Note operative Normativa

B2ca, Cca, Dca, Eca: quale classe di cavo serve davvero, e chi lo decide

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Pulsante di allarme antincendio su una parete di cemento, con la tubazione dell’impianto che scende dall’alto
La classe di un cavo non la decide il cavo: la decide la strategia antincendio dell’edificio in cui entra.

«B2ca o Cca?» è fra le domande più cercate sui cavi, e quasi sempre riceve la risposta sbagliata: un confronto di prestazioni. La differenza fra le sigle è misurabile, ma non basta a scegliere. La classe che serve non dipende dal cavo: dipende da dove passa, da chi ci sta sotto e da quale norma governa l’edificio.

La scala, in una riga.

Sette classi, dalla migliore alla peggiore: Aca, B1ca, B2ca, Cca, Dca, Eca, Fca, tutte con pedice «ca» (cable). A ciascuna si aggiungono tre lettere: s per il fumo, d per le gocce infiammate, a per l’acidità dei gas. Valori di FIGRA e THR, sottoclassi e sistemi di controllo stanno già nell’articolo sulle sigle CPR. Qui serve altro.

Cosa separa davvero Eca, Dca, Cca e B2ca.

Eca sta da un’altra parte. Si prova con la EN 60332-1-2 su un cavo singolo: superato se la zona danneggiata non arriva a 425 mm. Nessuna misura di calore, nessun fascio. Da Dca in su si usa la EN 50399: fascio di cavi su scala verticale, sorgente da 20,5 kW, venti minuti, e si misurano calore e fumo prodotti. Fra Eca e Dca non c’è un gradino di prestazione: c’è un cambio di prova.

Da Dca a Cca cambia la geometria dell’incendio. Il picco di calore rilasciato ammesso scende da 400 kW a 60 kW, e soprattutto compare un limite alla propagazione della fiamma sul fascio (FS ≤ 2 m) che in Dca non esiste: un Dca può bruciare per tutto il provino, purché l’energia totale resti sotto soglia.

Da Cca a B2ca si stringe tutto. Picco da 60 a 30 kW, propagazione da 2 m a 1,5 m. È la differenza che conta dove i cavi corrono in verticale e in quantità: montanti, cavedi, vani tecnici che attraversano più piani.

In cantiere la domanda utile non è quale classe sia migliore, ma quanti cavi corrono insieme in quel punto e chi ci passa sotto mentre bruciano.

Chi decide: tre livelli, e il secondo è quello che si salta.

Il CPR classifica, non prescrive. Il regolamento (UE) 305/2011, articolo 27, dà alla Commissione il potere di stabilire le classi — fatto con il regolamento delegato (UE) 2016/364, che è solo un sistema di classificazione — e al comma 6 stabilisce che gli Stati membri possono determinare i livelli o le classi da rispettare soltanto in base a quei sistemi. L’Europa fornisce il metro; la soglia la fissa lo Stato. L’allegato I chiede alle opere che «la generazione e la propagazione del fuoco e del fumo al loro interno siano limitate»: un obiettivo, non un numero.

Da qui l’errore più costoso: un capitolato che scrive «cavo conforme al CPR» non ha prescritto nulla. Sono conformi al CPR anche i cavi Fca.

In Italia la soglia sta nel Codice di prevenzione incendi (DM 3 agosto 2015, allegato 1 sostituito integralmente dal DM 18 ottobre 2019), capitolo S.1 «Reazione al fuoco». La catena è: profilo di rischio dell’ambito → livello di prestazione da I a IV → gruppo di materiali GM → classe. Per i cavi la tabella S.1-8 è esplicita:

  • livello IV → gruppo GM1 → B2ca-s1,d0,a1
  • livello III → gruppo GM2 → Cca-s1,d0,a2
  • livello II → gruppo GM3 → Eca

Il livello dipende dagli occupanti, non dall’impianto: le vie d’esodo dei compartimenti dove gli occupanti ricevono cure mediche (profilo Rvita D1 o D2, degenza e terapia intensiva) stanno al livello IV; quelle con profilo B1 al livello II. Fra un corridoio di reparto e uno di uffici ci sono due classi di distanza, e non è il cavo a saperlo.

