Note operative Collaudi

On-line, off-line, line-interactive: che cosa l’UPS è obbligato a segnalarvi

7 min di lettura

Un binario unico che si apre in più istradamenti attraverso uno scambio, con il segnale del deviatoio a bordo linea, fotografia in bianco e nero
Arriva un solo binario e si aprono più strade: quale prende il convoglio lo decide un deviatoio a bordo linea, non il convoglio.

In capitolato avete scritto i kVA e i minuti di autonomia. Non avete scritto se il gruppo di continuità è on-line, off-line o line-interactive. Quella riga che manca decide una cosa sola, ma è quella che serve alle due di notte: se la supervisione è obbligata a dirvi quanti minuti restano, o se può limitarsi a segnalare che il carico è passato in batteria.

Tre topologie, tre elenchi diversi

ETSI ES 202 336-3 V1.1.1, pubblicata il 23 ottobre 2009 dal comitato tecnico Environmental Engineering e scaricabile senza costi, è il modello informativo dei gruppi di continuità in alternata: «The present document applies to monitoring and control of AC UPS power systems for telecommunication equipment.» Non descrive la macchina: descrive che cosa deve esporre a chi la guarda da remoto.

E l’elenco non è uno solo. Sono tre annessi, tutti normativi: l’annesso A per gli UPS on-line, monolitici e modulari; l’annesso B per gli off-line; l’annesso C per i line-interactive. Dentro l’annesso A le colonne si moltiplicano per configurazione elettrica: monofase su entrambi i lati, trifase in ingresso e monofase in uscita, trifase su entrambi. Ogni casella porta M o NM; casella vuota, per quel tipo non c’è requisito. Così conforme alla ES 202 336-3 non è un’informazione: lo diventa quando accanto c’è scritto quale annesso e quale colonna.

La stessa voce, tre esiti opposti

Prendete la voce che conta quando la rete è saltata: «Estimated remaining battery autonomy (time) during discharge» — autonomia residua stimata della batteria durante la scarica. Su un on-line trifase in ingresso e in uscita, e su tutti i modulari, è M. Sullo stesso on-line monolitico con uscita monofase, NM. Su un off-line, NM. Su un line-interactive, NM.

Nel modello informativo della batteria quella voce resta fuori dal minimo obbligatorio. Qui, in un caso solo, entra: l’anello a monte può essere tenuto a dirvi ciò che l’anello a valle non deve fornire — ma solo se avete scritto la topologia giusta.

Stesso schema per il comando «Battery test on demand», obbligatorio solo sugli on-line trifase/trifase e sui modulari, e per l’allarme «Battery test failure», obbligatorio in tutte le colonne dell’annesso A e non obbligatorio sull’off-line e sul line-interactive: due macchine conformi che possono non segnalare mai una prova fallita.

Una cosa non cambia mai. Il registro dettagliato — «Detailed battery test data record : discharge chart, temperature, string current, cell voltages» — è NM in tutti e tre gli annessi, in ogni colonna: il verdetto può essere obbligatorio, la curva che lo dimostra non lo è mai.

Chi vi dice che il carico sta viaggiando scoperto

Il documento distingue due bypass; quello statico commuta da solo, quello esterno lo chiude una persona: «External (Manual) Bypass that transfers input voltage to the output to supply Current using equipment, in the case of UPS failure, UPS service, maintenance, etc.» — bypass esterno (manuale) che trasferisce la tensione d’ingresso all’uscita per alimentare le apparecchiature utilizzatrici, in caso di guasto dell’UPS, assistenza, manutenzione, eccetera. Finché il carico è lì, fra la rete e gli apparati non c’è più niente.

L’allarme che lo dice è «Load is supplied from manual by-pass». Obbligatorio su on-line trifase/trifase e sui modulari; non obbligatorio sulle due configurazioni monolitiche con uscita monofase, né sull’off-line, né sul line-interactive. Un tecnico chiude il bypass esterno per una manutenzione e non lo riapre: su parecchie macchine conformi, nessuno in sala controllo è obbligato a vederlo.

Più a monte ancora, il modello non misura niente

ETSI ES 202 336-5 V1.1.1, pubblicata il 7 aprile 2010 dallo stesso comitato e anch’essa libera, fa lo stesso lavoro per il gruppo elettrogeno diesel. Ha un solo annesso normativo, la tabella TP1, «minimum set of monitored information». Gli allarmi obbligatori sono molti: livello basso del serbatoio, mancato avviamento, arresto di sicurezza, arresto indeterminato, perdita di carburante, avviamento inibito, guasto della batteria di avviamento.

