Note operative Tecnica

Fibra interrata senza cavidotto: la ITU-T L.163 garantisce l’affidabilità?

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Cavo nero disteso in diagonale su una parete intonacata e crepata, in bianco e nero
Nessuna tubazione, nessuno scavo: la posa diretta in superficie comincia da un contatto così, non protetto.

Un capitolato per un collegamento fuori città cita «posa diretta in superficie secondo ITU-T L.163», e la voce di costo si accorcia: niente cavidotto, scavo minimo, tempi rapidi. Chi la cita di solito si è fermato al titolo. La raccomandazione esiste, è dell’ITU-T, ed è seria — ma la prima cosa che dichiara di sé, in una riga che nessun capitolato riporta, è quale affidabilità offre. Non è in una nota a piè di pagina. È in copertina, tra le parole chiave.

Il dato che sta in copertina.

La ITU-T L.163, Criteria for optical fibre cable installation with minimal existing infrastructure, approvata il 29 novembre 2018 dallo Study Group 15, elenca le proprie parole chiave in apertura, prima ancora del sommario: «Best-effort reliability, closing the digital divide, developing countries, direct surface application, optical fibre cable installation, rural areas.» La prima non è un dettaglio tecnico da scoprire in fondo al documento: è la prima parola che l’ITU-T stesso associa al documento.

La clausola 3.2.1 definisce il suo oggetto in una riga: «DSA cable: Optical fibre cable for direct surface application as defined in [ITU-T L.110].» DSA, direct surface application, è un cavo pensato per stare a diretto contatto con l’ambiente — posato sulla superficie o in un solco poco profondo, senza una tubazione che lo separi dal terreno lungo il percorso. Nessun cavidotto vuol dire nessuna delle protezioni che un cavidotto offre per default: non è un dettaglio costruttivo, è la premessa di tutto il resto.

Dove la differenza si vede.

  1. «Almeno un impatto». Alla clausola 8.2.2 a), fra i criteri per scegliere il cavo, una nota chiarisce il livello di resistenza atteso: «NOTE 1 – DSA cables should be crush resistant to withstand at least one impact by a road construction machine.» Un impatto, non una serie. In un solco rurale attraversato di rado ha senso; su una tratta urbana o industriale, dove un cantiere torna nello stesso punto più volte in un anno, il secondo colpo non è previsto da nessuna parte — la nota non lo esclude, semplicemente non lo tratta.

  2. La profondità è una variabile, non una soglia. La clausola 8.1.2 a) è netta: «the depth of the trench or groove can be less than 0.5 m. The depth should be determined upon terrain, cost, construction speed, security, trust ability and longevity.» Costo e velocità compaiono accanto a sicurezza e durata, sullo stesso piano. In un caso ancora più estremo — terreno vergine, clausola 8.2.1 — la raccomandazione ammette di interrare il cavo a meno di 5 cm, il minimo per non farlo scivolare lungo un pendio. Una nota a margine della 8.1.2 rimanda a un altro documento — 0,8 m, 0,6 m e 0,5 m secondo la portata della tratta — ma quel documento è marcato [b-IEC TR 62691]: il prefisso «b-» nella bibliografia della L.163 segnala un riferimento informativo, non un requisito della raccomandazione. Chi scrive «posa secondo L.163» non ha scritto una profondità: l’ha lasciata a chi scava. È lo stesso spazio che le regole italiane sulla minitrincea provano a chiudere con soglie esplicite — qui resta aperto.

  3. Il cavo che non si vede è quello che si taglia. La clausola 8.1.1 e) tratta la visibilità come compromesso, non come requisito: «Shiny-colour polyethylene (PE) sheath could have a shorter life than black. Another option is to use black PE sheath with a distinctive stripe. The cable visibility issue may need to be decided at each community.» Guaina lucida, più visibile e più rubabile; guaina nera con striscia, meno appetibile e più difficile da vedere per chi scava dopo. La raccomandazione lascia la scelta alla comunità locale — non specifica quale delle due, né impone di registrarla da qualche parte.

Il contrappeso: le coordinate che quasi nessun capitolato pretende.

