Il raffreddamento del data center passa il collaudo? La ITU-T L.1322 dice come si misura
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Il capitolato per l’ampliamento della sala macchine chiede il collaudo del raffreddamento. Il collaudatore arriva con il PUE dell’ultimo trimestre: è dentro la soglia contrattuale, i condizionatori girano al carico previsto, le temperature medie tornano. Sul referto passa tutto. Poi qualcuno fa la domanda scomoda: la temperatura che ogni singolo armadio aspira davvero — non quella media di sala — dice la stessa cosa in ogni corsia? È la domanda a cui un PUE non risponde mai, perché è un numero di sala intera, non di corsia, non di armadio. È esattamente il salto che una raccomandazione appena uscita, la ITU-T L.1322 (dicembre 2025), prova a colmare: nell’esempio che porta in appendice — una sala di 20 × 16 metri, sei file di armadi, tre corsie fredde e due calde, cinque condizionatori — i parametri generali tornano, ma l’indice medio di mescolamento dell’aria supera di circa il 27% la soglia di buon esito. Sul foglio riepilogativo il raffreddamento funziona. Non funziona uguale ovunque nella sala.
Una raccomandazione di dicembre 2025, con indici a cinque livelli
La ITU-T L.1322, Multi-level metrics for thermal environment and thermal performance of data centres, approvata il 14 dicembre 2025 dallo Study Group 5, prima e unica edizione, l’abbiamo scaricata e letta per intero: è gratuita e non risulta «deleted». Lo scopo, testualmente: «This Recommendation provides a standardized framework for evaluating the thermal environment and thermal performance of data centres» — fornisce un quadro standardizzato per valutare l’ambiente termico e la prestazione termica dei data center. Il sommario precisa il metodo: «The framework defines multi-level indicators: room-, row-, cabinet-, device-, and chip-level, covering airflow organization and cooling effectiveness» — indicatori su cinque livelli, dalla sala al chip, per l’organizzazione del flusso d’aria e l’efficacia del raffreddamento. Non sostituisce il PUE della ITU-T L.1302, di cui abbiamo già scritto: lo affianca, spostando la domanda da quanta energia consuma il raffrescamento a l’aria fredda arriva davvero dove serve.
Il numero di sala: SHI, RHI, RTI
Il primo livello valuta l’intera stanza. Il supply heat index (SHI) «measures the extent to which hot air […] mixes into the cold aisle at the cabinet air inlet» — misura quanta aria calda si mescola nella corsia fredda prima di entrare negli armadi. «A lower SHI thus signifies better airflow organization and a higher-quality thermal environment»: più è vicino a zero, meglio è. Il complementare, il return heat index (RHI), guarda il percorso opposto — quanta aria fredda finisce nella corsia calda — e nello scenario ideale «SHI + RHI = 1, representing perfect airflow separation and optimal cooling performance». Il terzo indice, il return temperature index (RTI), dice in che direzione sbaglia l’impianto: «An RTI greater than 100% indicates significant hot air recirculation, while an RTI less than 100% indicates pronounced cold air bypass or short-circuiting», con «RTI = 1» come valore di riferimento del progetto. Tre numeri diversi, perché un impianto può avere ricircolo di calore, cortocircuito di aria fredda, o entrambi in punti diversi della stessa sala.
Dalla corsia all’armadio: dove si nasconde il punto caldo
Il livello successivo scende alla fila di armadi: l’indice di mescolamento (IOM) e la sua variante pesata sul calore dissipato, l’HIOM, individuano quali file hanno più probabilità di ospitare un punto caldo. A livello di singolo armadio, il cabinet cooling index (RCI) confronta la temperatura di ingresso di ogni armadio con l’intervallo raccomandato e la raccomandazione fissa una classificazione a quattro soglie: Ideale 100%, Buono 96%-100%, Accettabile 90%-96%, Scarso ≤90%. Il testo lo dice senza ambiguità: «A value of 100% for RCI means an ideal condition; namely, no temperature is too high or too low, and the temperature corresponds to the recommended temperature range». Per gli armadi ad alta densità, con raffreddamento liquido o ibrido, la raccomandazione scende ancora, a livello di apparato e di chip, con indici come la potenza termica di progetto (TDP) e la resistenza termica — utili quando l’aria da sola non basta più a smaltire il calore.
Che cosa mostra l’esempio in appendice
L’appendice della raccomandazione — non normativa, ma costruita apposta per illustrare il metodo — applica la sequenza a una sala tipo: armadi da 1 a 13 kW di dissipazione, portata di raffreddamento costante per armadio, condizionatori con temperatura di mandata a 20 °C. Un dato spiega da solo il problema: «The ratio of the air volume of air-conditioning supply to the air volume of the IT equipment demand is 0.83» — i condizionatori erogano l’83% dell’aria che gli apparati richiederebbero. Da lì, il calcolo dell’SHI medio arriva a 0,255 contro una soglia di buon esito citata in 0,2 — un dato bibliografico ripreso dalla raccomandazione, che non abbiamo verificato sulla fonte originale, a pagamento. Sceso al livello di fila, l’HIOM isola le file 3 e 4: «Rows 3 and 4 have significantly stronger heat potential (greater than 1) than the other rows, and self-circulation of high-temperature exhaust air may occur». Sceso al livello di armadio, il problema si restringe ancora: «the larger fluctuations on both sides indicate that the cabinets at both ends have larger potential problems» — sono gli armadi di testata fila, non quelli centrali, a soffrire il ricircolo. Tre collaudi diversi, sulla stessa sala, per arrivare da il raffreddamento è adeguato a sono questi due armadi, in queste due file.
Cosa scrivere in capitolato
- Il livello del collaudo, non solo il numero finale: SHI e RTI di sala, HIOM per fila, RCI e indice di mescolamento per ogni armadio critico — non un giudizio complessivo senza il dettaglio che lo sostiene.
- Il punto e lo strumento di ogni temperatura: ingresso, uscita e mandata per ogni armadio misurato, con lo strumento tarato e riferibile che ha preso la lettura, come per qualunque altra misura di collaudo.
- La soglia di accettazione per livello, dichiarata prima della misura: Buono/Accettabile/Scarso per l’RCI, non un conforme senza classe.
- Il rapporto fra portata erogata e portata richiesta, il dato che nell’esempio spiega da solo lo scostamento, prima di cercare la causa altrove.
- Il collegamento con il controllo ambientale della EN 50600-2-3: la classe di disponibilità dichiarata in progetto e gli indici misurati in esercizio devono raccontare la stessa storia.
Il punto
Un data center può rispettare il PUE contrattuale e avere due file su sei con ricircolo di aria calda: sono misure diverse, a livelli diversi, e nessuna sostituisce l’altra. La conformità alla L.1322 resta volontaria, come per ogni raccomandazione ITU-T — ma un capitolato che la ignora accetta un collaudo che vede la sala e non vede l’armadio. Per questo nei collaudi che eseguiamo il livello di misura è una riga scritta prima del sopralluogo, non una scelta fatta sul posto. E per un data center, con CSIDIA, l’altra società del gruppo, le temperature per armadio, i dati del BMS e l’inventario degli apparati smettono di essere tre archivi separati e diventano una mappa unica, su cui un’AI segnala lo scostamento fra file prima che diventi un guasto — nel perimetro del cliente, on-premise o su cloud dedicato con data center in Italia.
Dovete collaudare il raffreddamento di una sala dati, o verificarne uno già consegnato? Parlatene con un tecnico: il numero di sala si legge in un report, il punto caldo si trova solo scendendo di livello.