Note operative Tecnica

Quanti dB perde uno splitter PON? Le soglie ITU-T G.671

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Connettori LC innestati in un pannello di permutazione a fibra ottica in un armadio di distribuzione
Ogni connettore di questo pannello nasconde un rapporto di split che il capitolato deve dichiarare per numero, non per aggettivo.

Un capitolato che scrive «splitter PLC conforme alle norme vigenti» non sta specificando nulla. Le norme non impongono un solo numero: fissano un intervallo che cambia con il rapporto di split, con la finestra di lunghezza d’onda e con la portata della rete. Chi progetta l’ODN — la rete di distribuzione ottica tra centrale e utente — deve decidere quale valore di quell’intervallo entra nel budget ottico, e quale resta margine. La fonte che fissa questi numeri è una sola raccomandazione: ITU-T G.671.

Due edizioni in sei mesi.

La versione in vigore di ITU-T G.671 — «Transmission characteristics of optical components and subsystems» — è stata approvata il 29 novembre 2025. Sostituisce un’edizione di appena sei mesi prima, del 14 maggio 2025: nel giro di un semestre lo Study Group 15 dell’ITU-T ha rivisto due volte i parametri dei componenti ottici passivi, splitter compresi. La clausola che riguarda le reti di accesso è la 6.6, «Optical branching component (wavelength non-selective) for PONs»: copre i divisori con uno o due ingressi (i due ingressi servono per gli assetti ridondati) e da 2 a 64 uscite.

I numeri che il capitolato deve citare.

La tabella della clausola 6.6 fissa la perdita di inserzione minima e massima per ogni rapporto di split, nella finestra operativa WR1 (1310/1550 nm) e per la portata «normale» (un solo ingresso):

  • 1:2 — da 2,8 a 3,9 dB
  • 1:4 — da 5,4 a 7,4 dB
  • 1:8 — da 8,2 a 10,6 dB
  • 1:16 — da 10,8 a 14,1 dB
  • 1:32 — da 13,3 a 17,5 dB
  • 1:64 — da 16,1 a 20,9 dB

Sono soglie, non stime di targa: uno splitter con una perdita dichiarata fuori da queste forbici — in eccesso, o sospettosamente sotto il minimo — non rispetta la clausola 6.6, qualunque cosa dica la scheda del produttore. Il budget ottico di una tratta si costruisce sommando queste voci alle perdite di cavo, giunti e connettori: uno splitter 1:32 pesa da solo più di dieci volte una tratta di 8 km di fibra posata.

Portata normale, portata estesa, due finestre.

La norma distingue anche una portata «estesa» (extended reach), con soglie diverse: per il rapporto 1:32, ad esempio, la perdita massima ammessa scende da 17,5 a 17,1 dB nella stessa finestra WR1. Il capitolato deve dichiarare quale delle due si applica, perché la scelta si lega alla classe ottica dell’apparato: come abbiamo scritto per GPON e XGS-PON, un budget di classe C+ o E1 assorbe uno splitter di portata estesa dove una classe B+ non ci arriva.

C’è una seconda distinzione che quasi nessun capitolato riporta: la finestra WR2, più larga della WR1 operativa, arriva fino a 1625 o 1660 nm a seconda della sottocategoria. Non è un dettaglio da manuale: è la finestra che serve quando la rete deve restare misurabile con l’OTDR a fibra viva, sulla lunghezza d’onda di manutenzione, senza spegnere il traffico dati per collaudare. Uno splitter che rispetta solo la WR1 non garantisce nulla sulla misura in esercizio.

La cascata cambia il conto, non solo il numero finale.

Un ODN raramente installa un unico splitter 1:32: più spesso mette un 1:4 vicino alla centrale e un 1:8 vicino all’utente, per aggiornare la rete distribuita senza rifare la tratta primaria. La somma delle perdite di due stadi in cascata non coincide quasi mai con quella di uno stadio unico dello stesso rapporto complessivo: 1:4 (5,4–7,4 dB) più 1:8 (8,2–10,6 dB) dà un intervallo di 13,6–18,0 dB, leggermente peggiore del 13,3–17,5 dB di un 1:32 in stadio unico. È il prezzo della flessibilità di rete, e va messo nel budget fin dal progetto, non scoperto in collaudo.

Cosa scrivere davvero in capitolato.

  • Il rapporto di split esatto (1:X o 2:X) e se si richiede portata normale o estesa.
  • Il valore massimo di perdita di inserzione preso dalla clausola 6.6 di ITU-T G.671, non un «tipico» da scheda tecnica commerciale.
  • La finestra di lunghezza d’onda richiesta — WR1 se basta l’esercizio, WR2 se serve il collaudo OTDR a fibra viva.
  • Il metodo di prova: la norma rimanda a IEC 61300-3-4 e IEC 61300-3-7 per la misura di inserzione.
  • Uniformità e perdita dipendente dalla polarizzazione (PDL), se la tratta alimenta apparati sensibili: la stessa clausola le tabella entrambe.

Il punto.

Uno splitter non è un componente passivo nel senso di «senza conseguenze»: è la voce che pesa di più nel budget ottico di una rete PON, ed è l’unica il cui valore è fissato da una norma internazionale con soglie precise, non da un catalogo commerciale. Nei progetti ODN che seguiamo il rapporto di split si sceglie insieme al budget ottico, non dopo aver posato l’armadio.

Dovete dimensionare uno stadio di splitting o verificare se quello esistente lascia margine per crescere? Parlatene con un tecnico: il calcolo si fa insieme, sui vostri numeri di rete.

Fonti