Note operative Tecnica

Il segnale è troppo forte: quando una tratta in fibra ha bisogno di un attenuatore ottico

7 min di lettura

Diaframma a lamelle di un obiettivo fotografico, quasi chiuso, ripreso in macro, in bianco e nero
Il diaframma non toglie luce a caso: la riduce di un valore scelto e ripetibile. È lo stesso principio, in scala ottica, dietro un attenuatore fisso.

Un ONT nuovo, una tratta di poche centinaia di metri dalla centrale, potenza ricevuta molto alta — e il collegamento non si aggancia, o perde pacchetti a intermittenza. Il tecnico misura, trova un segnale fortissimo e cerca il guasto altrove: un connettore, l’elettronica. Il segnale, però, è proprio il problema: ogni ricevitore ha una soglia minima sotto cui non legge nulla, ma anche una massima sopra cui va in overload. Sulla tratta, nessuno sa dire se un attenuatore ottico fisso era previsto in progetto, se è stato tolto, o se non c’è mai stato.

Un componente che quasi nessun capitolato nomina

Il riferimento è la ITU-T L.401, Optical fibre attenuators — dal 15 febbraio 2016 la sigla della vecchia ITU-T L.31, approvata dal WTSC di Ginevra il 18 ottobre 1996. La scheda ITU annota: «Former ITU-T L.31 renumbered as ITU-T L.401 on 2016-02-15 without further modification and without being republished» — stesso testo, sigla nuova, scheda in vigore. Lo scopo riguarda solo la fibra monomodale, «because this fibre is mostly used in present telecommunication systems» — perché è quella più usata oggi.

La clausola 3 elenca tre applicazioni tipiche, e la prima è esattamente il caso del sopralluogo di apertura: l’attenuatore serve «to assure the linear behaviour of optical fibre receivers avoiding optical power overloading» — ad assicurare il comportamento lineare dei ricevitori ottici evitando il sovraccarico di potenza. La seconda è diversa e altrettanto concreta: «to balance the optical power into Passive Optical Network (PON) branches» — bilanciare la potenza nei rami di una rete PON, dove lo split ratio non distribuisce mai la stessa perdita a ogni utente. La terza è di banco, non di rete: «to make measurements on an optical telecommunication system».

Fisso o variabile, patch-cord o adattatore

La raccomandazione distingue attenuatori fissi, con un solo valore, e variabili, con un controllo — quasi sempre meccanico — che ne fa scorrere il valore su un intervallo. Per configurazione: un attenuatore con bretelle permanentemente collegate è una patch-cord attenuante, anche giuntabile direttamente in linea; uno senza bretelle è un adattatore attenuante, femmina-femmina o maschio-femmina (un optical pad). «The most common types of attenuator that are permanently installed in optical fibre plant are fixed», e fra questi il maschio-femmina prevale perché «it is the only configuration that permits the connection or disconnection into the optical link, avoiding any other modification of the plant» — l’unica che si inserisce o si toglie senza toccare nient’altro dell’impianto. È anche il motivo per cui, anni dopo la posa, un attenuatore aggiunto da un tecnico per chiudere un reclamo può restare lì senza che il progetto originale ne sappia nulla.

I numeri: dove li scrive la norma, e dove no

Per i parametri ottici la L.401 rimanda a una tabella della ITU-T G.671; nell’edizione in vigore — 9.0, approvata il 29 novembre 2025 — l’attenuatore ottico è la clausola 6.4, non più la 6.3 a cui rimandava il testo del 1996: chi scrive tabella 6.3/G.671 in un capitolato del 2026 cita una clausola che, nella G.671 di oggi, è un’altra cosa.

La tabella 6.4 fissa due soglie assolute: riflettanza massima −40 dB e perdita dipendente dalla polarizzazione (PDL) massima 0,3 dB, con le finestre operative a 1260–1360 nm e 1480–1580 nm. Non fissa invece un valore universale di perdita di inserzione o di accuratezza dell’attenuazione: la convenzione della clausola 5 della G.671 spiega che «“sba” (specified by application) is sometimes used as a parameter value in clause 6 to indicate that this parameter for this component must be determined from the application in the relevant transmission system Recommendation» — va determinato dalla raccomandazione di sistema applicabile, non dalla G.671 stessa. Un capitolato che scrive solo attenuatore conforme a G.671 non ha specificato il valore nominale né la sua tolleranza: li deve scrivere lui.

