Note operative Tecnica

SINFI 4.0: i dati che avete già conferito sono ancora conformi?

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Palina di legno consumata con due numeri dipinti a mano, immersa nell’erba secca, in bianco e nero
Il codice resta dipinto dov’era. È il registro che gli sta dietro ad avere cambiato significato.

L’archivio che avete conferito al catasto nazionale delle reti è passato dal validatore ed è stato accettato. Da luglio due dei codici che contiene non esistono più nel dominio che li prevedeva, e una colonna che molti avevano lasciato vuota è diventata contenuto minimo obbligatorio. Sul portale del catasto non c’è un annuncio della 4.0: la differenza sta dentro i documenti.

Che cosa vuol dire obbligatorio in questa specifica

Non lo dice la cardinalità. Lo dice una lettera. L’introduzione della versione 4.0 è esplicita: «i costrutti discriminati dalla lettera “P”, rappresentano contenuti informativi minimi, quindi obbligatori per l’implementazione del SINFI»; quelli senza la P sono facoltativi.

Prendete l’attributo 07030203 ND_ELE_UTE, tipo utenza allacciata, sui nodi della rete elettrica. Nella 3.1.2 la riga porta cardinalità [0..*] e nessuna P. Nella 4.0 porta la stessa identica cardinalità [0..*] e la P. Chi ha confrontato le due versioni guardando le cardinalità ha concluso che non era cambiato niente. È cambiata la colonna a destra. Nella nota sui nodi avevamo segnalato che l’obbligatorietà annunciata non tornava con il [0..*] stampato: il testo adottato scioglie il nodo, l’obbligo sta nella P e riguarda il popolamento minimo, non il numero di valori per istanza.

Due codici che il vostro archivio contiene e il dominio non prevede più

L’attributo 07030114 TR_ELE_TY, tipo del tratto di linea della rete elettrica, nella 3.1.2 aveva sei voci: 01 alta tensione, 02 media, 03 bassa, 04 «tratta destinata all’illuminazione pubblica», 05 «tratta destinata alla semaforizzazione e similari», 95 altro. Nella 4.0 ne ha quattro: 01, 02, 03, 95.

Chi ha codificato come 04 una dorsale d’illuminazione ha in archivio un valore che il dominio corrente non contempla. L’informazione non è sparita dal modello: si è spostata sul nodo, dentro il dominio delle utenze, ai valori 0701 — stampato nel documento adottato come «illuminazione pubblicaf» — e 0702 «semafori».

Spostare un’informazione dalla linea al nodo non è una ridenominazione. Una dorsale è un record, i punti che alimenta sono molti, e nessuna tabella di conversione ricava i secondi dal primo. È un rilievo, non una transcodifica.

Nel frattempo l’attributo tipo del nodo, ND_ELE_TY, continua a portare 02 «punto luce» e 04 «semaforo - cartello stradale o similare»: il documento di accompagnamento proponeva di eliminare quelle duplicazioni, la specifica adottata le ha tenute. Lo stesso lampione resta descrivibile in due posti, e a decidere è chi compila.

Il dominio non appartiene alla rete elettrica

Il documento di accompagnamento presenta l’albero delle utenze sotto la classe elettrica, e lì l’occhio si ferma. Tipo utenza non è un attributo: è il dominio 1000, condiviso. Nella 4.0 lo referenziano sette classi di nodo — acquedotto, smaltimento acque, elettrico, gas, teleriscaldamento, oleodotti e telecomunicazioni: ND_AAC_UTE, ND_SAC_UTE, ND_ELE_UTE, ND_GAS_UTE, ND_TLR_UTE, ND_OLE_UTE, ND_COM_UTE.

Solo quella elettrica ha guadagnato la P. Le altre sei restano facoltative — ma il dominio è stato riscritto sotto tutte. Anche sotto i nodi di telecomunicazione: chi aveva compilato ND_COM_UTE per diligenza, quando nessuno glielo chiedeva, ha oggi un campo da rivedere proprio perché lo aveva compilato.

E la riscrittura è profonda: da sei righe a trentadue. 01 domestica con tre voci, 02 industriale suddivisa per classe dimensionale d’impresa, 03 agricola con sette, 06 strutture pubbliche con sei, 07 servizi urbani con sei — illuminazione, semafori, colonnine di ricarica, videosorveglianza, sensori e dispositivi IoT.

Due voci del vecchio dominio nel nuovo non ci sono: 04 «mista» e 05 «antincendio». Il report delle modifiche le elenca entrambe fra i valori proposti; la specifica adottata non le contiene. Per «mista» una lettura esiste: con [0..*] si elencano le utenze effettive e il caso misto si esprime da sé. Per «antincendio» nel nuovo albero non c’è equivalente, a nessun livello. Chi aveva marcato così l’alimentazione di un impianto sceglie fra 95 «altro» e la perdita della distinzione.

