Cavidotto vuoto: la prova che il capitolato deve pretendere a verbale
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Il compressore è pronto, il microcavo è in bobina, il capocantiere apre il pozzetto per infilare la testa di soffiaggio. Il cavidotto è stato posato sei mesi prima, da un’altra squadra. Nessuno ha mai verificato che cosa ci sia oggi dentro quel tubo. A duecento metri il flusso d’aria si blocca: un residuo di malta, una schiacciatura da un mezzo pesante, un raccordo fuori asse. Rimediare adesso costa un endoscopio, un compressore fermo e una giornata di cantiere persa. Controllarlo prima con un tampone costava cinque minuti, ma nessuno lo ha chiesto per iscritto né messo a verbale.
Provare il cavidotto: una riga di norma, non un metodo.
La ITU-T L.100, Optical fibre cables for duct and tunnel application, edizione 5.0 approvata il 13 gennaio 2024 — la stessa raccomandazione che fissa il tiro massimo del cavo — alla clausola 7.7 dedica al cavidotto vuoto una sola frase: «“Proving” of the duct – assessment that the duct is clear of debris and not crushed – should be performed before any installation» — la prova del cavidotto, cioè la verifica che sia libero da detriti e non schiacciato, deve essere eseguita prima di qualunque installazione. È tutto ciò che la norma di riferimento scrive sull’argomento: nessun metodo, nessun diametro, nessun obbligo di lasciarne traccia. La clausola 7.7.1 aggiunge solo il rapporto di riempimento — diametro interno del tubo contro esterno del cavo — e la presenza di cavi già posati. Un capitolato che scrive cavidotto conforme a ITU-T L.100 non ha chiesto nulla di verificabile: ha ripetuto la riga generica della norma.
Il calibro: l’unica soglia numerica scritta, e vale solo per il microdotto.
Un numero, in tutta la famiglia L, esiste — ma per un caso più stretto. La ITU-T L.108, Optical fibre cable elements for microduct blowing-installation application, edizione 2.0 del 16 marzo 2018, nell’Appendice I descrive, alla clausola I.2 «Microduct inner clearance verification», la prova sul microdotto: un oggetto campione — una sfera d’acciaio o un tratto di 100 mm di microcavo o di micro-unità — viene spinto lungo un tratto orizzontale di 2 metri. La soglia è scritta senza ambiguità: «the outer diameter of the experimental object should not be less than 85% of the nominal inner diameter of the microduct under test» — il diametro esterno dell’oggetto non deve essere inferiore all’85% del diametro interno nominale del microdotto. L’esito atteso è altrettanto netto: «the experimental object should pass through the microduct» — l’oggetto deve attraversare il microdotto. Ma questa soglia sta nell’Appendice I, e la stessa L.108 lo dichiara in apertura: «this appendix does not form an integral part of this Recommendation» — non è parte integrante della raccomandazione: è un collaudo di laboratorio, non una prova di campo su una tratta già posata. E ha le ore contate: sul sito ITU la stessa L.108 registra un’edizione di agosto 2026 con stato «To be published». Per il riempimento in esercizio dello stesso microdotto la soglia informativa è il 60%: due numeri diversi, nella stessa appendice non vincolante, per due momenti diversi della vita del tubo. Per i cavidotti di diametro ordinario — quelli della L.100, non della L.108 — nessun testo ITU-T fissa una percentuale equivalente: la logica dell’85% si può prendere in prestito, il numero no. Va scritto dal capitolato, tratta per tratta o tipologia di cavidotto, non lasciato al posatore.
Nastro segnalatore e quota: dove l’ITU-T tace, la legge italiana no.
Profondità di posa e nastro segnalatore non sono materia ITU-T, ma di scavo stradale: in Italia le scrive il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 1° ottobre 2013 (Gazzetta Ufficiale n. 244 del 17 ottobre 2013, in vigore dal 1° novembre). L’articolo 9, «Metodologia di scavo tradizionale e modalità di ripristino» — non l’articolo 7-8 sul ridotto impatto, già trattato a proposito di minitrincea e microtrincea, che fissa un tetto di 50 cm — fissa invece soglie minime per lo scavo ordinario. Il comma 2: «deve essere garantito un ricoprimento minimo di 100 cm dell’estradosso del tubo di contenimento dell’infrastruttura digitale» sotto la piattaforma stradale. Il comma 3, sotto banchina non pavimentata: ricoprimento minimo di 40 cm, infrastruttura a 25 cm dal limite esterno del piano viabile pavimentato, rinterro compattato «a strati successivi di 20 cm». Il comma 6 aggiunge la segnalazione: «ad una profondità di 30 cm stradale dal piano viabile deve esser posto un apposito nastro segnalatore identificativo della tipologia d’impianto od altro sistema di segnalazione equivalente, lungo l’asse longitudinale dell’infrastruttura digitale». Tre numeri, tre soglie minime, un solo momento in cui si possono ancora misurare: prima che il rinterro copra tutto.
