Autonomia in batteria: il sistema è obbligato a dirvi quanta ne resta?
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Otto ore di autonomia. Il numero è nel capitolato, il collaudo è firmato, la manutenzione è a contratto. Poi alle due di notte la fornitura salta, e né chi è in sala né chi guarda la postazione remota sa dire quanto tempo resta: il sistema segnala che la batteria è in scarica, non per quanto ancora. Se il servizio cade quaranta minuti prima di quello che il progetto prometteva, la domanda che arriva dopo non è se la batteria fosse conforme. È chi abbia provato quelle otto ore, quando, e con quale criterio di superamento.
La batteria che si sorveglia da sola sposta il problema
ETSI ES 202 336-11 V1.2.1, pubblicata a settembre 2025 dal comitato tecnico Environmental Engineering, è la gemella tecnica della Raccomandazione ITU-T L.1397 (10/2025), edizione 1.0 approvata il 7 ottobre 2025 e in vigore: due sigle, stesso contenuto, entrambe scaricabili senza costi. Si applica, dice lo scope, alle batterie «with integrated control and monitoring for telecommunication and datacom (ICT) equipment».
La revisione del 2025 non è cosmetica: il registro delle modifiche dice «Revised table A and B to align with actual technologies». Quello che è cambiato è dove sta l’intelligenza. «In most existing installations, there is no specific control/monitoring provided as part of the battery system. It is provided by the power system.» — nella maggior parte degli impianti esistenti il controllo non fa parte della batteria: lo fa il sistema di alimentazione. Con le chimiche recenti il controllo è dentro l’accumulo: un Battery Management System per ogni Integrated Battery Unit, un Master Battery Management Module quando più unità formano un Integrated Battery System. Chi accetta il sito non compra più solo riserva: compra un apparato che dichiara di sé.
E dichiara dentro un intervallo largo: «Battery systems provide typical standby of 10 min to 48 hours on grid connected sites.» Dieci minuti oppure due giorni: fra i due estremi decide il capitolato, non la norma.
Il minimo obbligatorio è ricco, e l’autonomia non c’è
La tabella A.1 sta in un annesso normativo: è il minimo che un sistema conforme deve esporre. Ci sono stato di carica e stato di salute — SoC e SoH — fra i dati registrati; la capacità residua, con la definizione del calcolo, «Data in Wh and Ah, establish from SoC x SoH»; i cumulati di carica e scarica in ampere-ora e wattora; la tensione ai morsetti, «Terminals battery DC voltage (±0,1 V)», e la temperatura, «Battery temperature (±2 °C)», registrata ogni cinque minuti. C’è il contatore dei cicli, con il ciclo definito in chiaro: «One cycle is defined with equal or more than 80 % from initial capacity of cumulated discharge». E fra i dati di inventario obbligatori due voci distinte: «Battery design capacity» e «Battery usable capacity».
Manca una cosa sola, ed è quella che serve alle due di notte. «Estimated remaining battery autonomy (time) during discharge» sta nella tabella B.1, che obbligatoria non è. Nella gemella ITU è l’Appendice I, e l’intestazione non lascia margini: «This appendix does not form an integral part of this Recommendation.» Lì stanno anche la durata della prova di scarica — «Duration of battery discharge time test», nella formulazione della L.1397 — i «Battery test parameters» fra le configurazioni e il «Battery test on demand» fra i comandi, spiegato così: «This is related to SoH».
Detto in italiano: un sistema di batterie pienamente conforme può dirvi quanto è carico e quanto è invecchiato, non dirvi mai quanti minuti mancano, e non accettare un comando di prova di scarica dalla supervisione.
L’esito della prova è obbligatorio, il criterio no
Non è una novità del 2025. La parte 2 della stessa serie, ETSI ES 202 336-2 V1.1.1 (2009-03), tuttora pubblicata, mette fra gli allarmi obbligatori di un impianto in corrente continua il «Battery test failure»: «Battery failed to pass defined test criteria e.g. autonomy time, voltage threshold» — criteri di prova definiti, per esempio tempo di autonomia o soglia di tensione. Definiti da chi, il documento non lo dice. E il registro dettagliato della prova — «discharge chart, temperature, string current, cell voltages» — sta anche lì fra le voci non obbligatorie. Un allarme che dice fallita senza la curva che lo dimostra non regge in contraddittorio, esattamente come una ridondanza calcolata e mai provata.
