Note operative Normativa

Eca, Cca, B2ca: cosa dice il CPR e cosa scrivere in capitolato

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Fasci di cavi di rete raggruppati ed etichettati in un armadio di permuta
Ogni fascio di questa foto porta una sigla di reazione al fuoco: pochi capitolati la scrivono per intero.

«Cavo non propagante l’incendio, a norma» è la riga che compare ancora in molti capitolati di posa in edificio. Dal 2017 quella riga non identifica più nulla di legalmente vincolante: la reazione al fuoco dei cavi è definita da un regolamento europeo, con sette classi precise e sigle complete che vanno scritte per intero, non riassunte in un aggettivo. Chi scrive o controlla un capitolato — per un edificio pubblico, un condominio o una sala CED — deve conoscere quelle sigle: decidono cosa si può installare, e chi risponde se qualcosa va storto.

Il quadro legale, in tre atti.

Il Regolamento (UE) n. 305/2011 — il CPR, Construction Products Regulation — fissa le condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione in tutta l’Unione, cavi compresi: cavi di energia, di comando e di comunicazione, in rame o in fibra ottica, destinati a essere incorporati in modo permanente in edifici e opere di ingegneria civile.

Il Regolamento delegato (UE) 2016/364 della Commissione definisce il sistema di classificazione: le sette classi di reazione al fuoco e le sottoclassi per fumo, gocce e acidità, sulla base dei criteri della norma EN 13501-6. La norma armonizzata EN 50575 (recepita in Italia come CEI EN 50575) traduce tutto questo in obbligo pratico: dal 1° luglio 2017 ogni cavo per queste applicazioni deve avere marcatura CE e una Dichiarazione di Prestazione (DoP) del fabbricante, con la classe dichiarata in etichetta. Essendo un regolamento e non una direttiva, si applica direttamente in tutti gli Stati membri senza decreto italiano di recepimento: le regole di prevenzione incendi nazionali si limitano a stabilire quale classe minima serve per quale destinazione d’uso.

Le sette classi, con i numeri veri.

Le classi vanno da Aca (la migliore) a Fca (nessuna prestazione), tutte con il pedice «ca» (cable). Se la domanda che vi ponete è quale classe serve nel vostro caso e chi la stabilisce, quello è un altro discorso e lo abbiamo affrontato a parte: B2ca, Cca, Dca, Eca: quale classe serve davvero. Qui ci sono i numeri:

  • Aca — non combustibilità, valutata con EN ISO 1716: nella pratica di mercato quasi nessun cavo isolato in polimero la raggiunge, resta una classe più teorica che diffusa.
  • B1ca — THR1200s ≤ 10 MJ, FIGRA ≤ 120 W/s: anch’essa rara sui cavi comuni.
  • B2ca — THR1200s ≤ 15 MJ, FIGRA ≤ 150 W/s, propagazione di fiamma (FS) ≤ 1,5 m: la classe che compare nei percorsi verticali critici.
  • Cca — THR1200s ≤ 30 MJ, FIGRA ≤ 300 W/s, FS ≤ 2 m: lo standard più diffuso per dorsali e cablaggio strutturato in edifici pubblici e data center.
  • Dca — THR1200s ≤ 70 MJ, FIGRA ≤ 1.300 W/s.
  • Eca — nessuna misura di calore rilasciato: solo la prova di propagazione verticale della fiamma su cavo singolo, EN 60332-1-2, superata o no. È la soglia minima ammessa in posa fissa in edificio.
  • Fca — prestazione non determinata: il cavo non supera nemmeno la prova Eca.

Le classi da B1ca a Dca si misurano con il test su fascio verticale della EN 50399 (il cosiddetto FIPEC); per Eca basta il test su cavo singolo. È un salto di rigore netto tra le due soglie, ed è la prima cosa da controllare quando in capitolato compare solo «Eca»: potrebbe essere una scelta consapevole sulle tratte secondarie, o un default che nessuno ha discusso.

Fumo, gocce, acidità: le lettere che quasi nessuno scrive.

