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AI Gigafactory europee: che cosa chiede davvero il bando UE sulla connettività del sito?

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Trincea di scavo con tre condotti corrugati grigi posati su un letto di ghiaia, terra smossa ai lati, in bianco e nero
Il condotto entra vuoto nella trincea: quanti se ne posano, e quanto restano indipendenti, lo decide il capitolato — non il bando che finanzia il centro dati sopra.

Il 30 luglio 2026 la Commissione europea ha aperto il bando per selezionare fino a sette «AI Gigafactory» in Europa. Il comunicato IP/26/1708 è chiaro sulle cifre: fino a 10 miliardi di euro fra fondi UE e nazionali, almeno 20 miliardi di investimento privato atteso, oltre 30 miliardi complessivi. Il testo che qualifica davvero un consorzio candidato — pubblicato da EuroHPC JU con il riferimento EUROHPC-2026-CEI-AIGF-01, scadenza il 12 novembre 2026 — mette un numero preciso su una sola cosa: quanti processori AI il sito deve installare, lotto per lotto e fase per fase. Tutto quello che tiene in piedi il sito attorno a quei processori — energia, efficienza, e la rete che ci fa entrare e uscire i dati — nei testi pubblici che abbiamo potuto leggere resta descritto con aggettivi, non con soglie. La domanda a cui un capitolato deve rispondere prima che arrivi il primo processore non la pone il bando: la pone chi scava il cavidotto.

Il numero c’è per il calcolo, lotto per lotto e fase per fase.

Il comunicato della Commissione lo scrive con una precisione che il resto del testo non ha. Il bando si divide in due lotti su due fasi di sviluppo consecutive. Nel lotto 1 — fino a quattro progetti, fino a 100 milioni di euro di fondi UE nella prima fase e fino a 400 milioni in più nella seconda — «each Gigafactory selected in this lot must deploy at least as many of the most advanced AI processors as are currently installed in Europe’s most powerful AI factory», e nella seconda fase «capacity must increase to at least three times that level». Nel lotto 2 — fino a tre progetti, fino a 200 milioni nella prima fase e fino a 800 in più nella seconda — il tetto della prima fase è il doppio — «must deploy up to twice as many» — e la seconda sale ad «at least four times». La pagina del bando su EuroHPC JU riassume così la soglia complessiva: ogni impianto «must integrate at least three to four times the number of the most advanced AI processors currently available in the most powerful European AI factories». È un moltiplicatore scritto, verificabile, legato a un dato di riferimento pubblico — la potenza della più grande AI factory europea esistente oggi.

Sulla stessa pagina, nella frase immediatamente successiva, il registro cambia: «In addition to computational scale, AIGFs must demonstrate adequate power capacity infrastructure and incorporate best practices in energy efficiency, water efficiency, and circularity principles in their design and operations». «Adequate», «best practices»: nessun numero, nessuna soglia, nessun kW dichiarato. Della connettività, in questo paragrafo — quello che elenca che cosa un consorzio deve dimostrare per qualificarsi — non c’è traccia.

La connettività si nomina, non si misura.

Non è che il bando ignori la rete: la nomina, due volte, in due testi diversi. Il comunicato stampa descrive che cosa un’AI Gigafactory metterà insieme: «advanced AI processors, software and cloud technology stacks, high-speed connectivity and energy-efficient data centres». La pagina di EuroHPC JU che definisce che cosa sia un’AI Gigafactory, richiamando il regolamento del Consiglio (UE) 2026/150 del 16 gennaio 2026, è più tecnica: parla di infrastrutture di data center di supporto «including high-capacity storage and networking». In nessuno dei due punti la rete riceve un requisito: è un ingrediente elencato, non una condizione da soddisfare con una cifra. Il calcolo ha un moltiplicatore per lotto e per fase; la connettività ha un aggettivo composto, «high-speed», che non si misura né si collauda.

«Distributed»: quando il sito non è uno solo, la rete è l’unica cosa che tiene insieme l’impianto.