Il terzo livello è il capitolato, che può alzare l’asticella: il Codice prevede il livello IV anche «su specifica richiesta del committente, previsti da capitolati tecnici di progetto». Legittimo, ma va scritto come scelta, non come obbligo di legge.

E la fibra ottica?

La fibra non porta corrente; la guaina brucia comunque. La norma armonizzata EN 50575 — quella che impone marcatura CE e Dichiarazione di Prestazione — copre power, control and communication cables ed elenca esplicitamente gli optical fibre cables; la sua definizione di «electric cable» comprende cavi ottici e ibridi. Nella tabella S.1-8 la riga è «cavi per energia, controllo e comunicazioni»: la classe segue la funzione e il luogo, non il conduttore. Un cavo ottico in una via d’esodo di degenza vuole B2ca-s1,d0,a1 come un cavo di energia.

Quello che cambia sta nelle note della stessa tabella. La prestazione è richiesta solo quando i cavi non sono incassati in materiali incombustibili; e il d0 può scendere a d1 quando la posa impedisce fisicamente il gocciolamento (a pavimento, in canalizzazioni non forate, su controsoffitti non forati). Fra montante in cavedio, canalina in controsoffitto e tratto annegato nel getto la classe richiesta può non essere la stessa. Per il tratto esterno — cavidotto interrato, tratta aerea — chiedete al progettista antincendio dove finisce l’opera esterna e dove comincia il compartimento: il requisito cambia lì, non a metà bobina.

Un confine da non superare: la EN 50575 esclude i cavi che devono garantire la continuità di alimentazione o di segnale degli impianti di sicurezza. Quella è resistenza al fuoco, un’altra famiglia di prodotti. Non si chiede «B2ca» a un cavo che deve continuare a funzionare mentre brucia.

Come si verifica che la classe ci sia davvero.

La classe la dichiara il fabbricante nella DoP e la stampa sulla guaina. In cantiere si verifica la coerenza — sigla sul cavo = DoP = capitolato — non la prestazione. Chiedete la DoP dell’esatto codice articolo, non della famiglia: va conservata dieci anni dall’immissione sul mercato, quindi esiste. Sul livello di controllo indipendente dietro a ogni classe rimandiamo di nuovo all’altro articolo: non è uguale per tutte.

Nota per il 2026: dall’8 gennaio si applica il nuovo regolamento (UE) 2024/3110, che abroga il 305/2011. Per i cavi non cambia nulla adesso: l’articolo 94 mantiene in vigore gli articoli 4-9, 27 e 28 del vecchio CPR fino all’8 gennaio 2040 per i prodotti coperti dalle norme armonizzate già pubblicate, e la EN 50575 è una di quelle.

Cinque domande prima di scegliere la classe.

  1. Qual è il livello di prestazione S.1 attribuito a ogni ambito che il cavo attraversa? Chiedetelo prima di scrivere la sigla.
  2. Il percorso attraversa ambiti con livelli diversi? Allora le classi sono più di una.
  3. La posa esclude il requisito o consente d1 al posto di d0? Cambia il prezzo senza cambiare la sicurezza.
  4. Vi serve reazione al fuoco o continuità di servizio? Due famiglie diverse: la seconda non si compra con una classe CPR.
  5. La classe che chiedete esiste nel tipo di cavo ottico scelto? Verificatelo sulla DoP prima del capitolato, non all’ordine.

Scegliere la classe è un atto di progetto, non di acquisto: è parte del lavoro che facciamo quando rivediamo un capitolato.

Dovete decidere quale classe mettere su una dorsale ottica, o accettare una fornitura già arrivata in cantiere? Parlatene con un tecnico: la classe giusta si sceglie in mezz’ora, quella sbagliata si scopre al collaudo.

Fonti