Cosa scrivere in capitolato.
- Prova del calibro o del tampone obbligatoria su ogni tratta, con diametro dell’oggetto di prova dichiarato per iscritto — non lasciato al posatore — ed esito verbalizzato prima di soffiare o tirare qualunque cavo.
- Metodo di verifica dichiarato per libero da detriti e non schiacciato (ITU-T L.100, clausola 7.7): tampone, endoscopio o filo di trazione, non una dichiarazione generica a fine lavori.
- Copertura reale misurata e confrontata con la soglia minima —
100 cmsotto carreggiata,40 cmpiù25 cmdi distanza sotto banchina non pavimentata, DM 1° ottobre 2013, art. 9, commi 2-3, o la soglia di progetto se più severa — prima del rinterro. - Nastro segnalatore posato alla quota dichiarata (
30 cmdal piano viabile per lo scavo tradizionale), con la tipologia d’impianto leggibile, verificato a vista prima di richiudere. - Rapporto di riempimento con i cavi o microdotti già presenti (ITU-T L.100, clausola 7.7.1) misurato tratta per tratta, non stimato a preventivo.
- Verbale firmato per ogni tratta, con data, metri, esito di ciascuna voce sopra: non una dichiarazione di conformità unica a fine lavori.
Come si verifica in accettazione.
L’accettazione di una tratta in cavidotto non comincia dall’attenuazione del cavo già posato: comincia dal verbale della prova sul tubo vuoto, datato prima del soffiaggio o del tiro, non dopo. Si controlla che il diametro dell’oggetto di prova sia quello dichiarato in capitolato, che la copertura misurata rientri nella soglia minima applicabile, che il nastro segnalatore sia stato fotografato prima del rinterro — perché dopo non lo si vede più — e che il rapporto di riempimento con i cavi già presenti sia un numero misurato, non un intervallo di targa. Se una di queste voci manca, la tratta non è collaudabile: è solo richiusa.
Quello che non abbiamo verificato.
Non abbiamo verificato se l’articolo 9 del DM 1° ottobre 2013 abbia subito modifiche successive al testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale: lo riportiamo come letto nella fonte originale. La soglia dell’85% dell’Appendice I.2 della L.108 è un metodo di qualifica del prodotto in laboratorio su un campione di 2 metri: estenderla a un cavidotto ordinario già posato in campo è un’inferenza nostra, non un requisito scritto in nessuna delle due raccomandazioni. Non abbiamo verificato se norme CEI o UNI a pagamento impongano soglie diverse per nastro e profondità fuori sede stradale — il decreto riguarda solo il suolo pubblico stradale, non un’area privata o industriale.
Il punto.
L’ITU-T dice di provare il cavidotto e si ferma lì; il decreto italiano fissa profondità e nastro segnalatore solo per la strada pubblica. Fra i due resta uno spazio che nessuna norma riempie da sola, ed è lo spazio in cui lavoriamo quando scriviamo un capitolato di conformità: il diametro del calibro, il metodo di verifica, la copertura misurata, il nastro fotografato prima del rinterro, tutto a verbale prima che il cavo entri nel tubo — dentro una progettazione di rete ottica che tratta il cavidotto vuoto come un componente da collaudare. Il verbale non resta un foglio per pozzetto: entra nella stessa mappa della rete dove confluiscono as-built e collaudi ottici, e un’AI segnala quale tratta ha la prova completa e quale è stata richiusa senza — per un operatore, un data center, un impianto industriale, un ente pubblico, una struttura sanitaria o un sito della difesa. Dove serve un’AI sui dati della rete, gira nel perimetro del cliente — on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo.
State per accettare un cavidotto posato da altri, o dovete scrivere il capitolato prima che il cantiere apra? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e il tampone si porta prima di ordinare il compressore, non dopo.