Cavo soffiato in microdotto: quanto riempimento lascia margine per soffiare ancora domani?
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Il capitolato dice «riempimento secondo norma», il posatore soffia un microcavo che entra a fatica nel microdotto da 10 mm, e il collaudo passa: attenuazione in soglia, nessun evento OTDR fuori maschera. Sei mesi dopo arriva la richiesta di aggiungere un secondo microcavo nello stesso microdotto — un nuovo cliente, una porta in più sullo splitter — e il compressore non lo spinge oltre pochi metri. Nessuno ha rotto niente: il primo cavo aveva già preso tutto lo spazio che la fisica del soffiaggio concede. La domanda che decide se quella tratta si potrà ancora usare domani va scritta prima di posare il primo metro di microdotto, non dopo.
Il soffiaggio non è un tiro, è un trascinamento.
Il soffiaggio ad aria compressa non è una versione più delicata del tiro in cavidotto: è un principio fisico diverso. La raccomandazione ITU-T L.108, Optical fibre cable elements for microduct blowing-installation application, lo scrive nella propria introduzione: il flusso d’aria ad alta velocità trascina il cavo per attrito viscoso lungo tutto il condotto, e «there is generally no pulling force at the front end of the cable; the airflow exerts a distributed force along the entire cable» — non c’è una forza di tiro applicata in testa, la spinta è distribuita su tutta la lunghezza. La conseguenza è quantitativa: «the blowing force is an order of magnitude lower than the typical force involved in other installation methods, for example pulling techniques» — un ordine di grandezza in meno rispetto al tiro che abbiamo già misurato in cavidotto. Per questo «cables can be designed with lower tensile capabilities than cables to be pulled»: meno rinforzo, cavi più sottili, e in teoria più fibre nello stesso microdotto.
Il numero che circola nei capitolati non è nel corpo della norma.
La L.108 porta in copertina la propria storia editoriale: l’edizione 1.0, approvata il 7 luglio 2008, è ancora registrata con il doppio nome «ITU-T L.108/L.79»; l’edizione 2.0, quella in vigore oggi, è approvata il 16 marzo 2018. La scheda ITU della vecchia sigla lo scrive senza ambiguità: «Former ITU-T L.79 renumbered as ITU-T L.108 on 2016-02-15 without further modification and without being republished». Un capitolato che cita ancora «L.79» da sola non sbaglia il principio, ma insegue un numero che l’ITU-T non usa più da un decennio — lo stesso schema, sulla stessa ondata di rinumerazioni del 2016, già visto per l’L.40 diventata L.302.
Le clausole 1-8, quelle che «shall» e «should» rendono vincolanti, descrivono fibra, elementi soffiabili, microdotti e metodi di prova — ma non fissano mai un rapporto di riempimento in percentuale: la clausola 7.3 si limita a chiedere che «the inner and outer diameters should be specified», lasciando il numero all’accordo fra le parti. Il 60% che si sente citare come «requisito ITU-T» sta altrove: nell’Appendice I, intitolata «Chinese experience», e la norma lo dichiara in apertura senza ambiguità — «this appendix does not form an integral part of this Recommendation». Lì, in una tabella di dimensionamento, il rapporto fra sezione del microcavo e sezione interna del microdotto «is generally not more than 60%», e una nota aggiunge che si può arrivare al 70% «if necessary», con un avvertimento preciso: «in this case, the blowing distance may decline». Nello stesso metodo di prova per la qualifica del prodotto (I.3.1), l’intervallo dichiarato «ragionevole» per validare un cavo in laboratorio è 45-65%, limite inferiore libero.
Anche la pressione ha due nature diverse, e capitolati e schede tecniche le confondono spesso. Quanto deve resistere un microdotto è un requisito del corpo normativo — ma di un’altra raccomandazione della stessa famiglia, la ITU-T L.162, Microduct technology and its applications (approvata il 13 novembre 2016): il singolo microdotto deve avere «pressure resistance greater than 10 bar», e i manicotti di giunzione fra microdotti «should guarantee tensile strength and pressure more than 15 bar». Quanto si usa in fase di soffiaggio è di nuovo un dato della stessa appendice informativa della L.108: «generally, 15 bar max. for microduct cables and 10 bar max. for microduct fibre units». La differenza conta: un componente che resiste oltre soglia non garantisce che il posatore abbia soffiato entro soglia, ed è l’unico dei due dati che il capitolato può davvero pretendere come requisito di prodotto.
Il riuso non è gratis: le regole del subducting.