La sigla completa non finisce alla lettera principale. Tre famiglie di sottoclassi la completano:

  • Fumo (EN 61034-2): s1a — TSP1200s ≤ 50 m², picco di produzione fumo ≤ 0,25 m²/s, trasmittanza ≥ 80%; s1b — stessi valori di fumo, trasmittanza 60-80%; s2 — TSP1200s ≤ 400 m², picco ≤ 1,5 m²/s; s3 — nessun requisito.
  • Gocce e particelle infiammate: d1 — nessuna goccia o particella che resti infiammata oltre 10 secondi entro i 1.200 secondi di prova; d2 — non soddisfa d1.
  • Acidità dei gas (EN 60754-2): a1 — conduttività < 2,5 µS/mm e pH > 4,3; a2 — conduttività < 10 µS/mm e pH > 4,3; a3 — nessun requisito.

Una classe scritta bene si legge per intero: Cca-s1b,d1,a1, non «cavo classe Cca». Ed è qui che nasce l’equivoco più comune del settore: «senza alogeni» (LSZH) descrive una composizione — bassa emissione di alogeni e fumi — non è automaticamente una classe CPR. Un cavo LSZH può benissimo essere certificato solo Eca-s3,d2,a3, se non è mai stato provato secondo la EN 50399. La sigla va verificata sulla DoP, non dedotta dal nome commerciale.

Chi controlla cosa: i tre sistemi di verifica.

Il regolamento assegna un livello di sorveglianza diverso a seconda della classe:

  • Sistema 1+ (Aca-Cca): il più severo. Un organismo notificato esegue la prova iniziale di tipo e sorveglia in modo continuo il controllo di produzione in fabbrica.
  • Sistema 3 (Dca-Eca): prova iniziale di tipo eseguita da un laboratorio notificato, ma nessuna sorveglianza continua: la costanza nel tempo resta responsabilità del fabbricante.
  • Sistema 4 (Fca): autodichiarazione, nessun ente terzo coinvolto.

È un motivo pratico in più, oltre alla prestazione al fuoco, per preferire una classe Cca a una Eca ovunque il capitolato lo consenta: dietro la sigla c’è anche un livello diverso di controllo indipendente.

Gli errori che troviamo nei capitolati.

  • Citare ancora la vecchia CEI 20-22 («non propagante l’incendio») come se fosse l’unico riferimento: è la norma di prova precedente al quadro CPR, di fatto superata dal 2017.
  • Scrivere solo «Cca» o solo «LSZH», senza le sottoclassi di fumo, gocce e acidità: la sigla incompleta non impegna il fornitore a nulla di preciso.
  • Non richiedere la Dichiarazione di Prestazione né controllare la marcatura CE sulla guaina in fase di collaudo e consegna.
  • Applicare la stessa classe a tutta la rete, senza distinguere colonne montanti e vie di fuga — dove serve una classe più alta — dalle tratte secondarie non critiche.

Cosa scrivere in capitolato.

  1. La sigla completa della classe richiesta (es. Cca-s1b,d1,a1), mai la sola lettera principale.
  2. Classe differenziata per funzione: B2ca o Cca su colonne montanti, locali affollati e vie di fuga; Eca ammesso solo sulle tratte secondarie, verificando comunque le regole tecniche di prevenzione incendi applicabili all’edificio.
  3. Obbligo esplicito di marcatura CE sulla guaina e di Dichiarazione di Prestazione allegata alla documentazione di collaudo.
  4. Nessuna equivalenza automatica tra «senza alogeni»/LSZH e una classe CPR: se serve una classe, va scritta la sigla, non solo la composizione.
  5. Nei data center, coerenza tra la classe di reazione al fuoco scelta e la classe di disponibilità del cablaggio già definita dalla EN 50600: la resistenza al fuoco integra la ridondanza dei percorsi, non la sostituisce.
  6. Verifica a campione, al collaudo, che la sigla stampata sul cavo posato corrisponda a capitolato e DoP.

Il punto.

Come per la giunzione, la qualità si scrive prima di ordinare il cavo: una sigla completa costa una riga in più, un cavo con la classe sbagliata in colonna montante costa una ristrutturazione. È una delle verifiche che facciamo in ogni progetto di posa, parte dello stesso approccio che parte sempre dai numeri scritti, mai dalle formule di rito.

Dovete scrivere o verificare la classe di reazione al fuoco dei cavi in un capitolato? Parlatene con un tecnico: la lettura di una DoP richiede pochi minuti, un errore di classe si scopre quasi sempre troppo tardi.

Fonti