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Moduli per antenne e scavi in fibra: due scadenze, e le lettere non corrispondono più

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Primo piano della fiala di una livella a bolla incassata in un corpo metallico graffiato, la bolla sconfina oltre la tacca di destra, fotografia in bianco e nero
La bolla sembra a posto finché non si guardano le tacche: quello che si è spostato è il riferimento, non lo strumento.

La pratica di scavo urbano che avete in preparazione la state montando sul modello H, e fino a settembre era la lettera esatta. Nell’allegato pubblicato in Gazzetta il 25 settembre la lettera H indica un’altra cosa — la comunicazione di avvio lavori per gli impianti radioelettrici — e l’istanza per opere civili, scavi e occupazione di suolo pubblico in aree urbane è diventata il modello J. Gli enti locali hanno tempo fino al 9 novembre 2026 per adeguare la modulistica in uso: fino ad allora la stessa lettera, su portali diversi, può aprire procedimenti diversi.

Nove modelli diventano undici

L’Accordo sancito in Conferenza Unificata il 10 settembre 2026 (Repertorio atti n. 108/CU) riscrive l’allegato 12-bis del Codice delle comunicazioni elettroniche. Il comma 2 dell’articolo 1 contiene una parola che conviene rileggere: i nuovi modelli «sostituiscono i modelli provvisori adottati con decreto direttoriale 14 febbraio 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 58 dell’11 marzo 2025». Provvisori: quelli compilati per diciotto mesi erano, per ammissione dell’atto che li supera, un ponte.

Il ponte aveva nove modelli, dalla A alla I, divisi in tre parti. Il nuovo allegato ne ha undici, dalla A alla K, senza parti. Non è un’aggiunta in coda: le lettere si sono spostate. Il vecchio modello F teneva insieme gli impianti temporanei di telefonia mobile e le variazioni non sostanziali; adesso sono due modelli, F e G. Compare un modello H che prima non esisteva — comunicazione di avvio lavori ai sensi dell’articolo 40, comma 5 del d.l. 77/2021, per l’intervento «di variazione con aumento dell’altezza non superiore a 1,5 metri e aumento della superficie di sagoma non superiore a 1,5 metri quadrati». E i due modelli degli scavi, che erano H e I, scalano a J (aree urbane) e K (aree extraurbane), entrambi sull’articolo 49, comma 1 del d.lgs. 259/2003.

Due date, e non valgono per gli stessi soggetti

L’articolo 1, comma 3 fissa due termini distinti, ai sensi dell’articolo 24, commi 2-bis, 3 e 4 del d.l. 90/2014 convertito dalla legge 114/2014. Alle regioni: «le regioni adeguano entro il 26 ottobre 2026, in relazione alle specifiche normative regionali, i contenuti informativi dei modelli unificati e standardizzati, di cui al presente accordo, utilizzando le informazioni contrassegnate come variabili». Agli enti locali: «Gli enti locali, in ogni caso, adeguano la modulistica in uso sulla base delle previsioni del presente accordo entro e non oltre il 9 novembre 2026». Il comma 4 aggiunge una riga: «Le regioni e gli enti locali garantiscono la massima diffusione dei modelli allegati».

Le informazioni «contrassegnate come variabili» hanno un segno preciso. In calce ai modelli da A a H si legge: «Le sezioni e le informazioni che possono variare sulla base delle specifiche regionali sono contrassegnate con un asterisco (*)». Nei modelli I, J e K quella nota non c’è, e l’unico asterisco rimasto rimanda alla firma digitale. Il che, per chi deposita scavi, si traduce così: sui modelli J e K non risulta nulla da riempire in sede regionale, e la sola data che vi riguarda è quella degli enti locali.

Il tracciato non si descrive più a parole

Nel modello del 2025 il tracciato si raccontava. Il testo chiedeva di descriverlo «sinteticamente, ma in modo esauriente», e «vie interessate, lunghezza dell’impianto e tecnica di posa» comparivano come un trattino dentro l’elenco dei contenuti della planimetria allegata.

Nel modello J la sezione A è fatta di caselle: lunghezza del tracciato, strade interessate, coordinate del tracciato (UTM) con X e Y. Una nota dice in quale sistema: «Fare riferimento al sistema geodetico nazionale ETRF 2000 di cui al DM 11 maggio 2016 (Istituzione del SINFI - Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture)». La sigla ETRF nei modelli del 2025 non compare mai, ed è lo stesso riferimento dei dati già conferiti al catasto.

