GPON o XGS-PON: il 10 Giga simmetrico è arrivato. La vostra sede è pronta?
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Per anni «fibra» ha voluto dire GPON: fino a 2,5 Gbit/s in download e 1,25 in upload, condivisi sull’albero ottico. Oggi gli operatori italiani — Open Fiber e FiberCop in testa — stanno accendendo XGS-PON: 10 Gbit/s simmetrici, sulla stessa fibra già posata. Per una casa è velocità in più; per un’azienda è un cambio di categoria — a patto di capire cosa si sta comprando e di avere una sede in grado di reggerlo. Perché la parte scomoda è questa: il collo di bottiglia si sposta dentro l’edificio.
Le differenze che contano (senza gergo)
- Velocità e simmetria. GPON: 2,5/1,25 Gbit/s condivisi. XGS-PON: 10/10 Gbit/s condivisi. La simmetria è la novità che pesa per le aziende: backup verso il cloud, videoconferenze, repliche tra sedi e caricamenti massivi viaggiano alla stessa velocità dei download.
- Stessa infrastruttura passiva. XGS-PON usa lunghezze d’onda diverse dal GPON e può convivere sullo stesso albero ottico: l’operatore aggiorna gli apparati ai due capi, la fibra in strada resta quella. È il motivo per cui la copertura cresce in fretta dove la rete FTTH esiste già.
- Sempre banda condivisa. Come il GPON, anche XGS-PON divide la capacità tra gli utenti dell’albero. Per la maggior parte delle aziende va benissimo; per chi ha requisiti di banda garantita e SLA stringenti, il confronto va fatto con un accesso dedicato punto-punto — è un conto che si fa in sopralluogo, su numeri reali di traffico.
Quando il salto conviene davvero
Tre casi tipici in cui il 10 Giga simmetrico ripaga da subito: backup e disaster recovery verso il cloud (la finestra notturna che non basta mai si accorcia di un ordine di grandezza), sedi che lavorano su file pesanti (CAD, video, imaging medicale — in sanità è il caso classico), e repliche tra sede e data center o tra stabilimenti. Se invece la sede satura a malapena 1 Gbit/s, il GPON ben fatto resta più che sufficiente: l’aggiornamento si pianifica, non si insegue.
Il punto che quasi tutti scoprono dopo: la sede
Un accesso a 10 Gbit/s consegnato su una rete interna pensata per il Gigabit è un motore nuovo su ruote vecchie. Le verifiche da fare prima di firmare l’upgrade:
- La terminazione ottica e il router: l’apparato di consegna cambia (ONT XGS-PON) e il firewall/router di sede deve avere porte a 10 Gbit — molti apparati aziendali installati si fermano a 1.
- La dorsale interna: tra il punto di consegna e gli armadi di piano servono tratte in fibra dimensionate e certificate — il cablaggio secondo EN 50173/50174 è esattamente questo lavoro. Il rame di categoria vecchia, sulle distanze sbagliate, riporta tutto a 1 Gbit.
- La distribuzione: switch di accesso con uplink a 10 Gbit e, dove serve, multigigabit verso le postazioni pesanti.
- Il collaudo di tutta la catena: la velocità del contratto si misura alla presa dell’utente, non alla borchia dell’operatore. Ogni tratta interna va certificata con strumenti e report, o il «10 Giga» resta sulla carta.
La checklist prima dell’upgrade
- Misurate il profilo di traffico attuale (picchi, upload, orari): l’upgrade si giustifica coi numeri.
- Verificate la copertura XGS-PON reale al vostro civico e le alternative (accesso dedicato) con relativi SLA.
- Fate l’inventario della catena interna: ONT → router/firewall → dorsale → switch → prese. Ogni anello sotto i 10 Gbit è il vostro nuovo limite.
- Pianificate l’adeguamento del cablaggio insieme al cambio contratto, non dopo: un solo intervento, un solo collaudo.
- Pretendete il report di certificazione di ogni tratta toccata.
State valutando il passaggio al 10 Giga, o la fibra nuova non rende come da contratto? Parlate con un tecnico: sopralluogo e preventivo gratuiti, e il conto si fa sui vostri numeri.