Servizi · Certificazione e collaudo OTDR

Un report che qualcuno può riverificare.

Tier 1 sulla perdita di inserzione, tier 2 sull’analisi degli eventi. Misure bidirezionali secondo ITU-T G.650.3, ampiezza di impulso e bobine dichiarate, tracce native consegnate insieme al PDF.

Strumento OTDR con traccia di misura sullo schermo, collegato a una bobina di lancio

Il PDF arriva con la fattura, e nessuno lo legge.

Il report OTDR è spesso l’ultimo documento della commessa: firmato, archiviato, mai aperto. È però l’unico che dice se la rete pagata funziona davvero, e le assenze contano più dei valori. Se manca l’ampiezza dell’impulso non si sa cosa lo strumento poteva vedere. Se manca la lunghezza della bobina di lancio, il primo connettore della tratta è rimasto dentro la zona morta. Se manca la misura nelle due direzioni, un giunto può comparire come un guadagno impossibile.

L’impulso è l’impostazione che pesa di più ed è quasi sempre l’unica che il capitolato non nomina. In fibra un impulso da 100 ns occupa una decina di metri: due connettori a tre metri l’uno dall’altro, dentro un armadio di permutazione, diventano un evento solo. La ITU-T G.650.1 chiede che l’ampiezza sia dichiarata insieme al risultato; la G.650.3 chiede bobine di lancio e di coda tipicamente da 1 a 2 km, misura nelle due direzioni e almeno due lunghezze d’onda. Un report senza questi dati non è verificabile, oggi né alla prossima manutenzione.

Servizi

Come si collauda una tratta.

01

Prima i parametri, poi la misura.

Si fissano le soglie pass/fail del capitolato — non i valori di fabbrica dello strumento — e i parametri con cui verranno verificate: ampiezza di impulso, bobine di lancio e di coda, numero di acquisizioni, lunghezze d’onda. Il sopralluogo e il preventivo sono gratuiti, e le squadre sono nostre.

02

Tier 1 e tier 2, per quello che servono.

Power meter sulla perdita di inserzione dell’intera tratta, OTDR sull’analisi degli eventi lungo il percorso: due domande diverse, due misure diverse. Su una tratta nuova servono entrambe.

03

Due passate, due direzioni.

Impulso corto sulle permutazioni e impulso lungo sulla tratta, misura da entrambi i capi a 1310 e 1550 nm. Il valore di un evento è la media bidirezionale, non il numero più comodo dei due.

04

Consegna verificabile.

Report per tratta con i parametri accanto ai valori, tracce native (.sor o equivalente) e verbale utilizzabile in contraddittorio. I file restano vostri: on-premise oppure su cloud dedicato in Italia.

Un esempio, passo per passo.

Caso tipo, non un cliente reale. Un ente con nove sedi collegate su rete propria: 14 tratte, un armadio di permutazione per sede, e un collaudo consegnato dall’installatore in un unico PDF. Su una tratta da 6 km con cinque giunti il documento elenca quattro eventi; nell’armadio, però, ci sono due connettori a tre metri l’uno dall’altro che nel referto compaiono come uno solo.

  1. Si legge il parametro, non il verdetto

    Prima dei valori si guarda con che impulso è stata presa la traccia. Nell’esempio sono 100 ns: circa dieci metri di fibra, quindi due eventi a tre metri finiscono per forza dentro la stessa zona morta. Nessuno ha barato, lo strumento non poteva distinguerli.

  2. Due passate, non una

    Si rimisura la tratta: impulso corto sulle permutazioni per separare gli eventi vicini, impulso lungo sul percorso per arrivare in fondo senza rumore. Una sola acquisizione non è un collaudo.

  3. Bobine dichiarate in lunghezza

    Si misura con bobina di lancio e di coda — in rete esterna indicativamente 1-2 km, come chiede la ITU-T G.650.3 — così che il primo e l’ultimo connettore escano dalla zona morta e diventino misurabili.

  4. Da entrambi i capi

    Ogni fibra si misura nelle due direzioni a 1310 e 1550 nm. Un giunto che da un lato dà 0,36 dB e dall’altro −0,06 dB non è un guadagno: il valore vero è la media, 0,15 dB, e solo quello va confrontato con la soglia.

  5. Referto rifatto e consegnato intero

    Il nuovo report riporta impulso, bobine e direzione accanto a ogni valore, con i file nativi allegati. Il committente può mettere i due referti a confronto e discuterne con l’installatore su dati, non su opinioni.

