Servizi · Progettazione ODN/PON e budget ottico

Il collaudo si vince prima di posare il cavo.

Attenuazione, connettori, giunti, splitter e margine dichiarato: il budget ottico si calcola voce per voce, e la classe ottica si verifica quando cambiarla costa ancora una riga di capitolato.

Connettori LC innestati in un pannello di permutazione a fibra ottica in un armadio di distribuzione

Un collaudo bocciato quasi mai nasce da un errore di posa.

Nasce da un calcolo mai fatto. Il budget ottico — la perdita massima che un collegamento può assorbire restando dentro le specifiche dell’apparato — si calcola con carta e penna in dieci minuti, e quasi sempre si calcola dopo, quando il cavo è già interrato. Le voci sono note: 0,35 dB/km a 1310 nm e circa 0,25 dB/km a 1550 su fibra G.652.D, 0,02-0,05 dB per giunto a fusione, 0,2-0,3 dB per una coppia di connettori puliti, e uno splitter che pesa più di tutto il resto messo insieme.

Sull’ODN il punto delicato è proprio lo splitter. La clausola 6.6 della ITU-T G.671 fissa intervalli, non valori unici: 8,2-10,6 dB per un 1:8, 13,3-17,5 dB per un 1:32. E una cascata non equivale allo stadio unico dello stesso rapporto complessivo: 1:4 più 1:8 vale 13,6-18,0 dB contro i 13,3-17,5 di un 1:32. Sono decimi che, sommati al margine di progetto di 2-3 dB, decidono se la rete resta in classe B+ (28 dB, ITU-T G.984.2) o se al primo splitter in più va rifatta.

Servizi

Come si dimensiona una rete ottica.

01

Si parte dai servizi e dalle distanze reali.

Quante unità servite, con quale rapporto di split, su quali percorsi. Le distanze si prendono dal rilievo e dalla scheda tecnica del cavo posato, non da un valore di libro.

02

Ogni voce con il suo numero.

Attenuazione del cavo, giunti, coppie di connettori, splitter dalle soglie della clausola 6.6 di ITU-T G.671, e un margine di progetto dichiarato — di norma 2-3 dB per invecchiamento, temperatura e riparazioni future.

03

La classe ottica si verifica prima.

Il totale si confronta con le classi degli apparati previsti: B+ e C+ per GPON (ITU-T G.984.2), N1, N2, E1 ed E2 per XGS-PON (ITU-T G.9807.1). Per l’interconnessione di più sedi si valuta se conviene una griglia CWDM o DWDM (ITU-T G.694.2 e G.694.1).

04

Il progetto diventa capitolato.

Rapporti di split, portata normale o estesa, perdite ammesse per numero, soglie e modalità di collaudo. Le alternative arrivano con il loro margine residuo accanto: la scelta resta al committente.

Un esempio, passo per passo.

Caso tipo, non un cliente reale. Un operatore locale deve coprire un quartiere con 320 unità immobiliari: dalla centrale partono dieci tratte primarie da 12 km, e su ognuna un 1:4 in armadio di zona più un 1:8 vicino agli edifici. Il preventivo del fornitore usa le perdite «tipiche» di scheda tecnica — 6,4 e 9,6 dB — e il conto sembra tornare con margine.

  1. Si rifa il conto con le soglie di norma

    Al posto dei «tipici» entrano i massimi della clausola 6.6 di ITU-T G.671: 7,4 dB per il 1:4 e 10,6 dB per il 1:8, quindi 18,0 dB per la cascata invece dei 16,0 dB del preventivo.

  2. Le altre voci, una per una

    Cavo: 12 km × 0,35 dB/km = 4,2 dB. Dieci giunti a fusione a 0,05 dB = 0,5 dB. Sei coppie di connettori a 0,3 dB = 1,8 dB. Somma delle perdite: 24,5 dB.

  3. Il margine mostra dove non torna

    Con 3 dB di margine di progetto si arriva a 27,5 dB, mezzo decibel sotto i 28 della classe B+ (ITU-T G.984.2). Basta una riparazione futura, con un giunto in più, per uscire dal budget: il progetto è in regola sulla carta e fragile nella vita reale.

  4. Tre alternative, con i numeri accanto

    Un 1:32 in stadio unico (17,5 dB) recupera mezzo decibel ma toglie flessibilità; accorciare la primaria porta via 1,4 dB ogni 4 km; apparati di classe C+ (32 dB) o XGS-PON E1 (33 dB, ITU-T G.9807.1) portano il margine residuo da mezzo decibel a 4,5 e 5,5 dB. Il costo di ciascuna è sul tavolo.