Alle righe Measurement e Calculated value, quella tabella porta una parola sola: «None».

Nessuna misura obbligatoria. Non il carburante in litri, solo la soglia di livello basso. Non tensione, corrente o frequenza in uscita. Non le ore di funzionamento. E «Remaining autonomy (running time) of generator», stima fondata su consumo e riserva di carburante, sta nell’annesso C, che è informativo. Come la prova che conta davvero: «Running test failure», dove il testo dice che quel collaudo «switches the load on the generator even if the main is present» — commuta il carico sul generatore anche in presenza della rete.

Il quadro è questo: la catena di riserva è obbligata a dirvi che è fallita, quasi mai quanto vi resta.

Cosa scrivere, cosa verificare

Una regola aiuta: quando è presente un allarme facoltativo che richiede dei parametri, «the corresponding parameter set is mandatory in the control section in order to allow remote adjustment under appropriate login procedure». Chiedere una voce facoltativa si tira dietro la sua soglia, regolabile da remoto.

Nel capitolato: la topologia per esteso e la configurazione delle fasi, perché sono loro a scegliere annesso e colonna; le voci facoltative promosse a obbligo contrattuale — autonomia residua durante la scarica, comando di prova, registro dettagliato della prova, allarme di carico su bypass manuale; per il gruppo elettrogeno, il carburante come misura oltre che come soglia, le ore di funzionamento e la prova con commutazione del carico a rete presente, col suo rapporto. E una riga che il documento chiede da sé: «Parallel operation of UPS systems is outside the scope of the present document.» Gli UPS in parallelo vanno specificati a parte.

In accettazione si apre l’annesso della macchina consegnata — non uno qualsiasi — e si spunta voce per voce ciò che arriva alla supervisione, non ciò che appare sul display locale. Le accuratezze sono scritte: tensione di fase in ingresso ±2 V, frequenza ±0,1 Hz, correnti ±2 %, tensione di batteria ±1 V, capacità residua stimata ±5 %.

Quello che non sappiamo

Abbiamo letto per intero ES 202 336-3 V1.1.1 e ES 202 336-5 V1.1.1, scaricate il 20 settembre 2026, e verificato numero, versione, data e stato sul Work Programme ETSI: entrambe risultano «Publication», al 23-10-2009 e al 07-04-2010, entrambe non armonizzate. Non abbiamo letto la parte 1, interfaccia generica, che entrambe richiamano in via normativa: la sua revisione V1.3.1 è pubblicata dal 10 aprile 2025 e la scheda del Work Programme dichiara che «This revision will consider the impact on the structure of the remaining parts (2 to 11)» — la struttura XML della parte 3 potrebbe non essere più allineata. Le figure sono immagini nel PDF e non ne ricaviamo valori. La IEC EN 62040 sugli UPS, citata in bibliografia dalla parte 3, e le norme CEI ed EN d’impianto sono a pagamento: non le abbiamo lette e non ne riportiamo nulla, comprese le definizioni delle topologie, che chiamiamo coi nomi usati dal documento ETSI. Un ETSI Standard vincola se il contratto lo richiama: non abbiamo verificato se una disposizione italiana lo renda obbligatorio negli appalti di rete.

I due assi, su una continuità dichiarata

Primo asse: nel capitolato che verifichiamo la topologia dell’UPS smette di essere implicita, l’annesso applicabile viene nominato e le voci facoltative diventano clausole; in accettazione si controlla, punto per punto, che arrivino davvero alla supervisione, con verbale e documentazione insieme all’impianto.

Secondo asse: un allarme isolato non dice nulla, una serie sì. Con CSIDIA, l’altra società del gruppo, stati di bypass, commutazioni, rapporti di prova del gruppo elettrogeno e letture della catena diventano una mappa unica del sito, dove un’AI riconosce la deriva — il bypass manuale rimasto chiuso dopo un intervento, la prova a carico che si dirada — e la squadra chiude il problema prima del fuori servizio. Gira on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia, con gestione condivisa, per un data center come per una centrale di rete.

Dal sopralluogo, senza costi, esce l’elenco dei vostri anelli di riserva: topologia reale, annesso applicabile, quali voci arrivano alla supervisione e quali si fermano al display. Parlatene con un tecnico: il bypass chiuso non suona, e una continuità dichiarata non è una continuità provata.

Fonti