Posa a flottazione: si spinge il cavo con l’acqua, ma quanti metri di condotto regge davvero?
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Il condotto in HDPE da 50 mm posato in dorsale quindici anni fa deve ricevere un cavo nuovo, più pesante di quello per cui era stato dimensionato allora. Il verricello è già scartato: sulla planimetria la tratta supera il tiro massimo ammesso su quel peso di cavo. Il soffiaggio ad aria, l’alternativa che viene in mente per prima, è pensato per microcavi in microdotti da pochi millimetri, non per un condotto di questo diametro con un cavo da duecento chili al chilometro. Resta una terza tecnica, quasi mai citata in capitolato: spingere il cavo con l’acqua. La domanda che decide se funziona sulla vostra tratta — e per quanti metri, prima di riaprire un pozzetto intermedio — non sta scritta in un solo posto.
Non tiro, non aria compressa
La descrive la Raccomandazione ITU-T L.61 (07/2004), approvata il 29 luglio 2004 dallo Study Group 6 dell’ITU-T. Dal 15 febbraio 2016 porta la sigla L.157, rinumerata senza modifiche né nuova pubblicazione: il PDF online resta firmato L.61, stessa unica edizione in vigore da vent’anni. La Sintesi: «This Recommendation describes the floating technique to install optical fibre cables in ducts. The floating process described in this Recommendation is always performed by means of water.»
Il principio: una pompa spinge un flusso d’acqua lungo il condotto, e l’acqua in movimento esercita una spinta distribuita sul cavo, non concentrata su un capo come nel tiro. «There are no pulling forces applied at the front end of the cable: that extremity being completely free (with neither rope nor parachute attached).» Nessuna fune, nessun paracadute: l’estremità entra libera, sospinta dal flusso, a «30 ÷ 40 m/min» — la velocità raccomandata per il caterpillar che regola la marcia, e può anche invertirla, è 40 m/min.
I numeri che decidono se il condotto regge
La norma lo mette in numeri, non in un giudizio generico. Il condotto di riferimento è in HDPE, diametro esterno «40 ÷ 50 mm»: con quel diametro «have allowed the installation of cable lengths up to 6000 m». La pressione si esprime in classi NP, Nominal Pressure: «A reference value ≥ 6 bar is recommended», e le pompe lavorano in pratica fra 4 e 10 bar secondo la classe del condotto, NP6 o NP10.
La Tabella 1 incrocia peso del cavo, classe del condotto e lunghezza massima flottabile: 100 kg/km in NP10 arriva a 6.000 m, lo stesso cavo in NP6 si ferma a 4.000 m; 200 kg/km scende a 4.000 m (NP10) o 3.000 m (NP6); 300 kg/km, il più pesante tabellato, non supera 3.000 m (NP10) o 2.000 m (NP6). Più il cavo pesa, meno condotto si flotta con la stessa pressione — un dato che né la scheda del cavo né quella del condotto, lette da sole, restituiscono.
Due limiti geometrici spesso ignorati in progetto: il diametro del cavo non deve superare «50% of the internal duct diameter», e va evitato «two or more consecutive 90° bends spaced less than 20 m apart» — due curve a 90° troppo vicine bloccano la flottazione per attrito anche su un condotto in classe. In salita la pressione va aumentata «of about 1 bar per 10 m drop level»: un dislivello da conoscere in progetto, non da stimare davanti al pozzetto.
L’acqua che serve, e quella che deve andarsene
Serve un impianto vero, e prima un condotto verificato. Per una tratta da 6.000 m servono «about 6000 litres of water […] to fill the duct […], and another 2000 litres […] for its laying» — un’autobotte da circa 8.000 litri, più un secondo serbatoio all’arrivo per il recupero. Prima di iniziare, il condotto va collaudato con un test di continuità: un pistone o una sfera «of suitable diameter (around 80% of the inner nominal duct diameter)», perché un restringimento non rilevato blocca il cavo a metà tratta, non alla fine.
Il cantiere richiede «at least four persons» — bobina, camera di immissione, punto di ricezione, coordinamento — con collegamento radio o telefonico fra le squadre. E un punto che il capitolato raramente prevede: a fine posa, «according to local rules, the water inside the duct should be recovered» — l’acqua immessa va recuperata secondo il regolamento locale, non scaricata nel primo tombino a valle. Quale regolamento si applichi, in quel comune, per quel volume, è una domanda di permesso, non di tecnica di posa.
