Note operative Tecnica

G.652 o G.657: quale fibra in capitolato per le curve strette?

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Bretelle in fibra ottica curvate strettamente all’ingresso di un pannello di permuta ad alta densità
Ogni bretella di questa foto rispetta un raggio di curvatura preciso: la categoria della fibra decide quale.

Un tecnico chiude l’ultimo giunto di permuta in un armadio stretto: per entrare nella cassetta, la bretella deve fare una curva più stretta di quanto il progetto prevedesse. Il collaudo del giorno dopo segna una perdita che nessuno aveva messo in conto — non un giunto mal fatto, non un connettore sporco: è la fibra che ha piegato oltre quanto la sua categoria permette. Succede ogni volta che un capitolato scrive «fibra conforme a G.652.D» e si ferma lì, mentre il posatore la infila in uno spazio pensato per tutt’altra fibra.

Cos’è il raggio di curvatura, in una riga.

Ogni fibra ottica ha un raggio minimo di curvatura: il valore sotto il quale la luce comincia a uscire dal nucleo invece di restarci intrappolata per riflessione totale. L’effetto si chiama macrocurvatura (macrobending) ed è una perdita continua, non un evento puntuale: più la curva è stretta, più cresce, e sotto una certa soglia cresce in modo quasi verticale. Una fibra progettata per un raggio di 30 mm installata a 10 mm non «funziona un po’ peggio»: può perdere diversi dB in una sola ansa, abbastanza da far bocciare un intero collegamento che a tavolino sembrava perfetto.

G.652 e G.657: stessa fibra di vetro, tolleranza diversa alla curva.

La fibra monomodale standard, ITU-T G.652.D, è quella con cui si costruiscono dorsali e tratte lunghe: eccellente in rettilineo, ma storicamente caratterizzata solo per raggi di curvatura relativamente ampi, attorno ai 30 mm. Da lì è nata una famiglia dedicata proprio ai punti dove la curva è inevitabile: la raccomandazione ITU-T G.657, «Characteristics of a bending-loss insensitive single-mode optical fibre», con quattro sottocategorie e altrettanti raggi minimi di progetto:

  • G.657.A1 — 10 mm, pienamente conforme a G.652.D: si mescola in giunzione con la fibra standard senza alcuna cautela.
  • G.657.A2 — 7,5 mm, ancora pienamente conforme a G.652.D.
  • G.657.B2 — 7,5 mm come la A2, ma solo «compatibile» con G.652.D: piccole differenze di dispersione cromatica e PMD che di norma non creano problemi, ma non garantiscono l’intercambiabilità formale su una tratta mista.
  • G.657.B3 — 5 mm, pensata per gli ultimi metri dentro l’edificio: permute dense, ingressi in appartamento, interconnessioni in un rack di data center.

La differenza tra categoria A e categoria B non è quindi solo il raggio: è dove si può usare senza pensarci. Le A sono pensate per l’intera rete di accesso; le B per gli ultimi metri, in ambienti «ricchi di curve», come recita la stessa raccomandazione.

Stessi 10 mm di curva, tre perdite molto diverse.

Qui si vede perché la sola sigla «G.657» scritta in capitolato, senza sottocategoria, non basta. Con lo stesso raggio di 10 mm e un solo giro, i limiti di perdita per macrocurvatura dichiarati dai produttori — coerenti con le prove previste dalla norma IEC 60793-2-50 — sono:

  • G.657.A1: fino a 0,75 dB a 1550 nm (1,5 dB a 1625 nm).
  • G.657.A2: fino a 0,1 dB a 1550 nm (0,2 dB a 1625 nm).
  • G.657.B3: fino a 0,03 dB a 1550 nm (0,1 dB a 1625 nm) — un raggio che per questa categoria è largo.

Venticinque volte di differenza tra la prima e l’ultima, sulla stessa identica curva fisica. Scendendo a 7,5 mm la forbice si allarga ancora: una A2 può arrivare a 0,5 dB, una B3 resta sotto 0,08 dB. A 5 mm — il raggio tipico di un vano cassetto stretto — solo la B3 ha un limite garantito: 0,15 dB a 1550 nm, 0,45 dB a 1625 nm. Una A1, o una G.652.D, piegate a quel raggio non hanno semplicemente un limite dichiarato: nessuno ha mai promesso che reggano.

Non tutte le «G.652.D» del capitolato sono uguali.

Le fibre G.652.D di ultima generazione, vendute come «a bassa perdita», spesso superano già in fabbrica le prestazioni della vecchia G.657.A1, pur restando pienamente conformi a G.652.D. Un capitolato che scriva solo «conforme a G.652.D», senza un requisito di macrocurvatura, può ricevere tanto una fibra così quanto uno stock più datato, mai caratterizzato sotto i 30 mm: la sigla, da sola, non garantisce nulla a raggio stretto. Va accompagnata da un valore di perdita massima dichiarato dal produttore, al raggio realmente previsto in posa.

Il quinto termine del budget ottico.

Abbiamo calcolato qui il budget ottico di una tratta sommando attenuazione di cavo, giunti, connettori e splitter. C’è una quinta voce che quel calcolo non elenca perché di norma vale zero: la perdita da curvatura, reale ogni volta che il progetto prevede un raggio più stretto di quello garantito dalla fibra scelta — un armadio compatto, un passacavo obbligato, una cassetta a parete con poco fondo. Ignorarla non la fa sparire: la sposta al giorno del collaudo, dove una traccia OTDR la mostra come un evento di perdita indistinguibile, a un primo sguardo, da un giunto scadente. È lo stesso principio fisico dietro il bending controllato usato per intercettare una fibra, circa 1 dB: lì la curva è voluta, qui è un errore di posa — ma il fenomeno fisico che la genera non distingue le due intenzioni.

Checklist: cosa scrivere in capitolato.

  • Specificate sempre la sottocategoria (A1, A2, B2, B3), mai solo «G.657» o solo «G.652.D».
  • Nei rack, nelle permute dense e negli ultimi metri in edificio richiedete G.657.B3 o almeno A2.
  • Sulle dorsali lunghe, dove il raggio non è un problema, G.652.D o G.657.A1 restano la scelta più economica e pienamente intercambiabile in giunzione.
  • Fate dichiarare dal fornitore il limite di perdita per macrocurvatura al raggio minimo realmente previsto in posa, non solo la sigla della categoria.
  • In una tratta mista con segmenti G.652.D esistenti, preferite A1/A2 a B2/B3 dove serve piena conformità dichiarata, non solo compatibilità.
  • Aggiungete la perdita da curvatura al budget ottico di progetto ogni volta che un tratto della posa prevede un raggio sotto i 15 mm.

Il punto.

La fibra giusta per la curva giusta costa, quasi sempre, la stessa cifra della fibra sbagliata: la differenza è nella sigla scritta in capitolato, non nel prezzo al metro. È una delle prime cose che verifichiamo quando progettiamo una posa: dove il percorso obbliga a una curva stretta — un rack di data center, un ingresso di condominio, una permuta compatta — la categoria di fibra si sceglie prima di ordinare il cavo, non dopo il primo collaudo bocciato.

Avete un progetto con vani stretti o permute dense e non sapete quale categoria di fibra specificare? Parlatene con un tecnico: la verifica dei raggi di curvatura è parte di ogni sopralluogo, gratuito.

Fonti