Due capacità, due stime, un punto di misura
Tre righe da fissare prima della fornitura.
La capacità. L’autonomia di progetto è calcolata su quella di targa o su quella utilizzabile? Sono due voci separate dell’inventario obbligatorio, e la seconda è sempre la più piccola.
La stima. La capacità residua è il prodotto di due stime, SoC e SoH, che il BMS calcola con metodi suoi: il documento prescrive il dato, non il modo di ottenerlo. Due unità di fornitori diversi, stessa targa e stessa storia, possono dichiarare stati di salute diversi.
Il punto. Una nota della tabella lo fissa: «Battery voltage need be taken by BMS before the DC/DC converter.» A valle del convertitore la tensione è un’altra, e con essa la soglia di fine scarica — la disciplina che vale per l’interfaccia di alimentazione a −48 V.
Cosa scrivere in capitolato, cosa verificare in accettazione
Nel capitolato: il richiamo esplicito alle voci facoltative che vi servono — autonomia residua durante la scarica, parametri di prova, comando di prova a richiesta, durata della prova registrata; la capacità su cui è calcolata l’autonomia contrattuale, con carico di riferimento e tensione di fine scarica; il punto di misura della tensione; e l’allarme «Safe mode actuated» esposto alla supervisione, il momento in cui il contattore si apre e l’unità passa a funzionamento limitato.
In accettazione non basta leggere la targa. Si verifica che il comando di prova parta dalla supervisione e non solo dal display locale; che la prova registrata riporti carico, tensione di fine scarica, temperatura e durata; e che il verbale dica su quale delle due capacità è calcolata l’autonomia.
Quello che non sappiamo
Abbiamo letto per intero ES 202 336-11 V1.2.1 e la L.1397 (10/2025), scaricate il 19 settembre 2026, e le tabelle della ES 202 336-2 V1.1.1. Non abbiamo letto la ES 202 336-1, interfaccia generica, che porta i requisiti generali di accuratezza richiamati dalle note: i valori qui sopra sono quelli scritti nelle tabelle. Non abbiamo letto ETSI TS 103 553-2 né la ITU-T L.1221 sull’architettura dei sistemi di accumulo. Le norme IEC citate dal testo — 60050-482, 62620, 62619 — sono a pagamento: non le abbiamo lette e non ne riportiamo nulla. Le figure dei due documenti sono immagini nel PDF e non ne estraiamo valori. Un ETSI Standard non è una norma armonizzata: vincola se il contratto lo richiama, e non abbiamo verificato se una disposizione italiana lo renda obbligatorio negli appalti di rete.
I due assi, su un’autonomia dichiarata
Primo asse: nel capitolato che verifichiamo l’autonomia diventa un metodo — capacità di riferimento, carico, tensione di fine scarica, comando di prova, registro della curva — e in accettazione si controlla che quelle voci esistano sull’apparato consegnato, con collaudo e documentazione insieme al lavoro.
Secondo asse: una prova di scarica serve solo se è confrontabile con la precedente. Con CSIDIA, l’altra società del gruppo, curve di scarica, letture di SoC e SoH, inventario delle unità e allarmi diventano una mappa unica del sito, dove un’AI segnala la deriva — lo stato di salute che scende su una sola unità, la prova ripetuta con un carico diverso dalla volta prima — e la squadra interviene prima del buio. Gira on-premise, senza integrazione profonda nella rete del cliente, oppure in cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa. Vale per una centrale di telecomunicazioni quanto per una sala dati aziendale.
Dal sopralluogo, senza costi, esce l’elenco delle vostre riserve di energia: per ciascuna, se l’autonomia è dichiarata o provata, se la prova è comandabile da remoto e con quali criteri, e dove sta oggi l’ultima curva di scarica — comprese le caselle vuote. Parlatene con un tecnico: il blackout non avvisa, e quante ore mancassero davvero non dovrebbe restare una domanda.
Fonti
- ETSI ES 202 336-11 V1.2.1 (2025-09) — Battery system with integrated control and monitoring information model
- ITU-T L.1397 — scheda di catalogo, componente in vigore
- ITU-T L.1397 (10/2025), edizione 1.0, approvata il 07-10-2025, In force
- ETSI ES 202 336-2 V1.1.1 (2009-03) — DC power system control and monitoring information model