Note operative Tecnica

Passaggi dei cavi nelle pareti tagliafuoco: cosa dice la ITU-T L.32

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Fasci di cavi che attraversano aperture circolari in una paratia metallica, con passerelle, tubazioni e scatole di derivazione, fotografia in bianco e nero
Ogni foro attraversato da un fascio di cavi è un punto in cui la compartimentazione può interrompersi, se nessuno lo sigilla e lo tiene tracciato.

Un capitolato che specifica B2ca su ogni colonna montante ha fatto metà del lavoro. La classe di reazione al fuoco del cavo l’abbiamo già trattata: cosa dice il CPR e quale classe serve davvero. Ma un cavo con la sigla giusta, infilato in un’apertura sigillata male, vanifica quello che quella sigla doveva garantire: in un incendio fuoco e fumo passano dove il cavo passa, non attraverso il cavo. La classe è del cavo, la tenuta è del foro: due acquisti diversi, e il capitolato ne specifica quasi sempre uno solo.

Che cosa dice la Raccomandazione L.32

La Raccomandazione ITU-T L.32 (10/98), Protection devices for through-cable penetrations of fire-sector partitions, è del 1998 ed è tuttora in vigore, verificato oggi sul sito ITU. Non è una norma cogente in Italia: è una raccomandazione tecnica internazionale che un capitolato può richiamare per nome e un collaudo verificare voce per voce.

Parte dalla L.22, che introduce il settore antincendio: l’edificio diviso in comparti che devono restare separati durante un incendio. La prima frase: «The elements of the structure which form the boundaries of a fire sector should have fire resistance in spite of through-cable penetration positions» — gli elementi che delimitano un settore antincendio devono avere resistenza al fuoco nonostante i punti di attraversamento dei cavi: il foro fa parte della parete, ai fini della tenuta, quanto il cemento intorno. La seconda fissa il momento che conta: «The fire resistance of the boundaries should be such as to ensure that the propagation of smoke and fire between fire sectors is avoided before the extinction system is activated» — la resistenza dei confini deve evitare la propagazione di fumo e fuoco tra settori prima che si attivi l’impianto di estinzione: la compartimentazione è la finestra di tempo in cui l’estinzione può ancora funzionare.

E c’è la frase che dà la misura del problema: «In view of the large number of through-cable penetrations in the fire-sector boundaries of a telecommunication building, which diminish the effectiveness of the fire-extinction system, an appropriate strategy would consist in adopting passive smoke- and fire-control measures» — visto il grande numero di attraversamenti nei confini dei settori antincendio di un edificio di telecomunicazioni, che ne diminuiscono l’efficacia, la strategia giusta è adottare misure passive: sigillare i punti di attraversamento con materiali tagliafuoco, o usare sistemi di cable management.

I due tempi: 60 minuti, 120 nei locali a rischio più alto

La Sezione 2 elenca cinque raccomandazioni: la prima chiede barriere tagliafuoco «to prevent the spread of fire and smoke through openings in fire-sector boundaries»; la terza fissa i numeri che contano in capitolato — separazione minima almeno 60 minuti fra settori, almeno 120 minuti fra settori a rischio più alto, con l’esempio di locali trasformatori, sale raddrizzatori, quadri di potenza — verificabile «by the method given in standard ASTM E814 or by other nationally authorized methods»: con ASTM E814 o altri metodi nazionalmente autorizzati, lasciando aperto il metodo, non il requisito.

Sono soglie per attraversamento, non generiche da scrivere una volta e dimenticare: dipendono da quali due settori quel punto separa. Un capitolato che scrive «sigillatura a 60 minuti ovunque» senza distinguere i locali a rischio più alto — gli stessi che, in un data center, definiscono anche la classe di disponibilità di cui abbiamo scritto parlando della sala dati — sotto-specifica i punti che contano di più.

Le nove condizioni del sigillante: riapribilità e certificati

Il quarto punto elenca nove condizioni, dalla a) alla i), per materiali tagliafuoco e cable management: impediscono il passaggio di fumo, fiamme e calore per il tempo minimo richiesto; sigillano rapidamente qualunque forma abbia l’apertura; non alterano l’ambiente né la salute in posa; resistono all’invecchiamento, sono inerti verso i cavi e anti-igroscopici.