Sull’esempio la seconda campagna fa emergere, sulle 14 tratte, sei eventi che il primo referto non mostrava, due dei quali sopra soglia: la stima è di 3-4 giornate di misura per rifare il collaudo, contro un intervento in emergenza su una tratta già in esercizio e una contestazione da aprire a lavori chiusi. Tracce native e report restano di proprietà del committente, dentro il suo perimetro: on-premise o su cloud dedicato in Italia.

Esempio illustrativo su un caso tipo: le assunzioni si ricalibrano sui vostri dati.

Cosa vi resta in mano.

  • Un report per ogni tratta, con ampiezza di impulso e lunghezza delle bobine dichiarate accanto a ogni valore.
  • Tracce native consegnate insieme al PDF: senza i file di misura nessuno può riverificare nulla, oggi né fra cinque anni.
  • Eventi identificati e correlati alla posizione reale di giunti, permute e ingressi in edificio.
  • Soglie pass/fail scritte insieme all’impulso a cui si applicano: un giunto a 0,1 dB con 1 µs e lo stesso giunto con 30 ns non sono la stessa affermazione.
  • Verbali utilizzabili in contraddittorio con fornitori e committente. Per una prova operativa si parte da una singola tratta o da una singola sala.

Chi ha questo problema.

  • Committenti che devono accettare, o contestare, un collaudo consegnato da altri.
  • Uffici tecnici che scrivono le clausole di collaudo di un bando e devono sapere quali soglie pretendere.
  • Operatori e imprese di rete che consegnano tratte nuove e vogliono chiuderle senza rilavorazioni.
  • Chi ha una tratta in esercizio con perdite anomale e deve capire se il problema è un giunto, un connettore o una curva.

Due modalità di intervento.

A progetto, dal sopralluogo alla consegna

Sopralluogo e preventivo gratuiti, esecuzione con squadre nostre e senza subappalto, collaudo e documentazione consegnati insieme al lavoro. Da Modena e dall’Emilia-Romagna, con interventi nazionali su progetto.

Reperibilità 24/7 per guasti e ripristini

Danno localizzato con OTDR prima di scavare, giunzione in campo in finestre concordate anche notturne, tratta ricertificata prima di riaprire il servizio.

In entrambi i casi misure, tracce native e as-built restano vostri: on-premise nel vostro ambiente oppure su cloud dedicato in Italia, in data center presidiati.

Domande frequenti

Le domande che ci fanno più spesso.

  • Che differenza c’è fra collaudo tier 1 e tier 2, e quale devo chiedere in capitolato?

    Il tier 1 misura la perdita di inserzione dell’intera tratta con sorgente e misuratore di potenza: dice se il collegamento sta dentro il budget ottico, non dove si perde. Il tier 2 aggiunge la traccia OTDR, cioè l’analisi evento per evento lungo il percorso. Su una tratta nuova servono entrambi: l’OTDR caratterizza, la misura di potenza certifica la perdita totale.

  • Che ampiezza di impulso e che bobina di lancio devo pretendere per non perdere eventi vicini?

    L’impulso va dichiarato per ogni traccia: in fibra 100 ns occupano una decina di metri, quindi due connettori a tre metri l’uno dall’altro diventano un evento solo. Servono almeno due acquisizioni, impulso corto sulle permutazioni e impulso lungo sulla tratta. La ITU-T G.650.3 chiede bobine di lancio e di coda tipicamente da 1 a 2 km, dichiarate in lunghezza.

  • Perché i valori di perdita di un giunto cambiano se misuro da un capo o dall’altro?

    L’OTDR deduce la perdita dalla luce retrodiffusa, e due fibre giuntate possono avere coefficienti di retrodiffusione diversi: da un lato lo stesso giunto può apparire come un guadagno, fisicamente impossibile. Il valore vero è la media delle due direzioni, come indica la ITU-T G.650.3. Un report monodirezionale con giunti «a guadagno» è la prova documentale che la media non è stata fatta.

  • Il report che mi ha consegnato l’installatore è attendibile? Come lo verifico prima di accettare il lavoro?

    Si guarda prima cosa manca: ampiezza di impulso, lunghezza delle bobine, seconda lunghezza d’onda, seconda direzione, soglie pass/fail del capitolato e tracce native. Poi bastano tre domande a chi lo consegna: in che direzione avete misurato, con quali soglie, posso avere i file nativi. Se la risposta all’ultima è no, le prime due hanno già una risposta.

  • Posso far riverificare da un terzo un collaudo già accettato?

    Sì, se esistono i file nativi (.sor o equivalente): senza i file di misura nessuno può riverificare nulla, oggi né fra cinque anni. Con le tracce si rimisura a campione con parametri dichiarati e si mettono i due referti a confronto. Ne esce un verbale utilizzabile in contraddittorio, su dati e non su opinioni.

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Il primo passo

Un sopralluogo. Poi i numeri.

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