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Certificare una rete in fibra: la guida completa.
Otto tappe in sequenza operativa, dal calcolo del budget ottico alla classe di reazione al fuoco scritta in capitolato. Ogni tappa rimanda alla nota che la approfondisce e alla pagina del servizio che la esegue.
Certificare una rete in fibra non è un’attività di fine cantiere: è la conseguenza di otto decisioni prese lungo tutto il percorso, dalla prima somma di decibel alla riga di capitolato sulla guaina del cavo. Se una sola di quelle decisioni salta, il collaudo la restituisce come evento fuori soglia, e correggerla a cavo interrato costa un ordine di grandezza in più.
Questa guida mette in fila le otto tappe nell’ordine in cui il lavoro si fa. Per ognuna ci sono le poche frasi che servono a inquadrarla, i valori di riferimento già verificati nelle nostre note operative, il rimando alla nota che la approfondisce e la pagina del servizio corrispondente.
I valori riportati sono riferimenti di norma e di progetto, ripresi dalle note operative pubblicate su questo sito: sono obiettivi verificabili in misura, non garanzie di risultato. Le soglie del singolo progetto si fissano sul percorso reale, prima di iniziare.
Tappa 1 di 8
Progetto e budget ottico
Il budget ottico è la perdita massima che un collegamento può assorbire restando dentro le specifiche dell’apparato. Si calcola voce per voce prima di ordinare il cavo — attenuazione della fibra, giunti, coppie di connettori e, sulle reti PON, gli splitter — e si confronta con la classe ottica degli apparati previsti. È una soglia binaria: se la somma delle perdite la supera, il collegamento non risponde.
La voce che quasi sempre manca è il margine di progetto: il decibel che servirà fra cinque anni, dopo una riparazione e qualche estate. Un progetto consegnato con margine residuo zero è in regola sulla carta e fragile nella vita reale.
Valori chiave
- Fibra monomodale G.652.D: circa 0,35 dB/km a 1310 nm e 0,25 dB/km a 1550 nm, da leggere sulla scheda tecnica del cavo posato.
- Giunto a fusione 0,02-0,05 dB; coppia di connettori UPC puliti 0,2-0,3 dB, contro il limite di 0,75 dB ammesso da ANSI/TIA-568.3-D.
- Splitter PON dalla clausola 6.6 di ITU-T G.671: 8,2-10,6 dB per un 1:8, 13,3-17,5 dB per un 1:32.
- Margine di progetto 2-3 dB per invecchiamento, temperatura e riparazioni future.
- Classi ottiche: GPON B+ 28 dB e C+ 32 dB (ITU-T G.984.2); XGS-PON N1 29 dB, N2 31 dB, E1 33 dB, E2 35 dB (ITU-T G.9807.1).
Approfondimento
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Progettazione ODN/PON e budget otticoTappa 2 di 8
Scelta della fibra: G.652 o G.657
La fibra si sceglie sul raggio di curvatura che il percorso impone davvero, non sulla sigla generica. La G.652.D è la fibra delle dorsali, storicamente caratterizzata per raggi ampi, attorno ai 30 mm. Dove la curva è inevitabile — permute dense, ingressi in edificio, rack — serve la famiglia G.657, e serve la sottocategoria, non la sola sigla.
La differenza non è teorica: sulla stessa identica curva la perdita per macrocurvatura cambia di più di venti volte fra una sottocategoria e l’altra, e in traccia OTDR quella perdita somiglia a un giunto fatto male.
Valori chiave
- Raggi minimi di progetto: G.657.A1 10 mm, A2 e B2 7,5 mm, B3 5 mm; G.652.D caratterizzata storicamente attorno ai 30 mm.
- Stesso raggio di 10 mm, un solo giro, a 1550 nm: A1 fino a 0,75 dB, A2 fino a 0,1 dB, B3 fino a 0,03 dB.
- A 5 mm solo la B3 dichiara un limite: 0,15 dB a 1550 nm e 0,45 dB a 1625 nm.
- A1 e A2 sono pienamente conformi a G.652.D; B2 e B3 solo compatibili, quindi non formalmente intercambiabili su una tratta mista.
Approfondimento
G.652 o G.657: quale fibra in capitolato per le curve strette?Il servizio
Supporto su capitolati e conformità normativaTappa 3 di 8
Posa: tiro in cavidotto e scavo a ridotto impatto
Un cavo tirato oltre il suo limite quasi mai si rompe sul momento: risponde più tardi, con qualche decimo di dB che nessun collaudo riesce più ad attribuire a quel giorno di cantiere. Il tiro massimo è un dato di progetto e si calcola sul peso del cavo; il raggio di curvatura in posa si misura in diametri di cavo, non a occhio. Il cavidotto va provato prima: libero da detriti, non schiacciato, con il riempimento verificato insieme ai cavi già presenti.