Due condizioni contano più delle altre sette insieme. La lettera b): «they facilitate the installation of new or replacement cables while maintaining the original safety conditions» — il sistema deve facilitare l’installazione di cavi nuovi o sostitutivi mantenendo le condizioni di sicurezza originarie. Nessun capitolato la scrive per esteso, ed è la condizione che decide se la compartimentazione sopravvive al primo intervento di manutenzione. La lettera i): «they have approval certificates from authorized laboratories guaranteeing conformity with the prescribed ratings in respect of correct values: “F” — nominal value for flame transfer to the unexposed environment; “T” — nominal value for heat transfer to the unexposed environment» — certificati di laboratori autorizzati sui valori nominali F (trasferimento di fiamma verso l’ambiente non esposto) e T (trasferimento di calore). Senza quel certificato, nessuno ha verificato la prestazione dichiarata.

Il quinto punto chiede materiale intumescente: «When heated, they expand, thereby forming a thick coating which provides isolation from the fire… To obtain a perfect seal, the expansion should be restricted to filling gaps» — riscaldato, si espande formando uno strato isolante; per una tenuta perfetta, l’espansione deve restare confinata a riempire gli spazi vuoti.

L’Appendice I scende nel concreto: cavi in aperture o cavedi di solaio, passerelle portacavi, tubi fino a 25 mm di diametro e oltre, pareti di settore dentro una galleria cavi. Il sigillante si dimensiona sulla geometria dell’apertura, non su una specifica generica.

Come lo verifichiamo noi

Sapere che il foro conta quanto il cavo non dice se i vostri attraversamenti tengono. Nei capitolati che scriviamo e verifichiamo la tenuta del passaggio diventa una riga a sé: classe del sigillante distinta da quella del cavo, valori F e T richiesti, certificato di laboratorio allegato, tempo minimo per ciascun settore attraversato. In accettazione controlliamo ogni attraversamento prima che controsoffitti e cavedi lo rendano inaccessibile, e lasciamo la traccia — posizione, settore, prodotto, certificato, fotografia — che è l’unica cosa che, fra due anni, dirà se quel sigillo è ancora quello collaudato.

Ridurre gli attraversamenti è una scelta di progetto

Il secondo punto è il più facile da ignorare in cantiere perché riguarda il progetto, non la posa: «that the number of through-cable penetration positions be kept to a minimum through the design and management of the cabling network», con cable management nei punti che restano. Ogni foro in più dipende da un intervento umano fatto bene una volta e mantenuto per anni: ridurne il numero — raggruppare gli attraversamenti, dimensionarli per la capacità futura anziché aprirne uno a ogni tratta — si decide disegnando il percorso dei cavi, non sigillando il foro già aperto.

Il registro degli attraversamenti

La lettera b) apre un problema che la raccomandazione non risolve da sola: se il sigillo deve permettere di aggiungere o sostituire cavi mantenendo le condizioni originarie, ogni intervento futuro lo riapre. Senza un registro — dove sono, quale settore separano, quale prodotto li sigilla, con quale certificato F e T, chi li ha riaperti l’ultima volta — nessuno sa più chi ha riaperto cosa. La compartimentazione non si giudica dal collaudo iniziale ma dallo stato dei sigilli oggi, e quello lo dice solo un registro tenuto vivo.

Cosa scrivere in capitolato, cosa verificare in accettazione

In capitolato, oltre a quanto sopra: sistemi riapribili, con l’obbligo scritto che chi aggiunge un cavo ripristina il sigillo nelle condizioni originarie e ne lascia evidenza; e il conteggio e la posizione di ogni attraversamento già in fase di progetto, non a cantiere aperto.

In accettazione: verifica a vista di ogni attraversamento prima della chiusura di controsoffitti e cavedi — dopo, non è più ispezionabile senza demolire — con fotografia e certificato del prodotto; as-built con posizione, settore, tempo richiesto, prodotto, certificato, data dell’ultima riapertura.

Il punto

Il registro degli attraversamenti — dove sono, quale settore separano, quale prodotto li sigilla, chi li ha riaperti l’ultima volta — non serve solo al collaudo: è il dato che serve per progettare una nuova tratta in un edificio già cablato, perché dice in anticipo quali sigilli verranno violati e chi deve ripristinarli. Entra nella stessa mappa unica della rete su cui un’AI fa la diagnosi e la squadra interviene, insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo: on-premise su macchine autonome che non richiedono integrazione profonda nella rete esistente, oppure cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa.

Dovete scrivere o verificare in capitolato la tenuta al fuoco dei passaggi cavo, o non sapete più quali sigilli sono stati riaperti negli ultimi anni? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e il registro si può cominciare dal prossimo attraversamento da ispezionare, non da zero.

Fonti