Note operative Normativa

Cavo di potenza e fibra nella stessa trincea: quale distanza dice la norma tecnica?

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Apparecchiature di una sottostazione elettrica ad alta tensione, isolatori e sbarre, fotografia in bianco e nero
Da una sottostazione come questa si propaga nel terreno il potenziale che il vostro cavo, nella trincea vicina, può raccogliere.

Stamattina abbiamo scritto del diritto di infilarvi nello scavo di un altro: il regolamento (UE) 2024/1309, articolo 5, permette di chiedere il coordinamento delle opere di genio civile, un mese prima del progetto definitivo altrui. Quel pezzo si fermava lì. Questo comincia dove quello finisce: la richiesta è accolta, il cantiere è comune, e nella trincea concessa corre già — o correrà — un cavo di potenza. Da qui non decide più il regolamento: decide una norma tecnica molto più vecchia, e la trincea condivisa smette di essere un problema di spazio. Diventa un problema di elettricità.

Cosa dice K.19: non un ingombro, una distanza elettrica

La Raccomandazione ITU-T K.19, «Joint use of trenches and tunnels for telecommunication and power cables» (Ginevra 1980, edizione K.19 11/88, tuttora in vigore), fra i vantaggi dell’uso congiunto — costi ridotti, spazio usato meglio, meno rifacimenti stradali — ne aggiunge uno che rovescia l’intuizione comune: «the separation of power and telecommunication cables is more precisely assured», la separazione è assicurata in modo più preciso. Una trincea condivisa, fatta bene, separa i cavi meglio di due trincee scavate senza saperne l’una dell’altra: la posizione reciproca è nota e documentata.

Il paragrafo 2 fissa la sicurezza elettrica. Cavi poco distinguibili vanno marcati chiaramente, e «power cables should generally be buried deeper than telecommunication cables»: la potenza va interrata più in profondità. La distanza non è un numero fisso: dipende da quattro fattori — tensione e tipo del cavo di potenza, tipo del cavo di telecomunicazione, natura del separatore — e K.19 rimanda alle norme nazionali: «the minimum distance is often stipulated in national standards». Le deroghe valgono solo in due casi: neutro concentrico in bassa tensione insieme ad armatura a terra sul cavo — condizione doppia, non alternativa — oppure separazione con riempimenti in calcestruzzo. Dove lo scavo manuale espone il personale a rischio, l’alta tensione va protetta con coperture adeguate.

Induzione elettromagnetica: quando temerla, quando no

Il paragrafo 3 indica tre situazioni in cui il rischio è soprattutto atteso: neutro direttamente a terra; conduttori di fase in cavi separati, come nei cavi unipolari trifase; correnti con armoniche elevate. Non è atteso in condizioni operative normali — fasi disposte e trasposte correttamente — o quando il parallelismo è breve, poche centinaia di metri. Altri conduttori metallici in galleria, come tubazioni o armature del calcestruzzo, hanno di norma un effetto schermante: va determinato caso per caso.

Il pericolo che nessuno mette in capitolato: il potenziale di terra

Un secondo fenomeno, distinto dall’induzione, non è trattato da K.19 ma dalla ITU-T K.8, «Separation in the soil between telecommunication cables and earthing system of power facilities» (edizione K.8 11/88, Mar del Plata 1968 modificato a Melbourne 1988, in vigore). Un cavo interrato «without an insulating layer around the metal sheath» — senza strato isolante attorno alla guaina metallica — vicino a un impianto di terra di alta tensione può raccogliere, in caso di guasto, parte dell’earth potential rise (EPR), il rialzo di potenziale di terra: fonte di disturbo pericoloso e rischio per il personale.

L’estensione della zona di EPR «varies from some tens to some thousands of metres» — da alcune decine ad alcune migliaia di metri — secondo resistività del terreno e configurazione dell’elettrodo. Il dato che pesa sul lavoro: «measurements and calculation of the EPR zones are made by the power distribution authorities» — le misure e i calcoli li fa il gestore elettrico. Non li producete voi.

La tabella 1 di K.8 riporta le distanze oltre le quali non serve né calcolo né misura, incrociando resistività, tipo di neutro e ubicazione: da 2 metri — terreno molto conduttivo, sotto 50 Ω·m, urbano, neutro isolato — fino a 200 metri, terreno oltre 10.000 Ω·m, rurale, neutro a terra. Non è una distanza: è un intervallo di due ordini di grandezza. Due avvertenze della tabella vanno lette insieme ai numeri: la nota 1 precisa che quei valori si riferiscono di norma a linee e impianti con tensione nominale pari o superiore a 132 kV — non alla distribuzione di media tensione; la nota 4, che non tengono conto dei rischi per chi lavora dentro la zona, perché «such hazards require additional measures or precautions». Un capitolato che scrive «distanza adeguata», senza resistività e tipo di neutro, non dice nulla.