Dove sta scritta la risposta — e dove non sta in un solo posto
- La scheda tecnica del condotto posato: materiale, diametri, classe NP6 o NP10 — spesso solo nel documento di trasporto del fornitore dell’epoca, quasi mai nell’as-built.
- Il rilievo geometrico del tracciato: curve a 90°, distanza fra loro, profilo altimetrico — disegnati anni fa, raramente aggiornati dopo interventi successivi.
- La scheda tecnica del cavo nuovo: peso lineare, diametro esterno, raggio minimo di curvatura — senza questi tre numeri la Tabella 1 non si legge.
- Il permesso di scarico dell’acqua: un’autorizzazione distinta da quella di scavo, che segue il regolamento del gestore idrico locale, non una norma tecnica.
- Il foglio di calcolo della squadra: velocità minima del flusso e pressione secondo l’Equazione A.4 della norma — di solito su un file interno alla ditta, mai consegnato al gestore.
- Il verbale di posa e la traccia OTDR successiva: lunghezza realmente flottata, eventuali riprese da un pozzetto intermedio, esito del test di continuità.
Sei posti. Il giorno in cui bisogna decidere se il condotto regge la flottazione fino al pozzetto successivo, la risposta si costruisce mettendoli insieme prima di collegare la pompa — non durante, con l’acqua già in pressione.
Quello che non sappiamo
La conformità alla L.61/L.157 è volontaria: «Compliance with this Recommendation is voluntary». L’Appendice I, «Italian experience», è materiale informativo — pratica di cantiere, non un requisito — e riporta una lunghezza di flottazione «without figure eight procedure» di 4.000 m: meno dei 6.000 m che la Tabella 1 normativa ammette in condizioni ideali per un cavo da 100 kg/km in NP10. Il limite teorico e quello raggiunto davvero in campo non coincidono per definizione.
Un punto che non siamo riusciti a chiarire: per la pressione del condotto la norma rimanda alla ISO 7611:1985 — «(see ISO 7611)». Ma nel catalogo ISO, oggi, la ISO 7611:1985 è un metodo di gascromatografia per l’olio essenziale di limone, ritirato dal 2006, materia estranea ai condotti. Non l’abbiamo letta — è a pagamento e, a questo punto, probabilmente anche fuori tema — e non possiamo dire se il rimando dell’ITU-T sia un refuso mai corretto. Non affermiamo né escludiamo un obbligo italiano specifico su permessi o scarico dell’acqua per questa tecnica: non verificato su fonte primaria nazionale.
I due assi, applicati a un cavo spinto dall’acqua
Primo asse: prima di aprire il pozzetto, il capitolato scrive la classe di pressione del condotto, il rilievo delle curve con le distanze fra i 90°, peso e diametro del cavo nuovo confrontati con la Tabella 1, e l’autorizzazione allo scarico dell’acqua già ottenuta — non da richiedere a posa in corso. In accettazione si verifica il test di continuità con verbale e diametro reale attestato, la lunghezza effettivamente flottata rispetto al limite di norma, e la traccia OTDR senza eventi anomali nei punti di curva: righe con un numero, scritte dove verifichiamo i capitolati, non condotto idoneo alla posa dichiarato senza calcolo.
Secondo asse: scheda del condotto, rilievo delle curve, scheda del cavo e verbale di posa smettono di vivere in file diversi e confluiscono, con CSIDIA, nella stessa mappa unica della rete — perché la decisione su un condotto da riaprire fra cinque anni si prende per confronto fra misure riferite allo stesso identificativo, non ripartendo da zero. Su quella mappa un’AI verifica se i dati bastano per decidere e la squadra sceglie la tecnica di posa — on-premise, su macchine autonome senza integrazione profonda, oppure cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa. Vale per la progettazione di una rete ottica quanto per una dorsale già in esercizio.
Dal sopralluogo, senza costi, portiamo l’elenco pertinente alla vostra tratta: classe di pressione del condotto reperita o no, curve rilevate in as-built o no, scheda del cavo nuovo disponibile o no, permesso di scarico dell’acqua richiesto o no — comprese le caselle vuote. Parlatene con un tecnico: meglio prima di collegare la pompa, non mentre l’acqua è già in pressione.