C’è una clausola, la 10.2, che vale più delle altre messe insieme, perché è l’unica difesa che resta quando profondità e tubazione non ci sono: «As-build [sic, refuso nell’originale] records along with video recording with optical fibre of the cable route co-ordinates (latitudes and longitudes) should be recorded, preferably in a geographic information system (GIS) will help from a centralised network operation centre (CNOC) team to guide the local maintenance team to reach the spot of outage with ease.» Coordinate di percorso, in un GIS, per guidare chi ripara fino al punto esatto del guasto. È esattamente la documentazione as-built che troppi capitolati italiani trattano come allegato facoltativo, e qui la raccomandazione la tratta come condizione di sopravvivenza della rete, non come cortesia verso il collaudo.

Il rovescio: non è una raccomandazione da evitare.

La L.163 non nasconde il proprio limite di architettura: la clausola 1 lo scrive in una frase secca, «This Recommendation considers only point-to-point network architectures.» E dichiara altrettanto apertamente a chi si rivolge: è pensata per essere «equally applicable to the developing countries where creation of telecommunications infrastructure is underway to bridge the digital divide», ed è utile «in quick restoration of telecom services» dopo un’interruzione. Chiede persino, alla clausola 8.3, una prova di installazione preventiva su un breve tratto rappresentativo, prima di impegnare l’intera tratta: un metodo, non un’improvvisazione.

Il problema non è la raccomandazione, che è esplicita su cosa è e su cosa non promette. È chi la cita in un capitolato per una tratta industriale, un collegamento fra due sedi, un ripristino che dal provvisorio diventa definitivo, senza dire in quale regime di affidabilità sta comprando.

Cosa scrivere a capitolato.

  1. Profondità dichiarata come valore minimo assoluto, in centimetri, per tipologia di terreno — non «può essere meno di», delegato a chi posa.
  2. Classe di resistenza allo schiacciamento con il numero di impatti richiesti, non «almeno uno»: due o più, a seconda che la tratta sia rurale, urbana o industriale, con la prova a supporto.
  3. Regime di visibilità e segnalazione deciso e scritto — guaina lucida o nera a striscia — con la decisione a verbale, non lasciata «a ogni comunità».
  4. As-built con coordinate di percorso, consegnato in GIS, come condizione di collaudo — non un file allegato a lavori finiti, ma un requisito di accettazione.
  5. La dichiarazione esplicita del regime di affidabilità accettato: se il capitolato cita la L.163, deve scrivere che accetta un regime best-effort — o spiegare quali clausole aggiuntive lo escludono.

Come si verifica in accettazione.

Il collaudo misura la profondità reale lungo tutta la tratta, non quella dichiarata a preventivo, e verbalizza l’esito della prova di schiacciamento con il numero di impatti superati. Controlla a vista che il regime di visibilità scelto corrisponda a quanto scritto — guaina e colore, non solo la scheda del produttore. Riceve il file GIS con le coordinate di percorso e ne verifica a campione la corrispondenza sul terreno. E chiude con una firma su un punto che nessun collaudo tradizionale chiede: la conferma scritta di quale regime di affidabilità è stato accettato per quella tratta.

Il punto.

Il dato in copertina della L.163 non è un difetto da correggere: è un’informazione che il capitolato deve trasferire, clausola per clausola, in requisiti misurabili — profondità come soglia e non come intervallo, classe di schiacciamento con il numero di impatti, segnalazione decisa e scritta, as-built georiferito come condizione di collaudo, con la traccia da esibire e non un parere. È il lavoro che facciamo in ogni capitolato di conformità che scriviamo, in posa diretta come su cavidotto tradizionale: scrivere il numero, non il rimando alla norma. E le coordinate di percorso, le condizioni di posa e le misure ottiche non restano un file GIS consegnato una volta: entrano nella stessa mappa del sito e della rete, dove un’AI segnala quale tratta è stata posata in regime best-effort e va sorvegliata diversamente, e la squadra interviene — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo. Dove serve un’AI sui dati della rete, gira nel perimetro del cliente: on-premise su macchine autonome senza integrazione profonda nella rete esistente, oppure in cloud dedicato con data center in Italia, gestione condivisa fra le due squadre. Siamo già sul campo, con squadre nostre, senza subappalto.

State per scrivere un capitolato che cita la posa diretta in superficie, o dovete accettare una tratta già posata così da altri? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, ed è il momento in cui si scrive a quale regime di affidabilità si sta lavorando.

Fonti