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Efficienza energetica secondo ITU-T L.1310: perché due offerte restano non confrontabili

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Primo piano della testa di una chiave a cricchetto in metallo, con una freccia curva incisa che indica il verso di rotazione e la corona dentata interna, fotografia in bianco e nero
Lo stesso dente, la stessa corona. Cambia solo il verso, ed è inciso tanto piccolo che nessuno lo guarda prima di stringere.

Sul tavolo avete due schede tecniche dello stesso tipo di apparato. Una dichiara l’efficienza in megabit al secondo per watt, l’altra in watt per gigabit al secondo. Il capitolato che avete scritto chiedeva efficienza energetica misurata secondo ITU-T L.1310, e tutte e due le schede sono conformi. In commissione quei due numeri finiscono nella stessa colonna, e la colonna decide. Nessuno ha barato: è la raccomandazione stessa a permettere i due versi.

Due versi, e una terza metrica a scelta del fornitore

La Raccomandazione ITU-T L.1310, Energy efficiency metrics and measurement methods for telecommunication equipment, è alla quinta edizione, approvata dallo Study Group 5 il 22 settembre 2024. Quaranta pagine, In force a catalogo, quattro edizioni superate alle spalle. Copre gli apparati di rete di telecomunicazione e quelli piccoli per casa e piccola impresa.

La clausola 6.1 definisce la metrica come rapporto fra unità funzionale ed energia, poi aggiunge una riga: «The inverse metric, energy divided by the functional unit, could be used as an alternative» — la metrica inversa, energia divisa per l’unità funzionale, può essere usata in alternativa. Non è un’ipotesi di scuola: la raccomandazione usa tutti e due i versi, watt per porta nella clausola 9 e megabit al secondo per watt nella clausola 11.

La clausola 6.4, Metrics robustness, chiede in apertura quello che vi aspettate: valori ottenuti in stretta aderenza alla documentazione ITU-T e ai documenti richiamati. Poi apre la porta. Quando l’applicazione completa non è possibile per ragioni tecnologiche, «manufacturers can use another metric that should be clearly documented» — i costruttori possono usare un’altra metrica, che dovrebbe essere documentata con chiarezza.

Guardate i verbi: can, non shall; should, non shall. Scrivere soltanto misurato secondo L.1310 concede al fornitore la facoltà di usare un’altra metrica, con l’invito — non l’obbligo — di dichiararla. E la clausola 6.2 dichiara obbligatorie solo le metriche a livello di sistema e di apparato: quelle a livello di componente sono suggerimenti, non obblighi.

L’ambiente si consiglia, la tensione si prescrive

La clausola 7 fissa le condizioni generali di prova, e va letta con il dito sui verbi. Per l’ambiente sono tutti should: temperatura 25 ± 3 °C, con l’apparato acceso a quella temperatura da non meno di tre ore; umidità fra il 30% e il 75%; pressione fra 812 e 1 060 hPa.

Per l’alimentazione il verbo cambia: «The equipment powered by −48 Vdc source shall be evaluated at a DC voltage of −53 V ± 2 V» — l’apparato alimentato a −48 V in continua deve essere valutato a una tensione di −53 V ± 2 V; per le altre tensioni nominali, ±4% della tensione di floating. La prova non si fa alla tensione nominale ma cinque volt più in alto: se il vostro capitolato parla di alimentazione a −48 V in centrale, il numero da mettere nel verbale è l’altro.

La clausola 7.3 è la più esigente delle quaranta pagine. L’accuratezza del contatore è desiderata non peggiore di ±1%; poi, in una frase sola: «All measurement instruments used should be calibrated according to [ISO/IEC 17025], be within the calibration due date, and the measurement tolerance must be within ±1%» — tarati secondo la ISO/IEC 17025, entro la scadenza della taratura, con tolleranza di misura entro ±1%. Un should e l’unico must prescrittivo del corpo, nella stessa riga. Il resto è un laboratorio: risoluzione 0,5% o migliore, in alternata campionamento minimo 40 kHz e banda 80 kHz, letture accurate fino a fattore di cresta almeno 5, correzione del fattore di potenza, alimentatori da 1,5 volte la potenza nominale, cento letture equispaziate per ciclo. Niente di questo si improvvisa con una pinza amperometrica: serve un banco e una taratura in corso di validità.

Il rapporto non ha un formato, la configurazione la sceglie chi misura

Clausola 8, prima riga: «This Recommendation does not preclude any specific reporting formats» — questa raccomandazione non esclude alcun formato di rapporto. L’elenco minimo che segue — versioni software, revisioni hardware, configurazioni, generatore di traffico, tensione effettiva, condizioni ambientali — è introdotto da should include. Due rapporti entrambi conformi possono non avere una voce in comune.