La fibra come rimedio — e la trappola dell’elemento metallico

Il paragrafo 9 di K.8 indica il primo rimedio nell’aumentare la distanza; dove non si può, propone di isolare i cavi in tubi di plastica. Poi la frase che chiude il cerchio: quando l’EPR è estremamente elevato, o la zona molto estesa, «optical fibre cables or radio-relay systems may be used instead of metallic cables» — si possono usare fibra ottica o sistemi radio al posto dei cavi metallici.

Ma nasconde una trappola. K.8 contrappone i cavi ottici ai metallici — ma un cavo ottico con armatura, rinforzo o tubetto in metallo, ai fini dell’EPR è un cavo metallico: raccoglie il potenziale come lo raccoglierebbe un cavo in rame. Scrivere in capitolato «cavo in fibra ottica» credendo di aver risolto il problema, nella zona di EPR non risolve nulla: serve un cavo interamente dielettrico — nessun elemento metallico, né in armatura né in rinforzi — oppure il tubo isolante del paragrafo 9. È lo stesso principio del cavo ADSS: un cavo interamente dielettrico non offre alcun percorso conduttivo lungo cui il potenziale possa trasferirsi.

Gli altri rischi, e l’accordo scritto prima che il cantiere apra

Il paragrafo 4 elenca altri pericoli: colpire un cavo di potenza durante lo scavo; accesso e isolamento difficili in galleria; esplosioni da perdite di gas, se presenti; accumuli di aria viziata. Chiede che i metodi sicuri siano incorporati nel joint working agreement. Il paragrafo 5 aggiunge cooperazione disciplinata, doveri e responsabilità definiti con precisione — e le misure per spazio e manutenzione vanno concordate prima che il cantiere comune inizi, non durante.

Va detto senza sarcasmo: K.19 è un testo del 1980, K.8 del 1968 rivisto nel 1988, entrambi ancora in vigore — la fisica del potenziale di terra non è cambiata in quarant’anni. È cambiato quante volte un operatore di fibra ci si trova: il regolamento 2024/1309 si applica dal 12 novembre 2025. Prima la trincea condivisa era l’eccezione; oggi il regolamento la incoraggia.

Cosa scrivere in capitolato, cosa verificare in accettazione

  1. Richiedete per iscritto al gestore elettrico resistività, tipo di neutro e perimetro della zona di EPR: senza questi tre dati la distanza non si sceglie.
  2. Specificate cavo interamente dielettrico nella zona di EPR, oppure la posa in tubo isolante.
  3. Fissate quota di posa — potenza più in profondità — e marcatura, con verifica in accettazione prima del rinterro: dopo, la quota non si misura più.
  4. Mettete per iscritto, nel joint working agreement, chi fa cosa nello scavo manuale vicino alla potenza, e le procedure per gas e aria viziata in galleria.
  5. Riportate in as-built il parallelismo: lunghezza, distanza, quota, tipo di rete affiancata.

I due assi, applicati a una trincea

Le condizioni di K.19 e K.8 non restano raccomandazioni da leggere una volta: nei capitolati che scriviamo e verifichiamo diventano righe verificabili — richiesta al gestore elettrico, cavo dielettrico dove serve, quota di posa — e punti di collaudo prima del rinterro, con traccia e misura da esibire in accettazione.

Quei dati non restano un verbale isolato. Tracce, misure e as-built del parallelismo — quali tratte corrono vicino a una linea di potenza, a quale distanza, con quale neutro — confluiscono in una sola mappa della rete: un’AI diagnostica il guasto, la squadra sa già dove intervenire, insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo. Due modalità sempre: on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda nella rete del cliente, oppure cloud dedicato con data center in Italia — sempre con gestione condivisa.

Il punto.

La trincea condivisa non è un problema di ingombro: è un problema di elettricità. Resistività, tipo di neutro e perimetro dell’EPR ve li deve dare per iscritto il gestore elettrico; e «cavo in fibra ottica», da solo, nella zona di EPR non è ancora la soluzione.

La vostra prossima tratta condivide la trincea con un cavo di potenza, e non sapete a chi chiedere la resistività del terreno? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e la richiesta al gestore elettrico si prepara col cantiere ancora in progetto, non a trincea già aperta.

Fonti