Note operative Tecnica

Che tensione deve reggere un apparato in centrale? La EN 300 132 sull’alimentazione ICT

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Sei celle cilindriche impilate a piramide, viste dal polo positivo, fotografia in bianco e nero su sfondo grigio neutro
Ogni cella vale un valore preciso; è la somma delle celle, non la singola cella, a definire la tensione che un apparato deve reggere.

Durante un blackout, la batteria di backup di una centrale scende sotto la soglia normale mentre il gruppo elettrogeno si avvia. Un apparato di rete si riavvia da solo, senza un guasto visibile, senza un allarme registrato prima. Il capitolato con cui era stato acquistato diceva solo alimentazione −48 V: nessun range, nessuna tolleranza, nessun riferimento a una norma. Quell’apparato era conforme a qualcosa, o solo alla tensione nominale scritta sull’etichetta?

Tre interfacce, una sola famiglia di norme

ETSI — l’ente europeo di normazione delle telecomunicazioni — pubblica la serie EN 300 132 attraverso il comitato tecnico Environmental Engineering, in tre parti: la corrente alternata, EN 300 132-1 V2.2.1 (2022-11); la corrente continua a −48 V, EN 300 132-2 V2.8.1 (2024-10); la corrente continua fino a 400 V, EN 300 132-3 V2.3.1 (2023-01). Non tre norme scollegate, ma la stessa interfaccia fisica — il punto fra il sistema di alimentazione e l’apparato ICT — descritta per tre tecnologie diverse, con lo stesso approccio.

Lo scopo dichiarato nella parte 2 è di rendere intercambiabili apparati e sistemi di alimentazione di origine diversa installati nella stessa rete. Il testo lo dice così: «to facilitate the installation, operation and maintenance in the same network of ICT equipment and systems from different origins». Un capitolato che richiama semplicemente il valore −48 V senza citare la norma sta chiedendo un dato nominale, non un’interfaccia verificabile.

−48 V non è mai esattamente −48 V

La parte 2 fissa la tensione nominale in un punto preciso, l’interfaccia «A»: «The nominal voltage at interface “A” shall be -48 VDC with positive conductor connected to earth» — il riferimento è alla norma gemella ETSI EN 300 253 sulla messa a terra. Ma il valore nominale non è mai il valore reale in esercizio: in carica di mantenimento la batteria sta più vicino a −54/−57 V, in scarica scende. La norma definisce quindi un intervallo di servizio normale: «The normal service voltage range for the -48 VDC nominal supply at interface “A” shall be from -40,5 VDC to -57,0 VDC.»

Fuori da quell’intervallo, ma non ancora fuori norma, c’è un intervallo anomalo in cui l’apparato non deve subire danni, anche se può smettere di funzionare: da 0,0 V a −40,5 V, e da −57,0 V a −60,0 V. La frase che introduce quei valori è netta: «ICT equipment designed to work at 48 VDC nominal voltage at the interface “A” shall not suffer any damage when subjected to the following voltage ranges defined in table 2.» Quando la tensione rientra nel range normale, il servizio deve ripartire da solo, senza intervento manuale. Il perché di quei valori non tondi lo spiega una nota: «In most cases the nominal voltage of interface “A” is based on a 24 cells lead-acid battery.» Ventiquattro celle al piombo, non un valore arbitrario.

Il salto ai 400 V in continua

La parte 3 copre un’interfaccia diversa, «A3», per un caso che nei data center diventa sempre più frequente: alimentare direttamente in continua fino a 400 V, saltando la doppia conversione AC/DC dentro il rack. Lo scope lo dice in apertura: «the nominal voltage at power interface “A3” of ICT equipment defined in the present document is DC voltage up to 400 V». Il range di servizio normale è definito da due soglie: «minimum voltage: 260 VDC» e «maximum voltage: 400 VDC».

Anche qui il valore non è arbitrario: una nota spiega che «336 V is a nominal voltage defined with 168 lead-acid battery cells multiplied by the nominal cell voltage 2 V» — 168 celle, non 24: sette volte la batteria da −48 V, per poter riusare gli stessi rack di accumulatori. La norma fissa anche una tensione di riferimento per le prove: 365 V ± 15 V.

