Note operative Tecnica

Norme minime di prestazione per i data center: il progetto che state disegnando le supera?

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Acqua che tracima su due soglie curve in calcestruzzo di uno sfioratore, schiuma lungo il ciglio, fotografia in bianco e nero
Uno sfioratore rende visibile una quota fissa: quello che sta sopra passa e si misura, il resto resta nel bacino.

Il PUE di progetto del centro dati che state ammodernando lo avete fissato guardando la prassi corrente: quello che dichiarano oggi gli impianti simili al vostro. È il riferimento sbagliato, e da ieri c’è un numero pubblico che lo dice. Fra i centri dati europei che hanno comunicato i propri dati alla banca dati dell’Unione, circa la metà sta sopra i valori di riferimento — e sono quei valori, non la media del mercato, la base della soglia minima che la Commissione propone ora per le strutture nuove o ammodernate.

Il primo censimento europeo si è fermato al 36 %

La relazione COM(2026) 500 final del 21 settembre 2026, sull’efficienza energetica dei centri dati nell’UE, è un documento dichiarato dalla Commissione, non un atto depositato in Gazzetta. Legge il primo periodo di comunicazione, maggio-settembre 2024: quello aperto dall’articolo 12, paragrafo 1, della direttiva (UE) 2023/1791 — soglia: potenza IT installata pari ad almeno 500 kW; consolidato 02023L1791 — IT — 05.08.2026, marcatori ►B e ►M1 per la direttiva (UE) 2024/1788, nessun ►C, articolo 12 non toccato — e dal regolamento delegato (UE) 2024/1364, che ha istituito la banca dati europea con scadenze al 15 settembre 2024, poi al 15 maggio 2025, poi annuali.

Il campione: nel primo periodo hanno comunicato 770 centri dati, «pari al 36 % circa del totale stimato dei centri dati soggetti all’obbligo di comunicazione nell’UE». E non è distribuito: «Sei Stati membri hanno segnalato zero centri dati e cinque Stati membri ne hanno comunicati meno di tre». Undici Stati membri su ventisette: in buona parte dell’Unione l’obbligo non è ancora arrivato agli operatori. Della parte arrivata, la relazione considera affidabile il 70,1 %, cioè coerente su tutti i parametri forniti.

Anche il calendario conta. Il paragrafo 5 dell’articolo 12 dava un termine: «Entro il 15 maggio 2025 la Commissione verifica i dati disponibili sull’efficienza energetica nei centri dati». La verifica è arrivata sedici mesi dopo.

Metà sta sopra la riga

Il passaggio che riguarda chi progetta è al paragrafo 3.3: «circa la metà dei centri dati che hanno effettuato la comunicazione in Europa supera il valore di riferimento di 1,5 raccomandato per la PUE e/o il valore di riferimento di 0,4 raccomandato per la WUE».

Le medie, da sole, rassicurano: 1,36 di PUE media ponderata nel 2024 su 681 strutture con valori ritenuti affidabili, 0,58 di WUE su 458. Ma le medie nazionali vanno da 1,15 a 1,66 sul PUE e da 0,07 a 1,28 sulla WUE. E una riga va letta due volte da chi dimensiona una sala nuova: «I centri dati più piccoli (500-1 000 kW) indicano una PUE media di 1,64, notevolmente superiore alla media». La fascia di potenza che fa scattare l’obbligo è anche quella che oggi sta peggio.

Che cosa la banca dati sa, e che cosa non sa

Il fattore di riutilizzo dell’energia (ERF): nel primo periodo di comunicazione «solo 67 centri dati hanno segnalato un parziale riutilizzo del calore di scarto», e dai dati emerge che nell’UE «si riutilizza circa l’1,8 %» del calore totale generato. La nota 39 avverte che la cifra potrebbe non rappresentare appieno il panorama europeo: alcuni valori calcolati sembravano irrealisticamente elevati. È l’indicatore che si misura al confine della struttura: pretende un impianto che esista, e infatti quasi non esiste.

Il fattore di energia rinnovabile (REF): media ponderata UE 0,86, e oltre il 70 % dei siti segnalati «copre già annualmente il 100 % del proprio consumo di energia elettrica con energia rinnovabile». Sembra il rovescio dell’ERF, ma la riserva sta nella riga dopo: gran parte di quella quota viene da garanzie di origine o da accordi di compravendita di energia elettrica «che non sono necessariamente collegati alla produzione locale o a nuovi contributi di produzione di energia rinnovabile». Un indicatore misura un impianto, l’altro un contratto.