Quando il microdotto entra in un cavidotto già occupato — la tecnica che la L.162 chiama subducting, pensata apposta per non riaprire lo scavo dove il decreto scavi impone permessi e ripristino — le regole si fanno più severe, perché lo spazio residuo non lo decide il progettista ma il tubo che c’è già. La norma vieta le giunzioni di microdotto fuori pozzetto, con due sole eccezioni dichiarate — cambio di diametro, o manutenzione — mentre altrove la continuità va rispettata «typically after laying at least 100 m in urban area and 250 m in suburban area» fra un pozzetto e l’altro. E chiude il cerchio con una frase che vale l’intero pezzo: «only one microcable should be laid in each microduct. Multiple microcables or micro-elements can be installed if the microduct dimensions allow it, either upon initial installation or by later overblowing». Un secondo soffiaggio — l’overblowing — è previsto dalla norma stessa, ma condizionato: solo se le dimensioni del microdotto lo permettono. È esattamente il margine che il riempimento dichiarato in fase di posa decide in anticipo, insieme alla regola gemella sulla saturazione: «saturation of existing tubes is to be avoided in order to guarantee reliability and facilitate maintenance operations».
Cosa scrivere a capitolato.
- Il rapporto di riempimento dichiarato per iscritto, tratta per tratta o tipologia di microdotto — non «conforme a ITU-T L.108», perché la norma non fissa quel numero: il tetto lo fissa il capitolato, per esempio non oltre il 60%, salvo deroga motivata con distanza di soffiaggio ridotta dichiarata.
- Una prova di soffiaggio con metriche oggettive prima della consegna — lunghezza raggiunta, velocità media, pressione impiegata — riferita ai metodi E23 ed E24 richiamati dalla clausola 8.6 della L.108, non un generico «il cavo è entrato».
- Un tappo su ogni estremità libera di microdotto, durante tutta la posa e fino all’attivazione: la L.162 lo rende obbligo di fatto — «end caps should always be used during the laying, storage and transportation of microducts» — per «avoid the penetration of water or dust», perché un microdotto con acqua o polvere dentro cambia attrito e riempimento reale rispetto al progetto.
- Nessuna saturazione dell’infrastruttura condivisa: dove si riusano cavidotti esistenti, i microdotti vanno posati prima nei tubi vuoti, e la scorta per il domani si scrive oggi, non si scopre mancante quando serve.
- Una scorta dichiarata in ogni pozzetto — 20-25 metri di microcavo in più per manutenzione futura, la cifra che la stessa L.162 indica come prassi di progetto.
Come si verifica in accettazione.
Il collaudo di un microdotto soffiato non finisce con l’attenuazione in soglia: deve consegnare, tratta per tratta, il diametro interno reale del microdotto, il diametro esterno del microcavo posato e il rapporto calcolato fra i due — quello misurato, non quello di progetto. A questo si aggiunge il rapporto di soffiaggio: pressione applicata, lunghezza raggiunta, velocità media, confrontati con quanto dichiarato in capitolato. Dove l’infrastruttura è riusata, l’accettazione verifica anche la mappa dei giunti di microdotto — che siano tutti in pozzetto, alle distanze dichiarate — e la scorta effettivamente lasciata. Solo con questi quattro numeri chi arriva dopo, per un secondo microcavo, per un guasto o per un audit, sa se può ancora soffiare o se deve riaprire lo scavo.
Il punto.
Il rapporto di riempimento non è un capriccio da progettista: è il numero che decide se la «fibra a domanda» — l’idea, scritta nella stessa L.162, di posare oggi l’infrastruttura e aggiungere cavi quando arriva il cliente — resta una promessa o diventa un vincolo che nessuno può più rispettare. La norma lascia quel numero all’accordo fra le parti: è il lavoro che facciamo quando lo scriviamo, insieme alla prova di soffiaggio e alla scorta, come clausole verificabili in un capitolato di conformità, dentro una progettazione di rete ottica pensata per il riuso prima ancora che per la posa nuova, con il collaudo e la documentazione consegnati insieme al lavoro. Ogni microdotto, ogni rapporto di riempimento misurato e ogni giunzione entrano nella stessa mappa della rete — non fascicoli sparsi per pozzetto — dove un’AI segnala quale tratta ha ancora margine per un secondo soffiaggio e quale va invece riprogettata, per un operatore, un data center, un impianto industriale, un ente pubblico, una struttura sanitaria o un sito della difesa. Dove serve un’AI sui dati della rete, gira nel perimetro del cliente — on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo.
State per scrivere un capitolato che prevede l’inserimento di microdotti in tubazioni esistenti, o dovete accettare una tratta già soffiata da altri? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e il rapporto di riempimento si misura con lo stesso calibro che useremmo in collaudo.