C’è un dettaglio nel comunicato che rende il vuoto più concreto, non meno. Un’AI Gigafactory «may be established in a single Member State, either on one site or across several locations», e può includere sviluppi transfrontalieri «through distributed AI computing facilities». Un impianto la cui capacità di calcolo sta fisicamente in due o tre luoghi, magari in due Stati membri diversi, non è tenuto insieme dal cemento: è tenuto insieme dai collegamenti che portano i dati di addestramento da un sito all’altro. Su quella parte — quanti percorsi, con quale diversità fisica, con quale latenza e quale budget ottico dichiarato — il bando, nei testi pubblici consultabili, non dice nulla. È esattamente il punto in cui un capitolato serio deve scrivere ciò che il bando lascia implicito.

Lo stesso vuoto si vede anche nel dossier italiano.

Non è un caso isolato di questo bando. Quando in Italia si autorizza un data center di grande scala, il procedimento unico PUCD è scrupoloso sul lato elettrico: 90 giorni perentori dalla STMG per il dossier VIA, pena la decadenza della posizione in coda. Gli indirizzi operativi del MASE elencano titoli, bonifici, conformità urbanistica — e trattano le reti di connessione di utenza come elaborati progettuali che entrano nel fascicolo. Ma è la connessione elettrica ad avere un orologio che parte e una scadenza che fa decadere la domanda: per l’adduzione in fibra, i percorsi diversificati, la classe di disponibilità del cablaggio, nessuna norma italiana o europea che abbiamo trovato impone un termine equivalente. Il sistema, a ogni livello, sa contare i megawatt. Sa contare molto meno bene le fibre.

Cosa scrivere in un capitolato per un sito di questa scala.

  1. Il numero minimo di ingressi in fibra fisicamente distinti nel sito — non due cavi nello stesso cavidotto — con il punto in cui i percorsi convergono dichiarato in metri, non lasciato a una generica «ridondanza garantita».
  2. La classe di disponibilità del cablaggio secondo EN 50600-2-4 scritta per iscritto — classe 3 o 4 per un impianto di questa scala, non «a regola d’arte» — coerente con le altre due infrastrutture della stessa norma, perché la classe complessiva del sito è quella più bassa delle tre.
  3. Certificazione OTDR bidirezionale di ogni tratta d’ingresso, con tracce native consegnate insieme al report, non solo un valore di attenuazione in soglia.
  4. As-built e catasto di ogni percorso, etichettatura inclusa, consegnati insieme al collaudo — non ricostruiti a memoria un anno dopo.
  5. Se il consorzio sceglie la strada «distributed» su più siti, il budget ottico e la ridondanza dei collegamenti fra le sedi documentati in fase di progetto, non assunti come «ci sarà già qualcosa».

Il punto.

Il bando delle AI Gigafactory mette un moltiplicatore scritto sul calcolo — una, due, tre, quattro volte la più grande AI factory europea, per lotto e per fase — perché è il numero su cui si gioca la sovranità tecnologica che l’iniziativa dichiara di voler costruire. Sulla rete che porta i dati dentro, fuori e fra i siti di un impianto di questa scala, lo stesso rigore lo scriviamo noi, in capitolato: la classe di disponibilità del cablaggio diventa una clausola, la certificazione OTDR di ogni ingresso diventa una verifica in accettazione, consegnata insieme al lavoro — è quanto seguiamo dal sopralluogo alla certificazione nei progetti data center, con capitolati di conformità scritti prima di firmare, non dopo. Ogni percorso, ogni traccia OTDR, ogni as-built — di un sito solo o di un consorzio distribuito su più Stati membri — entra nella stessa mappa della rete, su cui un’AI fa la diagnosi e una squadra chiude il guasto: per un operatore, un data center di questa scala, un’industria, un ente pubblico, una struttura sanitaria o un sito della difesa. Dove serve un’AI sui dati della rete, gira nel perimetro del cliente — on-premise o cloud dedicato con data center in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo.

State valutando un capitolato per un sito data center di grande scala, o dovete documentare la connettività di un impianto già in progetto? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e la classe di disponibilità del cablaggio si scrive prima di scavare, non dopo.

Fonti