Il bersaglio si è spostato, il metro pubblicato no

Il conferimento non lo giudica una persona che legge: lo giudica un programma. Sul portale del SINFI — piattaforma del MIMIT, coordinata dal Dipartimento per la trasformazione digitale e gestita da Infratel Italia — la pagina sul processo di validazione dice che lo strumento è il GeoUML Validator (CISIS e Politecnico di Milano), che controlla la conformità «geometrica, topologica e di database» rispetto a una specifica di riferimento e restituisce un report con gli errori raccolti in sei famiglie: strutture assenti; assenza e compatibilità degli attributi; violazione dei controlli metrici; violazioni di cardinalità e univocità; violazioni dei vincoli di chiave esterna; violazioni dei vincoli GeoUML.

Nella sezione documentazione, il pacchetto pubblicato è la «SCS versione 3.1.2», descritta come «Specifica 3.1.2 su la quale si effettua la validazione dei dati». Accanto, il modello fisico Mapping shape flat 3.1.2, il progetto QGIS con gli shapefile vuoti della 3.1.2 e il validatore portatile v3.1.2. La pagina riporta come ultimo aggiornamento il 13 marzo 2025.

Oggi, quindi: specifica adottata 4.0, pacchetto di validazione pubblicato 3.1.2. È una finestra, e si chiude. È l’unico momento in cui l’archivio si allinea senza un caricamento respinto in mezzo — tanto più che, scrive il portale, «La validazione dell’operatore diverrà, come previsto dal decreto, obbligatoria».

Che cosa fare prima che si chiuda

  1. Inventariare i valori usati, non i campi previsti. Un SELECT DISTINCT su TR_ELE_TY e sui sette *_UTE, con il conteggio dei record per valore. Quanti 04 e 05 avete è un numero, non un’impressione.
  2. Scrivere la regola di conversione per ogni codice sparito, con data e firma. Dove un equivalente non esiste — «antincendio» — registrare la perdita, invece di farla sparire dentro 95.
  3. Trattare illuminazione e semaforizzazione come rilievo, non come transcodifica: l’informazione deve arrivare sui nodi, e se il dato di nodo non c’è va raccolto in campo, con il costo che ha.
  4. Congelare la versione. Ogni consegna deve dichiarare con quale versione della specifica è stata prodotta e con quale SCS è stata validata. Senza quel dato, fra due anni nessuno saprà se un 04 è un errore o solo un archivio vecchio.

Quello che non sappiamo

Non sappiamo quando il pacchetto di validazione passerà alla 4.0: sul portale non c’è una data e l’archivio delle notizie, da novembre 2023 a oggi, non annuncia la nuova versione. Non sappiamo se l’assenza di «mista» e «antincendio» dal dominio adottato sia una scelta o un refuso: lo stesso vale per «illuminazione pubblicaf» — per le specifiche AgID pubblica segnalazioni di refusi dedicate, e per la 4.0 nella sezione regole tecniche non ne risulta pubblicata una. Non abbiamo eseguito il validatore su un dataset che contenga i codici spariti: in quale delle sei famiglie finiscano, e se finiscano fra gli errori o fra le eccezioni, è cosa che si misura. E nella specifica adottata non c’è disposizione transitoria né termine per l’adeguamento del già conferito.

Il punto.

Un archivio conforme non è conforme per sempre: è conforme a una versione. Chi conferisce dati a un catasto ha un secondo dato da tenere, ed è la versione del metro con cui è stato misurato il primo. Questo entra nel capitolato come clausola: chi produce gli as-built dichiara versione della specifica e SCS di validazione, e consegna il report insieme al lavoro — non sei mesi dopo, quando il rilievo va rifatto. È il modo in cui lavoriamo: documentazione as-built e conferimento impostato come esportazione, non come campagna a posteriori.

E c’è l’altro asse. Tracce, misure, as-built e allarmi smettono di essere file sparsi e diventano una mappa unica della rete, dove la domanda quali record non reggono la versione corrente è una query e non un mese di lavoro: su quella mappa un’AI fa la diagnosi e una squadra chiude il guasto. Dove serve, l’AI gira nel perimetro del cliente — on-premise o cloud dedicato in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo. Squadre nostre, senza subappalto.

Dovete capire quanti record del vostro conferimento non reggono la 4.0? Parlatene con un tecnico: si parte dal conteggio, non dal preventivo.

Fonti