E per gli apparati modulari, cioè quasi tutti quelli a telaio: «Metrics for modular telecommunication systems shall be obtained using the most common set-up and configurations» — devono essere ottenute usando il set-up e le configurazioni più comuni. Qui il shall c’è. Chi stabilisca quale sia la configurazione più comune non è scritto da nessuna parte: nel dubbio la stabilisce chi vende.

Dove stanno le prescrizioni, e dove mandano

Il conteggio sul testo dà 41 shall, 17 should, 13 may e 3 must. Uno shall e un must stanno nella nota di copertina che ne spiega il significato, due shall nelle appendici, che non fanno parte integrante: le prescrizioni del corpo e dei due annessi normativi sono 38.

Poi si guarda dove cadono. Tutti e diciassette i should stanno nelle clausole 6, 7 e 8 — la parte generale, l’unica che un capitolato cita; dalla clausola 9 in avanti non ce n’è più nemmeno uno. E quella parte contiene in tutto otto shall: due sulla modularità, tre sulla tensione, tre sugli strumenti. La clausola 8 ne contiene zero.

Nove dei trentotto, infine, non prescrivono una misura: prescrivono di leggere il documento di qualcun altro. Per DSLAM, MSAN e OLT GPON la metodologia è nella clausola 5.2 della ETSI EN 303 215. Per il wireless «the following standards shall apply» — si applicano i seguenti standard —, salvo le condizioni generali della clausola 7: ETSI ES 202 706-1, ETSI TS 102 706-2, ETSI TS 103 786. Per router e switch Ethernet è la ATIS-0600015.03.2023, che fissa anche i moltiplicatori a, b, c della formula; per il trasporto WDM/TDM/OTN la ATIS-0600015.02.2016 definisce la metrica stessa. I documenti ATIS vanno procurati a parte.

L’edizione citata si muove da sola

Resta una data. La L.1310 richiama la ETSI ES 202 706-1 V1.7.1 (2022). Sul file server ETSI la V1.8.1 (2024-09) risulta però depositata il 10 settembre 2024, dodici giorni prima dell’approvazione della L.1310; e dal 14 agosto 2026 c’è anche il final draft della V1.9.0. Le altre due citate per il wireless sono ancora le ultime pubblicate.

La clausola 2 lo mette in conto: avverte che i riferimenti sono soggetti a revisione e invita a verificare l’edizione più recente. È un rinvio dinamico, e un capitolato che scrive soltanto L.1310 lo eredita senza dirlo. La trappola si ripete una riga più in là: la ITU-T L.1304 sugli acquisti sostenibili prescrive che l’efficienza dichiarata sia misurata secondo la L.1310, e cita l’edizione del 2020.

Che cosa aggiungere, riga per riga

Perché due numeri siano confrontabili servono sei voci, e stanno in mezza pagina: la metrica e il verso, con l’unità esplicita; la configurazione dichiarata, da riportare accanto al numero; le condizioni di prova effettive, tensione compresa; l’edizione dei documenti richiamati con l’anno — L.1310 (09/2024) e i documenti ETSI o ATIS che vi riguardano; il formato del rapporto; il laboratorio, con taratura in corso di validità. Le prime tre si copiano dal testo. Le altre tre no.

Il punto

Un consumo dichiarato secondo L.1310 non è un impegno: è un rinvio. Nei capitolati di conformità che consegniamo quella riga arriva già completa — metrica e verso, configurazione, condizioni, edizioni con l’anno, formato e laboratorio — e diventa la scaletta della verifica in accettazione, con misure e documentazione consegnate insieme al lavoro, non a gara chiusa. Sull’altro asse, il consumo non è un dato di collaudo: cambia con il carico, con la stagione e con la configurazione che l’apparato si porta addosso dopo tre anni di ampliamenti. Letture dei contatori, assorbimenti per telaio, traffico passante, temperature e as-built degli apparati in campo confluiscono in una mappa unica della rete, dove un’AI riconosce l’apparato che ha smesso di essere efficiente prima che lo scopra la bolletta, e una squadra nostra interviene senza subappalto. Quell’AI gira nel perimetro del cliente, on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia, con CSIDIA, l’altra società del gruppo.

State confrontando due offerte con i consumi dichiarati, o scrivendo adesso quella riga? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e la metrica si fissa prima della gara.

Fonti