Note operative Collaudi

Tier 1 o Tier 2: quale collaudo scrivere nel capitolato, e con quale norma

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Quadrante graduato di una bilancia meccanica in bianco e nero, con l’indice fermo poco sopra lo zero
Prima di pesare si azzera. In ottica il riferimento si azzera allo stesso modo, e quasi nessun verbale dice come.

«Certificazione Tier 1 e Tier 2 a norma.» È la riga che troviamo più spesso nei capitolati di rete ottica, ed è una riga che non impegna nessuno. Non dice con quale strumento si misura, come si stabilisce il riferimento, quale limite fa passare o bocciare una tratta. Chi firma un verbale su quella riga accetta il numero che gli è stato consegnato, non un numero verificabile. Le due norme che rispondono davvero alla domanda esistono, sono entrambe del 2024, e vanno citate insieme.

Un limite dichiarato subito: sono documenti a pagamento e non li abbiamo letti. Quel che attribuiamo alle due norme viene dalle pagine pubbliche dell’editore — titolo, edizione, data, scopo, elenco delle modifiche significative. Nessuna soglia, nessun valore in dB, nessun numero di clausola che lì non compaia. I meccanismi li spieghiamo a parte, in forma qualitativa.

Le due norme, con gli estremi.

ISO/IEC 14763-3:2024, edizione 3.0, pubblicata il 22 maggio 2024, 89 pagine. Titolo: Information technology — Implementation and operation of customer premises cabling — Part 3: Testing of optical fibre cabling. Scopo dichiarato: sistemi e metodi per l’ispezione e la prova del cablaggio ottico installato progettato secondo le norme di cablaggio d’utente, serie ISO/IEC 11801 compresa. Con una frase che vale più del resto: «The test methods refer to existing standards-based procedures where they exist». Tradotto: la 14763-3 dice che cosa provare e come accettarlo, e per il come si misura rimanda altrove.

IEC 61280-4-2:2024, edizione 3.0, pubblicata il 6 maggio 2024, 190 pagine. Titolo: Fibre-optic communication subsystem test procedures — Part 4-2: Installed cabling plant — Single-mode attenuation and optical return loss measurements. Scopo dichiarato: misura di attenuazione e di perdita di ritorno ottica di un impianto di cablaggio installato in fibra monomodale.

Una norma per il collaudo del cablaggio, una procedura per la misura sul monomodale: citarne una sola lascia scoperta metà della domanda. E la 61280-4-2 è monomodale per titolo e per scopo: se in gara ci sono tratte multimodali, la procedura corrispondente va citata a parte.

«Tier 1» e «Tier 2» non sono metodi.

Sono etichette di comodo. Utili per parlarsi, inservibili per contrattare: un metodo è una procedura con una sigla di norma, un’edizione e un anno. I due metodi si chiamano diversamente.

  • La misura di perdita di inserzione con sorgente e misuratore di potenza — LSPM nel vocabolario ISO/IEC, che fra le novità della terza edizione dichiara «addition of end-to-end link LSPM testing». È la misura che certifica: la luce attraversa davvero la tratta, e il numero è la perdita totale.
  • La traccia riflettometrica, l’OTDR: la misura che caratterizza, evento per evento, dedotta dalla luce retrodiffusa. Come si legge un report e come si sceglie l’impulso li abbiamo già scritti.

La conseguenza è netta e quasi sempre ignorata: la «perdita totale» che l’OTDR stampa in fondo alla traccia non è una misura di perdita di inserzione. È un valore dedotto, con i limiti dello strumento — zone morte alle estremità, dipendenza dal coefficiente di retrodiffusione delle fibre giuntate. Usarla come esito di accettazione è la scorciatoia più frequente nei collaudi di fretta: il budget ottico della tratta si verifica con l’altra misura.

Il riferimento: la riga che decide il pass/fail.

Qui va spiegato un meccanismo, e lo diamo come meccanismo. Prima di misurare, lo strumento si azzera: sorgente e misuratore vengono collegati fra loro attraverso una o più bretelle di prova, e quella lettura diventa lo zero. Quante bretelle stanno nel percorso al momento dell’azzeramento decide quali connessioni finiscono dentro il numero misurato e quali spariscono.

Con il riferimento preso su una sola bretella, le due connessioni innestate alle estremità restano dentro la misura: il numero è più alto e comprende anche i due attestamenti in permuta. Con il riferimento preso su tre bretelle — sorgente, intermedia, coda, e poi l’intermedia sostituita dalla tratta in prova — quelle due connessioni sono già dentro lo zero e si annullano: il numero è più basso e descrive la tratta senza i suoi capi. Esiste anche il riferimento a due bretelle, che ne comprende una sola.