La misura che dimostra il range in accettazione

Il punto che un capitolato spesso salta è che il range di tensione non è un’affermazione da prendere sulla scheda tecnica: la parte 2 descrive un test di gradino, richiamando la norma di prova EN 61000-4-29 per le tecniche di misura. L’apparato viene portato dal minimo al massimo del range normale, e viceversa, in un gradino di 0,1 secondi; il fronte del gradino deve stare fra 1 e 50 microsecondi, misurato su un carico resistivo da 100 Ω secondo la norma di prova. Il criterio di superamento è netto: nessun degrado del servizio durante e dopo la prova. Per gli apparati con doppio ingresso ridondato, la stessa prova va ripetuta tre volte: su entrambi gli ingressi insieme, su uno solo con l’altro alimentato, su uno solo senza alimentazione sull’altro.

Non è una prova che si esegue a occhio con un multimetro in un collaudo generico: serve un generatore conforme alla norma richiamata. È il tipo di prova che si chiede al fornitore in fase di omologazione, non che si rifà in cantiere — ma è il documento che un capitolato può pretendere di vedere prima dell’installazione.

Dove sta oggi ogni prova

Il certificato di conformità EN 300 132, quando esiste, resta presso il fabbricante o il laboratorio che ha eseguito la prova di gradino — non accompagna la fornitura, a meno che il capitolato non lo richieda esplicitamente. La scheda tecnica del rettificatore, con il numero di celle e la tensione di floating dichiarata, sta presso l’installatore elettrico. Il registro di manutenzione delle batterie, quando esiste per l’impianto elettrico oltre che per la fibra, resta presso chi gestisce la sala. La taratura degli strumenti di misura usati per verificare la tensione in campo sta presso chi ha eseguito l’ultimo controllo. Quattro posti, e nessuno di loro compare di default in un verbale di collaudo generico di rete.

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Quello che non abbiamo verificato

Questo non è un parere tecnico né un giudizio di conformità. Abbiamo letto lo scope e le clausole sui range di tensione delle parti 1, 2 e 3 della EN 300 132 nelle versioni scaricate dal sito ETSI il 28 agosto 2026; non abbiamo letto per intero gli annessi tecnici, richiamati per i dettagli di misura e per gli esempi di calcolo, né la norma correlata ETSI EN 300 253 sulla messa a terra. Non abbiamo verificato se e come la EN 300 132 sia recepita come norma armonizzata in un regolamento italiano per gli appalti pubblici di rete: il foreword riporta solo le date di adozione e di recepimento nazionale previste dal sistema ETSI. Chi scrive un capitolato su questa base deve far verificare il testo integrale, annessi compresi, da un tecnico qualificato in impianti di alimentazione.

Cosa scrivere in capitolato, cosa verificare in accettazione

Nel capitolato: la conformità alla parte della EN 300 132 pertinente alla tecnologia di alimentazione richiesta (AC, −48 V DC o fino a 400 V DC); il range di servizio normale che l’apparato deve reggere senza degrado, non il solo valore nominale; se l’apparato ha ingressi ridondati, la richiesta esplicita del test di gradino su tutte le configurazioni previste dalla norma; e la richiesta del certificato o rapporto di prova rilasciato dal fabbricante o da un laboratorio.

In accettazione non basta leggere −48 V sull’etichetta: si verifica che il rapporto di prova citi la versione esatta della norma e la tabella di riferimento; che il numero di celle della batteria installata sia coerente con il range dichiarato; e che il documento sia effettivamente disponibile, non solo promesso in una clausola contrattuale.

I due assi, su questo tema

Il rapporto di prova del fabbricante, la scheda tecnica del rettificatore, il registro di manutenzione delle batterie e le tarature degli strumenti diventano, con CSIDIA, l’altra società del gruppo, una mappa unica su cui un’AI verifica, prima dell’accettazione, se il range di tensione dichiarato è coperto da un rapporto di prova reale o solo da un valore nominale sulla scheda tecnica. È lo stesso approccio per i data center che seguiamo. Nel perimetro del cliente: on-premise su macchine autonome senza integrazione profonda, oppure cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa.

Dal sopralluogo, senza costi, esce l’elenco dei vostri apparati alimentati in centrale o in sala dati — con, per ciascuno, se il range di tensione richiesto in capitolato è quello della norma o solo un valore nominale, e se il rapporto di prova che lo dimostra è oggi recuperabile o solo dichiarato. Comprese le caselle vuote: resta a voi anche se non proseguiamo insieme.

Fonti