Sulla potenza in ingresso le due fonti, a trent’anni di distanza, dicono quasi la stessa cosa. La L.31 del 1996 chiede una risposta lineare garantita «at least for input power up to + 15 dBm and up to + 20 dBm will be allowed in some cases». La G.671 del 2025 lascia il parametro «for further study» e aggiunge, alla Nota 2: «The maximum value of allowable input power is under discussion. A value of +20 dBm is considered a starting point» — ancora un punto di partenza, non un limite fissato. La L.31 fissa comunque un margine di invecchiamento: durante le prove meccaniche e ambientali «a maximum variation of 10% on the actual value of attenuation […] should be tolerated» — lo stesso principio del margine di progetto sul budget ottico, qui su un singolo componente. E deve superare «a cycle of 1000 repeated matings», con l’attenuazione misurata ogni 25 innesti: un numero che conta quando lo stesso adattatore viene rimosso e rimesso più volte in interventi successivi.

Anche il metodo di prova cambia sigla senza cambiare oggetto: la L.31 rimanda alla «IEC 869-1 (2nd ed.) Generic specification for optical fibre attenuators»; la G.671 di oggi cita al suo posto la IEC 60869-1:2018, «Fibre optic passive power control devices – Part 1: Generic specification» — stesso documento rinumerato, ma con un titolo più largo: non più per attenuatori, ma per dispositivi passivi di controllo della potenza in generale.

Dove sta scritto che c’è un attenuatore, su quella tratta

Il capitolato può prevederlo o no. Lo as-built può segnarne posizione e valore, o rappresentare la tratta come un tronco unico di fibra e connettori. Il verbale di collaudo può riportare l’accuratezza misurata — la differenza fra valore nominale e reale — come voce a sé, o darla per assorbita nella perdita di inserzione complessiva della tratta. L’etichetta sul componente, quando esiste, dichiara il valore nominale in dB; quando non esiste, in un cassetto di permutazione un adattatore attenuante è indistinguibile a occhio nudo da un accoppiatore normale. Il foglio della squadra intervenuta sul campo può registrare di aver aggiunto un attenuatore per chiudere un reclamo — o può non registrarlo affatto, restando l’unica prova, non trascritta, che quella tratta non è più quella di progetto. Il contratto di manutenzione, infine, raramente prevede una verifica quando cambia l’apparato terminale: un ONT più sensibile o meno tollerante all’overload rende sbagliato, da un giorno all’altro, un valore che per anni era quello giusto.

Sei posti diversi, e nessuno risponde da solo: c’è un attenuatore, di che valore, dove, e perché.

Quello che non sappiamo

La conformità alle raccomandazioni ITU-T è volontaria: lo dice la stessa G.671, «Compliance with this Recommendation is voluntary. However, the Recommendation may contain certain mandatory provisions […] and compliance with the Recommendation is achieved when all of these mandatory provisions are met» — vincola solo quanto un capitolato la richiama per nome, con i suoi numeri. Le norme IEC citate — 61300-3-2, 61300-3-4, 61300-3-6, 61300-3-7 e la 60869-1 sui requisiti generici — sono a pagamento: non le abbiamo lette per intero, e quanto riportiamo viene solo da ciò che la G.671 e la L.401 richiamano nel loro testo libero. Non abbiamo verificato l’esistenza di un obbligo italiano specifico sugli attenuatori ottici, e non lo affermiamo.

Applicato a questa tratta

Primo asse: la riga di capitolato non scrive attenuatore ove necessario. Scrive il valore nominale atteso, la tolleranza di accuratezza, il tipo — fisso o variabile, patch-cord o optical pad — e la posizione sulla tratta; e in accettazione si misura la differenza fra nominale e reale, non ci si limita a dichiararla.

Secondo asse: presenza, posizione e valore dell’attenuatore entrano, con CSIDIA, l’altra società del gruppo, nella mappa unica della rete, insieme allo splitter e a ogni altro componente passivo della tratta. La diagnosi che conta è il confronto fra la misura di oggi e quella registrata ieri sullo stesso identificativo: un’AI segnala quando un valore non torna più con quello atteso — attenuatore sparito, aggiunto, o non più adatto all’apparato che oggi sta all’altro capo — e la squadra interviene. Nel perimetro del cliente: on-premise su macchine autonome, o cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa.

Sapreste dire, tratta per tratta, se un attenuatore ottico è previsto, dove si trova e con quale valore misurato in accettazione? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e ne esce l’elenco delle vostre tratte con, per ciascuna, l’esito di questa domanda — comprese le caselle che restano vuote. Resta a voi anche se non proseguiamo insieme.

Fonti