Stessa tratta, stesso strumento, stesso operatore: due numeri diversi, entrambi legittimi, che differiscono all’incirca di due connessioni innestate. Su una dorsale di campus la differenza si perde nel budget. Su un collegamento di qualche decina di metri in sala dati, dove la fibra contribuisce quasi nulla e quasi tutta la perdita sta nei connettori, quella differenza è l’esito del collaudo. Per questo il modo di azzerare va scritto nel capitolato e ripetuto nel verbale, non lasciato all’impostazione predefinita dello strumento.

Che le bretelle siano parte del metodo lo dicono le norme. Fra le modifiche della terza edizione della 61280-4-2 ci sono «addition of the equipment cord method» e «addition of test limit adjustment related to test cord grades»: il grado della bretella sposta il limite. Sul lato 14763-3 compaiono «introduction of description of reference connectors» e «introduction of new test limits for connector attenuation against reference connector»: il connettore di riferimento è descritto nel testo, e un capitolato può pretenderlo per nome.

Che altro è cambiato nel 2024.

Dall’elenco delle modifiche significative della 14763-3 edizione 3.0:

  • «addition of testing of MPO cabling»: la prova del multifibra entra nel testo. Lì la perdita non basta comunque, e la geometria della faccia della ferrula resta una voce a sé.
  • «introduction of normative inspection for cleanliness», allineata alla serie ISO/IEC 11801: l’ispezione della pulizia è parte del metodo di prova, non più buona pratica.
  • «addition of measurement uncertainty for all measurement methods»: un valore senza incertezza dichiarata non è una misura, è un numero.
  • «testing will support SM ranges up to 10 km»: collegamenti di campus e fra sedi rientrano ora nel perimetro della norma.
  • E una in negativo, «removal of plastic fibre testing»: un capitolato che cita la 14763-3 per la fibra plastica rimanda a un testo che non la tratta più.

Cosa scrivere in capitolato.

  1. Le due norme per esteso, con edizione e anno: ISO/IEC 14763-3:2024 (ed. 3.0) per ispezione e collaudo, IEC 61280-4-2:2024 (ed. 3.0) per attenuazione e perdita di ritorno sul monomodale. Mai «a norma» e basta.
  2. I due metodi con esito separato: perdita di inserzione con sorgente e misuratore come misura di accettazione, traccia riflettometrica come caratterizzazione obbligatoria a corredo. Non si sostituiscono a vicenda.
  3. Come si stabilisce il riferimento: quante bretelle nel percorso all’azzeramento, e quindi quali connessioni di estremità sono comprese nel valore. La stessa frase va nel verbale.
  4. Grado e stato delle bretelle di prova, con ispezione e pulizia della faccia prima di ogni azzeramento, e il connettore di riferimento richiesto per nome.
  5. Bidirezionalità: perdita di inserzione nelle due direzioni sulle tratte che contano; sulla traccia, media delle due direzioni per ogni giunto, come indica la ITU-T G.650.3.
  6. Perdita di ritorno ottica misurata e riportata: è nel titolo della 61280-4-2 ed è la voce che manca in quasi tutti i verbali che ci arrivano da rileggere.
  7. Incertezza di misura dichiarata per ciascun metodo, con strumento, numero di serie, data di taratura, operatore e data.
  8. Dati nativi consegnati, tracce e letture, non solo il PDF: senza, fra cinque anni nessuno riverifica nulla.

Il punto.

«Tier 1 o Tier 2» ha una risposta breve: tutti e due, chiamandoli con il loro nome. La domanda vera è un’altra — con quale riferimento — e separa un verbale che regge da uno che si limita a esistere. È il lavoro che facciamo quando scriviamo o verifichiamo un capitolato e quando certifichiamo le tratte: metodo dichiarato prima della misura, misura prima della firma. L’archivio delle evidenze, tracce native comprese, resta dove decidete voi: on-premise nel vostro ambiente, oppure su cloud dedicato — ambiente riservato al singolo cliente, VPN dedicata, data center in Italia, locali presidiati direttamente. Perché quella scelta non sia un dettaglio contrattuale, l’abbiamo scritta per esteso.

Dovete scrivere la clausola di collaudo di una gara, o firmare un verbale che non convince? Parlatene con un tecnico: decidere prima quale misura vale come accettazione e con quale riferimento costa una riunione, scoprirlo dopo costa una contestazione.

Fonti