  5. Decide il committente, il capitolato registra

    La scelta resta all’operatore. Il capitolato che ne esce dichiara rapporto di split, portata normale o estesa, valore massimo per ogni voce, margine e soglie di collaudo: al collaudo si misureranno esattamente le stesse voci.

Sull’esempio la correzione avviene prima della posa: la stima è che dieci tratte primarie non vadano rifatte e che si evitino 3-4 settimane di rilavorazione, contro un collaudo bocciato scoperto a cavo interrato. Calcolo, schede tecniche e capitolato restano nel perimetro del cliente — on-premise o su cloud dedicato in Italia — e non vengono condivisi con nessun altro.

Esempio illustrativo su un caso tipo: le assunzioni si ricalibrano sui vostri dati.

Cosa vi resta in mano.

  • Budget ottico calcolato voce per voce, con il margine di progetto dichiarato e non nascosto dentro i totali.
  • Rapporti di split e perdite ammesse presi dalla clausola 6.6 di ITU-T G.671, non da un «tipico» di scheda commerciale.
  • Classe ottica verificata contro gli apparati previsti, con il margine residuo che resta per crescere.
  • Capitolato ODN con le perdite scritte per numero e le soglie di collaudo coerenti con il calcolo.
  • Il confronto tra le alternative — cascata, stadio unico, classe superiore — con il margine di ciascuna accanto al costo.

Chi ha questo problema.

  • Operatori e imprese di rete che progettano o rivedono un ODN prima di una gara o di un lotto.
  • Aziende con più sedi da collegare che devono scegliere tra fibra spenta, CWDM e DWDM.
  • Chi ha una tratta già posata e deve sapere se regge il passaggio a XGS-PON senza rifarla.
  • Uffici tecnici che devono scrivere le perdite ammesse di un ODN senza ricorrere a formule generiche.

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Domande frequenti

Le domande che ci fanno più spesso.

  • Quanti dB perde uno splitter 1:32 e come lo metto nel budget ottico dell’ODN?

    La clausola 6.6 della ITU-T G.671 fissa intervalli, non valori unici: 13,3-17,5 dB per un 1:32 e 8,2-10,6 dB per un 1:8. Nel budget ottico entra il massimo di norma, non il «tipico» di una scheda commerciale. E una cascata 1:4 più 1:8 vale 13,6-18,0 dB: non equivale a un 1:32 in stadio unico.

  • Che margine di progetto è ragionevole lasciare su una dorsale nuova?

    La prassi riserva 2-3 dB per invecchiamento, escursioni termiche e riparazioni future, che aggiungono almeno un giunto non previsto nel progetto originale. Un collegamento consegnato con margine residuo zero rischia di uscire dal budget al primo intervento di manutenzione. Il margine va dichiarato nel calcolo, non nascosto dentro i totali.

  • La tratta che ho già posato regge il passaggio a XGS-PON o devo cambiare classe ottica?

    Si rifà il conto voce per voce — attenuazione del cavo, giunti, coppie di connettori, splitter — e si confronta il totale con le classi degli apparati: B+ 28 dB e C+ 32 dB per GPON (ITU-T G.984.2), N1, N2, E1 ed E2 per XGS-PON (ITU-T G.9807.1). Il confronto dice quanto margine resta davvero. Dove non basta, le alternative arrivano con il margine residuo accanto al costo, e la scelta resta al committente.

  • Come scrivo in capitolato le perdite ammesse di un ODN senza usare formule generiche?

    Ogni voce con il suo numero: attenuazione della fibra dalla scheda tecnica del cavo posato — per una G.652.D indicativamente 0,35 dB/km a 1310 nm e 0,25 dB/km a 1550 — 0,02-0,05 dB per giunto a fusione, 0,2-0,3 dB per coppia di connettori puliti, splitter dalle soglie della clausola 6.6 di ITU-T G.671. Poi rapporto di split, portata normale o estesa, margine dichiarato e soglie di collaudo coerenti con il calcolo.

  • Per collegare due sedi aziendali conviene CWDM o DWDM, e quale griglia ITU-T cito?

    Le griglie sono definite dalla ITU-T G.694.2 per il CWDM e dalla G.694.1 per il DWDM: la scelta dipende da numero di canali, distanza e margine disponibile sulla tratta reale. In capitolato va fissata anche la soglia di perdita del multiplexer, che è una voce del budget ottico come le altre. Il confronto si fa sui numeri del percorso, non su una regola generale.

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Il primo passo

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