Sulla sede stradale la tecnica cambia il cantiere, non i permessi. Lo scavo a ridotto impatto resta soggetto alla concessione per manomissione di suolo pubblico rilasciata dall’ente proprietario della strada, e il punto dove si vince o si perde è il ripristino del manto, che va scritto in due fasi.
Valori chiave
- Carico di tiro nominale LS = 1,5 × il peso di 1 km di cavo, con tetto a 2700 N (ITU-T L.100, clausola 6.2.2.1).
- Carico residuo di lungo periodo LL pari al 30% di LS, con attenuazione che deve restare invariata.
- Curvatura: 40 × il diametro esterno del cavo durante il tiro, 20-30 × OD da installato.
- Soffiaggio: carico di trazione di un ordine di grandezza inferiore, pressione tipica 10-12 bar, fino a 3 km con una sola macchina (ITU-T L.156).
- Scavo a ridotto impatto: larghezza da 3 a 20 cm, profondità massima 50 cm (DM 1° ottobre 2013).
- Ripristino del manto in due fasi distinte, provvisoria e definitiva, con responsabilità scritte in capitolato.
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Giunzione: fusione o meccanica
Fusione e meccanica non sono due varianti della stessa tecnica. La fusione salda i due vetri e la tratta torna a essere un’unica fibra; la meccanica allinea le due facce in una scanalatura di precisione e affida la continuità ottica a un gel, che con gli anni si contamina, si secca e soffre i cicli termici — in pozzetto e in armadio esterno più che altrove.
In capitolato «a regola d’arte» non è un requisito: è una delega in bianco. Servono la tecnica dichiarata, la perdita massima per giunto, il limite di riflettanza e l’obbligo di misura bidirezionale, altrimenti la scelta la fa qualcun altro al posto vostro.
Valori chiave
- Giunto a fusione: 0,02-0,05 dB, di norma non riflessivo, sotto −60 dB.
- Giunto meccanico: 0,1-0,3 dB, riflettanza tipica fra −35 e −45 dB, con dispersione maggiore fra un giunto e l’altro.
- Soglia sana in capitolato: media bidirezionale ≤ 0,1 dB per giunto, nessun giunto oltre 0,15 dB, giunti non riflessivi.
- Meccanica ammessa per ripristini temporanei, con obbligo di sostituzione programmata e dichiarata.
Approfondimento
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Giunzione e splicing di fibra otticaTappa 5 di 8
Misura OTDR: impulso, zone morte, bobine
L’ampiezza dell’impulso è l’impostazione che pesa di più su una misura OTDR, ed è quasi sempre l’unica che il capitolato non nomina. Un impulso lungo porta energia in fondo alle tratte lunghe ma fonde gli eventi vicini in uno solo; un impulso corto separa gli eventi ma lascia la traccia nel rumore. Per questo una sola acquisizione non è un collaudo.
Le bobine di lancio e di coda non sono un accessorio: senza, il primo e l’ultimo connettore della tratta restano dentro la zona morta e non compaiono nel report. La bobina si dimensiona sull’impulso usato, non sull’abitudine.
Valori chiave
- Impulso convertito in metri di fibra: 10 ns ≈ 1 m, 100 ns ≈ 10 m, 1 µs ≈ 100 m, 10 µs ≈ 1 km.
- Almeno due acquisizioni: impulso corto sulle permutazioni, impulso lungo sulla tratta.
- Bobine di lancio e di coda tipicamente da 1 a 2 km in rete esterna (ITU-T G.650.3, clausola 6.1.3); in sala dati bretelle da 100-150 m con impulsi di pochi nanosecondi.
- Misura nelle due direzioni e ad almeno due lunghezze d’onda: 1310 e 1550 nm sulle G.652.
- Indice di gruppo impostato e dichiarato: se è sbagliato, le distanze non corrispondono all’as-built.
Approfondimento
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Certificazione e collaudo OTDRTappa 6 di 8
Lettura del report di collaudo
In un report di collaudo le assenze contano più dei valori. Se manca l’ampiezza dell’impulso non si sa cosa lo strumento poteva vedere; se manca la lunghezza delle bobine, il primo connettore è rimasto invisibile; se manca la seconda direzione, un giunto può comparire come un guadagno impossibile. Tier 1 e tier 2 rispondono a due domande diverse, e sulle tratte che contano servono entrambi.
Tre domande bastano a chi consegna il documento: in che direzione avete misurato, con quali soglie, posso avere i file nativi. Se la risposta all’ultima è no, le prime due hanno già una risposta.