Segue una lista chiusa di otto tecniche di posa: microtrincea, minitrincea, trivellazione orizzontale, posa aerea, posa in infrastruttura esistente, scavo tradizionale, mista, altro. Ognuna con il suo rinvio — minitrincea all’articolo 8, trivellazione all’articolo 7 e scavo tradizionale all’articolo 9 del D.M. 1° ottobre 2013, posa in infrastruttura esistente all’articolo 3 del d.lgs. 33/2016. La prima casella è la più recente: «Microtrincea (rif. articolo 40, comma 4, del D.L. 77/2021, come modificato dal D.L. 19/2026, convertito con L. 50/2026)». Il rinvio è a una legge dell’aprile 2026: quella casella in un modulo di febbraio 2025 non poteva esistere.

Il tecnico mette il nome, e il subappalto anche

Tre richieste che nel 2025 non c’erano. La prima è una sezione dedicata ai dati del tecnico, presente in dieci modelli su undici — manca solo nel modello I, l’unico indirizzato alla sola ARPA. Chiede cognome, codice fiscale, ordine o collegio di iscrizione, domicilio digitale, e chiude con una dichiarazione resa ai sensi degli articoli 46 e 47 del DPR 445/2000: «che le informazioni e i dati contenuti negli allegati tecnici alla presente pratica corrispondono a verità». Gli allegati tecnici hanno un firmatario con un nome.

La seconda vale per tutti e undici i modelli: il dichiarante attesta «che non sussistono nei propri confronti le cause di divieto, di decadenza o di sospensione previste dalla legge», con rinvio all’articolo 67 del d.lgs. 159/2011. Nei modelli del 2025 la dichiarazione antimafia non figurava.

La terza riguarda chi esegue. Fra i contenuti del Progetto dei lavori, marcato «Sempre obbligatorio», i modelli J e K chiedono «la metodologia e i materiali utilizzati per il ripristino della sede stradale» e, «qualora l’infrastruttura venga realizzata mediante sub-appalto, la ragione sociale e i recapiti del direttore dei lavori dell’impresa che si occuperà della realizzazione dei lavori su mandato del richiedente». Se non è ancora individuato, il modulo dice che va comunicato al SUAP prima dell’avvio dei lavori. Cambia anche l’anagrafica: esce dal modulo e diventa un allegato a sé, perché «La scheda anagrafica è quella approvata con Accordo in Conferenza Unificata del 4 aprile 2024».

Quello che l’accordo non dice

L’accordo dispone due date e l’obbligo di diffusione. Non dice che cosa accada a una pratica depositata su un modello superato. E i nuovi modelli non riportano più l’avvertenza che nel 2025 chiudeva l’elenco degli allegati — «in mancanza di anche solo uno dei documenti da allegare elencati nel Modello, l’istanza risulterà incompleta e quindi non istruibile»: al suo posto resta la colonna che marca ogni allegato come «Sempre obbligatorio».

La conseguenza pratica è nostra, non dell’atto: in questa finestra la lettera del modello non è un’informazione affidabile. Quello che identifica la pratica è il procedimento e l’articolo richiamato — articolo 49, comma 1 per scavi e occupazione di suolo, articolo 44 per l’autorizzazione all’impianto — non la lettera stampata in alto sul foglio.

Il punto

Una pratica che torna indietro non si vede in collaudo: si vede sei settimane dopo, quando il cantiere avrebbe dovuto aprire. Nei capitolati di conformità che consegniamo il rinvio al modulo si scrive per procedimento e articolo, mai per lettera, e la documentazione che l’istanza pretende — progetto con tecnica di posa e ripristino, planimetria 1:1.000, stralcio 1:25.000, dichiarazione del tecnico — si verifica prima del deposito, come si verifica una misura in accettazione. Sull’altro asse: lunghezza del tracciato, strade, coordinate ETRF 2000, tecnica di posa dichiarata e nome del direttore dei lavori sono esattamente i dati che ogni pratica produce e che poi restano in cartelle separate. Da noi confluiscono nella mappa unica della rete e delle sue tratte, dove un’AI segnala che il tracciato depositato e l’as-built non coincidono, o che una tratta autorizzata in microtrincea è stata posata altrimenti, e una squadra nostra chiude lo scarto prima del collaudo. Dove serve un’AI su quei dati, gira nel perimetro del cliente — on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo. Squadre nostre, senza subappalto.

State preparando le istanze di scavo e di impianto, o dovete accettare le pratiche che un fornitore deposita per voi? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e una pratica si prepara perché regga allo sportello, non perché parta in tempo.

Fonti