L’etichetta la state già scrivendo voi

Il paragrafo 3.2 cambia il valore di una dichiarazione già consegnata: «gli indicatori riportati sull’etichetta sono stati selezionati tra quelli già comunicati dai gestori dei centri dati alla banca dati europea», e «Le soglie sono state fissate sulla base dell’analisi dei dati del primo periodo di comunicazione». Poi il calcolo è automatico: l’automazione della piattaforma «genererà etichette di classificazione alla fine di ciascun periodo», e l’etichetta sarà accessibile al pubblico in formato elettronico.

Nessuno vi chiederà altri dati. La classe si calcola su quello che avete già scritto nel modulo, quando sembrava un adempimento da chiudere entro maggio. Un indicatore omesso per motivi tecnici, una categoria di misura dichiarata alla leggera, un contatore montato nel punto comodo e non in quello prescritto: erano difformità documentali, diventano un voto pubblico.

Lo stesso paragrafo aggiunge che «è stato adottato un secondo regolamento delegato relativo all’istituzione del sistema comune di classificazione dell’Unione»; la nota 16 lo identifica come regolamento delegato (UE) 2026/7000. Non risulta pubblicato in Gazzetta secondo questa ricerca: il CELEX 32026R7000 non esiste nell’archivio Cellar, e al 18 settembre 2026 la numerazione dei regolamenti 2026 pubblicati arrivava a 2026/2143. Gli atti delegati restano due mesi allo scrutinio di Parlamento e Consiglio: adottato non è pubblicato.

Le norme minime, e a chi si applicheranno

Quel paragrafo 5 chiede proposte legislative, dice la relazione, «anche attraverso la definizione di norme minime di prestazione»; la direttiva scrive «tra cui norme minime di prestazione». La relazione le propone per «tutti i centri dati nuovi o ammodernati in Europa», con soglie possibili su PUE, WUE e REF, o una loro combinazione, e un calendario separato per le strutture esistenti. Primo passo dichiarato: invito a presentare contributi, consultazione pubblica, valutazione d’impatto. Nessuna soglia è ancora scritta.

L’ordine di grandezza è riportato da terzi, non misurato dalla banca dati: la Commissione richiama stime dell’Agenzia internazionale per l’energia secondo cui misure come le norme minime di prestazione farebbero risparmiare «circa 65 TWh di energia l’anno a livello mondiale, di cui quasi 20 TWh in Europa».

Quello che non sappiamo

  • Il contenuto dell’etichetta. Il secondo regolamento delegato non risulta pubblicato: indicatori, soglie e classi non sono verificabili.
  • Il dato italiano. La figura 1 dà il dettaglio per Stato membro, ma nella resa consultata è un’immagine.
  • Il campione dietro il REF. La nota 40 scrive «584 centri dati hanno comunicato valori WUE ritenuti affidabili», con la stessa formula della nota 35, che per la WUE indica 458; le due versioni linguistiche coincidono, quindi non è un refuso di traduzione.
  • Il consolidato del delegato. La versione 02024R1364-20240517 risulta registrata, dunque senza modifiche, ma Cellar non ne restituisce il testo: abbiamo letto quella in Gazzetta del 17.5.2024.
  • Le norme a pagamento. La nota 34 dichiara unità «in linea con la norma EN 506400-4», sigla che in questa forma non trova riscontro a catalogo; della serie EN 50600-4 e della ISO/IEC 30134 citiamo solo numero, titolo e stato.

Il punto

Fra la dichiarazione di oggi e l’etichetta di domani non c’è un passaggio intermedio: è lo stesso dato, riletto da un algoritmo. La partita si gioca prima, sullo schema d’impianto. Nei capitolati di conformità che consegniamo, il valore obiettivo di PUE e di WUE diventa una clausola con la sua categoria di misura e il suo punto di prelievo, verificata in accettazione e non alla prima comunicazione utile. Sull’altro asse, i dodici mesi di letture che alimentano gli indicatori smettono di essere un foglio ricompilato ogni maggio: contatori, temperature, portate d’acqua, energia riusata e as-built confluiscono in una mappa unica del sito, dove un’AI segnala il contatore fermo o la deriva del PUE che a dicembre vi porta sopra la riga, e una squadra nostra interviene prima che quel valore entri nella banca dati. Dove serve un’AI su quei dati, gira nel perimetro del cliente, on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia, insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo.

State dimensionando un centro dati nuovo, o un ammodernamento sopra i 500 kW, e volete sapere se il progetto regge una soglia minima non ancora scritta? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e il valore obiettivo si decide sullo schema d’impianto.

Fonti