APC o UPC: quale connettore va scritto in capitolato, e perché non sono intercambiabili
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«Connettore ottico monomodale SC, conforme alle norme vigenti.» È una riga che compare in molti capitolati di rete in fibra, e non dice la cosa che decide tutto il resto: se la faccia del connettore è piatta o tagliata di sbieco. PC e APC non sono due gradi di qualità dello stesso oggetto: sono due geometrie diverse, normate da due documenti diversi, aggiornati insieme nell’aprile 2024. Nessuna delle due si deduce dall’altra.
Due famiglie, non un livello di qualità.
Il contatto fisico (PC) chiude a contatto le due fibre lucidate a raggio, perpendicolari all’asse della ferrula: quel poco che si riflette alla giunzione, anche a contatto perfetto, torna indietro lungo lo stesso nucleo, verso il trasmettitore. UPC (ultra physical contact) è la stessa geometria con una lucidatura più fine e una riflettanza migliore: un grado di finitura, non una norma diversa. L’angolato (APC) cambia la geometria, non la finitura: la stessa faccia lucidata a raggio è tagliata a un angolo convenzionale di 8° rispetto al piano perpendicolare. Il poco che si riflette non rientra nel cono di accettazione del nucleo: esce lateralmente, verso il mantello, e lì si attenua. È lo stesso principio della lama in apertura: il taglio di sbieco non taglia meglio, devia quello che rimbalza.
Le norme che disegnano la faccia, aggiornate insieme l’11 aprile 2024.
La geometria dei due connettori a ferrula cilindrica in zirconia, 2,5 mm e 1,25 mm di diametro, è definita da due parti della stessa serie IEC, pubblicate lo stesso giorno in seconda edizione: la IEC 61755-3-1:2024 per l’interfaccia non angolata (PC/UPC) e la IEC 61755-3-2:2024 per quella angolata. Entrambe sostituiscono le prime edizioni del 2006. Le norme sono a pagamento e non le abbiamo lette per intero: quel che segue viene dalle schede pubbliche IEC, non dal testo integrale. Entrambe le schede dichiarano, fra le novità, due varianti di interfaccia ottica — con e senza orientamento dell’asse del nucleo verso la chiave di guida — e requisiti aggiuntivi per i gradi B e C, assenti nell’edizione 2006. Un capitolato che scrive «connettore IEC 61755-3-2» senza edizione può ancora puntare, in teoria, al testo del 2006: dal 2024 la sostituzione è formale, e i due testi non sono identici.
Che cosa dice — e non dice — la norma di trasmissione.
Chi cerca un numero unico di riflettanza lo trova nella ITU-T G.671, Transmission characteristics of optical components and subsystems: l’abbiamo scaricata e letta, è gratuita, in vigore nell’edizione 9.0 del 29 novembre 2025. La clausola 6.7, «Optical connector», fissa perdita di inserzione massima 0,5 dB per fibra singola e 1,0 dB per i multifibra, e riflettanza massima −35 dB, con una nota che precisa: i valori comprendono già l’effetto della durata all’accoppiamento ripetuto. È l’unica clausola sui connettori del documento, e non distingue PC da APC. Un connettore APC reale sta ben sotto quel limite, ma la norma di trasmissione non lo pretende. Chi cita solo la G.671 in capitolato ha scritto un limite che entrambe le famiglie rispettano senza sforzo: non ha scelto fra le due.
Il conto che lo impone davvero: il caso GPON.
Sulla rete di accesso passiva il numero che conta non è quello di un singolo connettore: è quello dell’intera tratta. La ITU-T G.984.2 (edizione in vigore 08/2019, anch’essa gratuita: l’abbiamo letta), Tabella 2c, fissa per il GPON a 2 488,32 Mbit/s in downstream un ritorno ottico minimo della ODN a Olu e Old superiore a 32 dB, su fibra singola come su doppia fibra, con un valore opzionale più permissivo — 20 dB — ammesso solo nei casi descritti in appendice alla precedente G.983.1. Abbiamo controllato: la G.984.2 non scrive in nessun punto «connettore APC obbligatorio». Ma quei 32 dB si dividono fra tutti i connettori e le giunzioni della tratta, dal permutatore di centrale allo splitter fino alla presa utente. Un connettore angolato, per come è fatto — il campo riflesso esce dal cono di accettazione del nucleo — rende sistematicamente una riflettanza migliore di uno non angolato: è una conseguenza della geometria descritta nella IEC 61755-3-2, non un numero che citiamo qui, perché i gradi B e C restano nel testo a pagamento. Quel che conta in capitolato è che il margine si consuma connettore dopo connettore: su una tratta con molte permute conviene la famiglia che ne lascia di più. Lo stesso meccanismo — sommare margini lungo tutta la tratta GPON — vale per il budget ottico completo, di cui abbiamo già scritto a proposito delle classi B+ e C+.
Il rischio in cantiere: le due famiglie non si scambiano.
Un connettore APC innestato in un adattatore pensato per PC/UPC non trova il contatto fisico che dovrebbe: l’angolo di 8° incontra una faccia piana, il contatto avviene solo su un lato del nucleo, la perdita sale in modo non prevedibile e la riflettanza può peggiorare invece di migliorare. Se il connettore viene forzato, il rischio non è solo ottico: la ferrula può scheggiarsi sul bordo, un danno che la sola ispezione visiva della faccia individua solo dopo, al microscopio. Esistono adattatori e bretelle ibridi pensati apposta per l’interfaccia fra le due famiglie, con una perdita dichiarata e accettata in progetto: sono un’eccezione scritta, non una soluzione di cantiere improvvisata. Il colore del corpo — verde per APC, blu per PC/UPC monomodale — è una convenzione diffusa in tutta l’industria: non l’abbiamo trovata scritta come obbligo in una norma specifica, e non la trattiamo come tale. In cantiere si verifica sulla sigla stampata sul connettore, non sul colore, che resta un controllo visivo rapido e non sostitutivo.
Che cosa scrivere in capitolato.
- La famiglia per ogni posizione, non «connettore ottico»: PC/UPC o APC, per ogni permutatore, bretella e presa.
- L’interfaccia con edizione: IEC 61755-3-1:2024 o IEC 61755-3-2:2024, non il solo numero di parte.
- Il limite di riflettanza che serve alla rete, non quello generico della G.671: per GPON il riferimento è la G.984.2, per altre tecnologie la raccomandazione applicabile.
- Il divieto di adattatori ibridi non dichiarati, salvo deroga di progetto con perdita accettata per iscritto.
- La misura in collaudo: return loss con il metodo da banco IEC 61300-3-6 sul componente; sull’impianto installato il metodo è un altro, la IEC 61280-4-2.
Verificare la famiglia giusta prima del collaudo costa una riga in più nel capitolato. Scoprirla dopo, su una tratta già posata, costa una permuta rifatta e una relazione che nessuno vuole firmare due volte: è per questo che ogni capitolato che rivediamo passa anche da questa riga.
Dovete scrivere un capitolato con connettori misti PC e APC, o verificare una fornitura già arrivata in cantiere? Parlatene con un tecnico: la famiglia giusta si scrive in una riga, quella sbagliata si scopre al banco ottico.
Fonti
- ITU-T G.671 (11/2025) — Transmission characteristics of optical components and subsystems
- ITU-T G.984.2 (08/2019) — Gigabit-capable Passive Optical Networks (GPON): Physical Media Dependent (PMD) layer specification
- IEC 61755-3-1:2024 — Connector optical interfaces, non-angled cylindrical zirconia ferrules
- IEC 61755-3-2:2024 — Connector optical interfaces, angled cylindrical zirconia ferrules