio consegna metà del quadro.
Perché non conviene rimandare
Il SINFI non è un’iniziativa volontaria. Lo istituisce l’articolo 4 del d.lgs. 15 febbraio 2016, n. 33, che ne fa lo sportello unico telematico e impone ai gestori di infrastrutture fisiche, pubblici e privati, di farvi confluire le banche dati; il comma 2 aggiunge l’obbligo di comunicare l’apertura del cantiere con almeno novanta giorni di anticipo. Le violazioni di quegli obblighi sono punite dall’articolo 10, comma 3, con sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 50.000 euro.
Il quadro europeo, nel frattempo, si è spostato: la direttiva 2014/61/UE recepita dal d.lgs. 33/2016 è abrogata dall’11 maggio 2024 e sostituita dal regolamento (UE) 2024/1309, applicabile dal 12 novembre 2025, che pretende informazioni minime georeferenziate accessibili in formato elettronico tramite sportello unico, con aggiornamenti tempestivi. La direzione è una sola, e non porta verso il PDF scansionato.
Che cosa aggiungere oggi al modulo di cantiere
Sei voci. Costano minuti in campo, valgono una campagna di rilievo.
- Categoria ITU-T della fibra, letta dalla marcatura della guaina e riscontrata sul documento di trasporto: G.651.1, G.652, G.657 o una delle specializzate, con foto della marcatura.
- Posizione verticale per segmento — pensile, a raso, interrato, subacqueo — e non un valore unico spalmato sull’intera tratta.
- Stato della tratta e di ogni infrastruttura toccata, comprese le tubazioni posate in più nello stesso scavo e lasciate vuote.
- Per ogni attraversamento d’acqua: corpo idrico e tipo di area, estremi e autorità del provvedimento autorizzatorio, divieti presenti lungo il tracciato.
- Identità del cavo: denominazione, tipologia costruttiva, colore della guaina, numero di fibre, data di messa in servizio, esecutore della posa.
- Chi ha rilevato e quando, con l’identificativo che lega la riga dell’as-built al record della tratta.
Il punto.
Un catasto vale quanto il dato peggiore che contiene. La versione 4.0 alza l’asticella dove il dato nasce davvero: in pozzetto, sulla bobina, nel fascicolo autorizzativo. Documentare una rete non è un adempimento da chiudere a fine lavori a memoria: è una raccolta che si progetta prima, con i campi giusti e le regole di compilazione scritte. È il modo in cui lavoriamo — misura, certificazione e documentazione as-built impostate perché il conferimento sia un’esportazione e non un rilievo da rifare.
Dovete conferire dati al SINFI, o rimettere in ordine l’as-built di una rete esistente? Parlatene con un tecnico: mezz’ora per capire quali campi vi mancano davvero.
Fonti
- AgID — Online le nuove specifiche tecniche del SINFI, il catasto delle infrastrutture di rete
- AgID, portale trasparenza — Determinazione n. 129/2026, versione 4.0 delle specifiche
- geodati.gov.it — Report modifiche Specifica v.4.0 (PDF)
- Normattiva — Decreto legislativo 15 febbraio 2016, n. 33 (articolo 4, istituzione del SINFI; articolo 10, sanzioni)