Verso gli 800G: si fallisce sul cablaggio, non sulla tecnologia
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Il 2026 è l’anno in cui i data center passano di velocità: 400G resta la base installata per l’accesso ai server, 800G diventa lo standard di riferimento per le interconnessioni fabric, soprattutto nei cluster AI ad alta densità di GPU, e l’1,6T si affaccia all’orizzonte. La notizia arriva sempre raccontata dai transceiver e dagli switch. Ma chi costruisce e cabla lo sa: la maggior parte dei progetti 800G non fallisce sulla tecnologia, fallisce sulla pianificazione del cablaggio — scelte ottiche, strategia di breakout e gestione della fibra decise troppo tardi. Vale per l’hyperscale e vale, in scala, per la sala dati aziendale che deve reggere i prossimi dieci anni.
Le tre variabili che decidono tutto (e vanno decise prima)
- Il tipo di fibra: OM4, OM5 o monomodale. Sul multimodale, OM4 e OM5 reggono 400G e 800G ma con il limite dei 100 metri — oltre, o si va monomodale o si ripensa la topologia. La scelta non è «prendiamo la migliore»: è dimensionare le distanze reali della sala prima di posare, perché cambiare fibra dopo significa rifare le tratte.
- La densità di fibre: MPO a 8, 12 o 16. Qui sta l’errore costoso. L’infrastruttura multimodale a 8 fibre che oggi supporta 400G richiede il doppio della fibra per fare 800G; la connettività a 16 fibre (MPO-16) dà la densità giusta al passo successivo. Chi posa oggi pensando solo al 400G di domani si ritrova a ricablare; chi progetta la conduttistica e i pannelli per la densità target risparmia un intervento intero.
- Il budget ottico, in decibel. I margini si stringono: la perdita d’inserzione ammessa scende (indicativamente ~1,8-1,9 dB per gli 800GBASE-SR8), il che rende ogni connettore e ogni giunzione un fattore critico. A queste velocità un connettore sporco o una permuta mediocre non degrada: fa cadere il link. È il motivo per cui la certificazione OTDR di ogni tratta smette di essere una formalità e diventa la differenza tra una sala che accende e una che dà errori intermittenti introvabili.
Perché riguarda anche la sala dati aziendale
Non serve essere un hyperscaler. Con il boom degli investimenti in data center e l’adozione di AI on-premise, anche le sale dati aziendali di media dimensione affrontano oggi le stesse scelte in miniatura: dorsali interne che devono reggere gli upgrade futuri, breakout dai fabric ai server, gestione della fibra che non diventi un groviglio ingestibile alla terza espansione. Chi rinnova un CED nel 2026 e cabla «per oggi» ricablerà nel 2028. La regola è la stessa a ogni scala: la fibra dura più degli apparati, quindi si progetta per la velocità che verrà, non per quella che serve adesso.
La checklist prima di posare un solo metro
- Mappate le distanze reali della sala: sotto o sopra i 100 metri decide multimodale vs monomodale.
- Scegliete la densità MPO sul target, non sul presente: se l’orizzonte è 800G/1,6T, 16 fibre evita il ricablaggio.
- Definite la strategia di breakout (fabric → server) prima della posa: è la scelta che, rimandata, fa fallire i progetti.
- Fissate il budget ottico e pretendete il collaudo bidirezionale documentato di ogni tratta e permuta.
- Progettate la gestione della fibra: percorsi, raggi di curvatura, etichettatura, spazio per le espansioni. La sala vale l’anello più debole — e alla terza aggiunta, il groviglio è l’anello più debole.
La tecnologia a 800G è matura e disponibile. Ciò che scarseggia è la posa fatta con l’orizzonte giusto: è il lavoro che facciamo, a regola d’arte e con il collaudo in mano, dal sopralluogo alla consegna documentata.
State progettando o rinnovando una sala dati e volete cablarla per i prossimi dieci anni, non per oggi? Parlate con un tecnico: sopralluogo e preventivo gratuiti.