B2ca, Cca, Dca, Eca: quale classe di cavo serve davvero, e chi lo decide
6 min di lettura
«B2ca o Cca?» è fra le domande più cercate sui cavi, e quasi sempre riceve la risposta sbagliata: un confronto di prestazioni. La differenza fra le sigle è misurabile, ma non basta a scegliere. La classe che serve non dipende dal cavo: dipende da dove passa, da chi ci sta sotto e da quale norma governa l’edificio.
La scala, in una riga.
Sette classi, dalla migliore alla peggiore: Aca, B1ca, B2ca, Cca, Dca, Eca, Fca, tutte con pedice «ca» (cable). A ciascuna si aggiungono tre lettere: s per il fumo, d per le gocce infiammate, a per l’acidità dei gas. Valori di FIGRA e THR, sottoclassi e sistemi di controllo stanno già nell’articolo sulle sigle CPR. Qui serve altro.
Cosa separa davvero Eca, Dca, Cca e B2ca.
Eca sta da un’altra parte. Si prova con la EN 60332-1-2 su un cavo singolo: superato se la zona danneggiata non arriva a 425 mm. Nessuna misura di calore, nessun fascio. Da Dca in su si usa la EN 50399: fascio di cavi su scala verticale, sorgente da 20,5 kW, venti minuti, e si misurano calore e fumo prodotti. Fra Eca e Dca non c’è un gradino di prestazione: c’è un cambio di prova.
Da Dca a Cca cambia la geometria dell’incendio. Il picco di calore rilasciato ammesso scende da 400 kW a 60 kW, e soprattutto compare un limite alla propagazione della fiamma sul fascio (FS ≤ 2 m) che in Dca non esiste: un Dca può bruciare per tutto il provino, purché l’energia totale resti sotto soglia.
Da Cca a B2ca si stringe tutto. Picco da 60 a 30 kW, propagazione da 2 m a 1,5 m. È la differenza che conta dove i cavi corrono in verticale e in quantità: montanti, cavedi, vani tecnici che attraversano più piani.
In cantiere la domanda utile non è quale classe sia migliore, ma quanti cavi corrono insieme in quel punto e chi ci passa sotto mentre bruciano.
Chi decide: tre livelli, e il secondo è quello che si salta.
Il CPR classifica, non prescrive. Il regolamento (UE) 305/2011, articolo 27, dà alla Commissione il potere di stabilire le classi — fatto con il regolamento delegato (UE) 2016/364, che è solo un sistema di classificazione — e al comma 6 stabilisce che gli Stati membri possono determinare i livelli o le classi da rispettare soltanto in base a quei sistemi. L’Europa fornisce il metro; la soglia la fissa lo Stato. L’allegato I chiede alle opere che «la generazione e la propagazione del fuoco e del fumo al loro interno siano limitate»: un obiettivo, non un numero.
Da qui l’errore più costoso: un capitolato che scrive «cavo conforme al CPR» non ha prescritto nulla. Sono conformi al CPR anche i cavi Fca.
In Italia la soglia sta nel Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, allegato 1 sostituito integralmente dal DM 18 ottobre 2019), capitolo S.1 «Reazione al fuoco». La catena è: profilo di rischio dell’ambito → livello di prestazione da I a IV → gruppo di materiali GM → classe. Per i cavi la tabella S.1-8 è esplicita:
- livello IV → gruppo GM1 → B2ca-s1,d0,a1
- livello III → gruppo GM2 → Cca-s1,d0,a2
- livello II → gruppo GM3 → Eca
Il livello dipende dagli occupanti, non dall’impianto: le vie d’esodo dei compartimenti dove gli occupanti ricevono cure mediche (profilo Rvita D1 o D2, degenza e terapia intensiva) stanno al livello IV; quelle con profilo B1 al livello II. Fra un corridoio di reparto e uno di uffici ci sono due classi di distanza, e non è il cavo a saperlo.
Il terzo livello è il capitolato, che può alzare l’asticella: il Codice prevede il livello IV anche «su specifica richiesta del committente, previsti da capitolati tecnici di progetto». Legittimo, ma va scritto come scelta, non come obbligo di legge.
E la fibra ottica?
La fibra non porta corrente; la guaina brucia comunque. La norma armonizzata EN 50575 — quella che impone marcatura CE e Dichiarazione di Prestazione — copre power, control and communication cables ed elenca esplicitamente gli optical fibre cables; la sua definizione di «electric cable» comprende cavi ottici e ibridi. Nella tabella S.1-8 la riga è «cavi per energia, controllo e comunicazioni»: la classe segue la funzione e il luogo, non il conduttore. Un cavo ottico in una via d’esodo di degenza vuole B2ca-s1,d0,a1 come un cavo di energia.
Quello che cambia sta nelle note della stessa tabella. La prestazione è richiesta solo quando i cavi non sono incassati in materiali incombustibili; e il d0 può scendere a d1 quando la posa impedisce fisicamente il gocciolamento (a pavimento, in canalizzazioni non forate, su controsoffitti non forati). Fra montante in cavedio, canalina in controsoffitto e tratto annegato nel getto la classe richiesta può non essere la stessa. Per il tratto esterno — cavidotto interrato, tratta aerea — chiedete al progettista antincendio dove finisce l’opera esterna e dove comincia il compartimento: il requisito cambia lì, non a metà bobina.
Un confine da non superare: la EN 50575 esclude i cavi che devono garantire la continuità di alimentazione o di segnale degli impianti di sicurezza. Quella è resistenza al fuoco, un’altra famiglia di prodotti. Non si chiede «B2ca» a un cavo che deve continuare a funzionare mentre brucia.
Come si verifica che la classe ci sia davvero.
La classe la dichiara il fabbricante nella DoP e la stampa sulla guaina. In cantiere si verifica la coerenza — sigla sul cavo = DoP = capitolato — non la prestazione. Chiedete la DoP dell’esatto codice articolo, non della famiglia: va conservata dieci anni dall’immissione sul mercato, quindi esiste. Sul livello di controllo indipendente dietro a ogni classe rimandiamo di nuovo all’altro articolo: non è uguale per tutte.
Nota per il 2026: dall’8 gennaio si applica il nuovo regolamento (UE) 2024/3110, che abroga il 305/2011. Per i cavi non cambia nulla adesso: l’articolo 94 mantiene in vigore gli articoli 4-9, 27 e 28 del vecchio CPR fino all’8 gennaio 2040 per i prodotti coperti dalle norme armonizzate già pubblicate, e la EN 50575 è una di quelle.
Cinque domande prima di scegliere la classe.
- Qual è il livello di prestazione S.1 attribuito a ogni ambito che il cavo attraversa? Chiedetelo prima di scrivere la sigla.
- Il percorso attraversa ambiti con livelli diversi? Allora le classi sono più di una.
- La posa esclude il requisito o consente d1 al posto di d0? Cambia il prezzo senza cambiare la sicurezza.
- Vi serve reazione al fuoco o continuità di servizio? Due famiglie diverse: la seconda non si compra con una classe CPR.
- La classe che chiedete esiste nel tipo di cavo ottico scelto? Verificatelo sulla DoP prima del capitolato, non all’ordine.
Scegliere la classe è un atto di progetto, non di acquisto: è parte del lavoro che facciamo quando rivediamo un capitolato.
Dovete decidere quale classe mettere su una dorsale ottica, o accettare una fornitura già arrivata in cantiere? Parlatene con un tecnico: la classe giusta si sceglie in mezz’ora, quella sbagliata si scopre al collaudo.