Valori chiave
- Tier 1: perdita di inserzione dell’intera tratta con sorgente e misuratore di potenza. Tier 2: analisi degli eventi con OTDR.
- Il valore di un evento è la media bidirezionale: nell’esempio della ITU-T G.650.3 un giunto a 0,362 dB in una direzione e −0,062 dB nell’altra vale 0,150 dB.
- Soglie pass/fail del capitolato, scritte insieme all’impulso con cui si misura, non i valori di fabbrica dello strumento.
- Tracce native (.sor o equivalente) consegnate insieme al PDF: senza i file di misura nessuno può riverificare nulla.
- Corrispondenza fra tabella eventi e as-built: ogni evento della traccia deve avere un nome sullo schema.
Approfondimento
Certificazione OTDR: come leggere davvero un reportIl servizio
Certificazione e collaudo OTDRTappa 7 di 8
Documentazione as-built e catasto
Il progetto dice cosa si voleva posare, l’as-built dice cosa c’è: una deviazione per un sottoservizio imprevisto, un giunto spostato di venti metri, un armadio ricablato all’ultimo momento. Senza la corrispondenza puntuale fra schema e tracce di collaudo un report resta un PDF isolato: dice che la tratta funzionava il giorno della misura, e non dice più nulla cinque anni dopo.
L’etichettatura è la parte che si paga alla prima emergenza. Serve un codice univoco che leghi giunti, bobine e porte di permuta alla loro posizione nello schema, perché chi interviene fra tre anni non sarà chi ha posato.
Valori chiave
- La ISO/IEC 14763-2 tratta la documentazione come parte della consegna, non come allegato facoltativo.
- Identificazione univoca di spazi, armadi, pannelli, cavi e percorsi secondo il principio del TIA-606-C.
- Catasto: il SINFI è istituito dal D.Lgs. 33/2016, in attuazione della direttiva 2014/61/UE; le sanzioni amministrative per chi non comunica vanno da 5.000 a 50.000 euro.
- Aggiornamento a ogni modifica di rete: un as-built vecchio di cinque anni è spesso peggio di nessun as-built.
Il servizio
Documentazione as-built, etichettatura e catastoTappa 8 di 8
Conformità di capitolato: le classi CPR
«Cavo non propagante l’incendio, a norma» dal 1° luglio 2017 non identifica più nulla: il Regolamento (UE) 305/2011 e la norma armonizzata EN 50575 impongono marcatura CE e Dichiarazione di Prestazione, con sette classi di reazione al fuoco e le sottoclassi di fumo, gocce e acidità. Una classe si scrive per intero, e «senza alogeni» non è una classe.
La classe si differenzia per destinazione d’uso: colonne montanti, vie di fuga e locali affollati non hanno gli stessi requisiti delle tratte secondarie. Al collaudo la conformità si dimostra sul cavo posato, verificando a campione che la sigla stampata sulla guaina corrisponda a capitolato e Dichiarazione di Prestazione.
Valori chiave
- Sette classi da Aca a Fca; sigla completa con fumo, gocce e acidità, per esempio Cca-s1b,d1,a1.
- Cca: THR1200s ≤ 30 MJ, FIGRA ≤ 300 W/s, propagazione di fiamma ≤ 2 m. B2ca: THR1200s ≤ 15 MJ, FIGRA ≤ 150 W/s, FS ≤ 1,5 m.
- Da B1ca a Dca la prova è quella su fascio verticale della EN 50399; per Eca basta la prova su cavo singolo della EN 60332-1-2.
- Sorveglianza: sistema 1+ con organismo notificato per le classi da Aca a Cca, sistema 3 per Dca ed Eca, sistema 4 per Fca.
Approfondimento
Eca, Cca, B2ca: cosa dice il CPR e cosa scrivere in capitolatoIl servizio
Supporto su capitolati e conformità normativaIl filo che tiene insieme le otto tappe.
Ogni tappa produce un numero, e ogni numero deve ritrovarsi in quella successiva: l’attenuazione stimata a progetto si ritrova nella traccia OTDR, la posizione del giunto sulla traccia si ritrova nell’as-built, la sigla scritta in capitolato si ritrova stampata sulla guaina del cavo posato. Una rete è certificata quando questi riscontri esistono tutti e restano verificabili da chi non ha fatto il lavoro.
Il primo passo
Un sopralluogo. Poi i numeri.
Ci dite l’ambiente e l’esigenza; vi diciamo tempi, modi e costi. Prima di partire, non dopo.
Rispondiamo entro un giorno lavorativo. Sopralluogo e preventivo sono gratuiti.