Terra a maglia o isola isolata? La ITU-T K.27 sulla scelta di layout dentro l’edificio
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Nella sala apparati di una centrale in ampliamento, il montatore sta per agganciare la nuova fila di armadi alla passerella che corre sotto il controsoffitto. Il capo cantiere lo ferma: quella fila entra nella zona che il progetto originale — anni prima — aveva isolato dal resto della sala, o nella maglia di terra comune che corre ovunque negli altri corridoi? Il fascicolo dice solo impianto di terra a regola d’arte. Nessun disegno mostra dove finisce l’isola e dove comincia la maglia. Il lavoro si ferma due giorni, non per un guasto, ma per una domanda che nessuno aveva scritto a suo tempo.
Due reti, non una
La ITU-T K.27 (03/2015), Bonding configurations and earthing inside a telecommunication building, tuttora in vigore — verificata sulla pagina ufficiale ITU, edizione 201503, che sostituisce le edizioni 03/91 e 05/96 — descrive due configurazioni alternative per collegare a terra gli apparati dentro un edificio di telecomunicazioni, non la stessa domanda della K.47 sui fulmini, che riguarda il cavo fuori, in trincea o in aria.
La prima rete è la CBN, common bonding network: quella a cui è collegato tutto, senza restrizioni. Lo dice l’introduzione del testo: «The CBN is the principal bonding and earthing network inside the building». Ogni telaio, ogni passerella, ogni conduttore di protezione può entrarci. La seconda è la IBN, isolated bonding network, definita in clausola 3.2.4: «A bonding network that has a single point connection (SPC) to either the common bonding network or another isolated bonding network. All IBNs considered here will have a connection to earth via the SPC» — un’isola con un unico punto di collegamento alla CBN, o a un’altra isola, e comunque a terra tramite quel punto.
La finestra da circa due metri
Fra le due reti non c’è un muro, c’è un’interfaccia con una dimensione definita: la SPC window (SPCW), clausola 3.2.9. «The interface or transition region between an isolated bonding network (IBN) and the common bonding network (CBN). Its maximum dimension is typically 2 metres. The SPC bus-bar (SPCB), or frame, lies within this region and provides the interface between IBN and CBN» — tipicamente due metri, non un limite fisso, ma un ordine di grandezza per disegnare la stanza. La frase che segue è quella che un capitolato distratto salta: «Conductors (e.g., cable shields or DC return conductors) that enter a system block and connect to its IBN must enter via the SPCW and connect to the SPCB or frame» — schermi dei cavi, ritorni della corrente continua (qui questione di percorso, non del range di tensione già trattato): ogni conduttore che entra nel blocco isolato passa da lì, non dal punto più comodo.
Gli esempi dell’Annesso B lo rendono operativo: «All conductors and cables connecting to the system block shall pass near to the SPC (i.e., through the SPC window)», e i cavi estranei a quel blocco ma che attraversano la zona vanno tenuti a distanza — «Alien cables crossing the area of the IBN must be spaced sufficiently apart from cables connecting to the SPC and the system block». Una fibra con elemento metallico che attraversa l’area dell’isola non ci passa per abitudine: ci passa se il disegno lo prevede.
Quello che si guadagna, quello che si vincola
La clausola 8 confronta le due scelte senza dichiarare una vincitrice. Il vantaggio dell’isola è la schermatura: «a high level of shielding is attainable from DC through tens of kHz or perhaps hundreds of kHz depending on the size of the IBN», perché «the single point connection between the IBN and CBN results in negligible current flowing between CBN and IBN» — un solo contatto, quasi nessuna corrente che lo attraversa. Il prezzo è la restrizione: «To limit the risk of electric shock between an IBN and the surrounding CBN, it is necessary to limit the size of the IBN (both horizontal and vertical extent)»; «Passageways that form the boundary between IBN and CBN, should have a minimum width imposed» — anche la larghezza dei passaggi diventa un dato di progetto. Il testo lo riassume senza girarci intorno: «Disadvantages of IBN installation are cable routing restrictions and the additional expense (compared to mesh-BN) of maintaining the isolation».
Chi sceglie la maglia comune rinuncia a quella schermatura, ma guadagna libertà di posa: «equipment frames may be connected to the surrounding CBN without restriction». Nessuna delle due è la scelta giusta in assoluto: lo è per quell’edificio, quel traffico, quella densità di apparati.
La fila di armadi che arriva due anni dopo
È qui che la decisione diventa un problema di layout, non di elettrotecnica. Un capitolato che si limita a impianto di terra conforme non dice a chi arriva dopo se la nuova fila entra nella maglia o deve passare dalla finestra SPC. Deve dirlo un disegno, non la memoria di chi ha fatto il primo lotto: la configurazione scelta — maglia, o isola a bonding-mat, o isola a stella con ritorno CC isolato, i tre esempi che la stessa K.27 descrive in clausola 10 e Annesso B — la posizione e le dimensioni della finestra SPC sul disegno di impianto, la larghezza minima dei passaggi di confine, e l’elenco dei conduttori vincolati a passarci. Senza queste righe, chi lavora sulla stanza dopo indovina, o rifà.
La manutenzione non fa sconti
Una rete di terra si degrada in silenzio, non con un allarme: la clausola 9 copre proprio questo, ciò che un collaudo iniziale non vede. Sulla maglia comune, i piccoli cambiamenti restano piccoli: «small changes that occur in the CBN generally have only a small effect on its shielding capability», e si rinforza aggiungendo conduttori quando serve. Sull’isola è il contrario: «IBN systems are more difficult to maintain, because craft-person activity is liable to result in inadvertent interconnections between IBN and CBN, violating the desired single point connection, and introducing surge currents into the IBN» — basta un cavo fissato nel punto sbagliato per vanificare anni di isolamento. Per questo la norma dà anche il modo di controllare: «Verification of single point connection in a DC-I system is facilitated if this connection is made with a conductor, around which, a DC clamp-on ammeter can be clamped. Zero current confirms single point connection» — una pinza amperometrica, corrente a zero, unico esito accettabile. E chiude con una raccomandazione che vale per entrambe le reti: «It is recommended that systematic verification be performed on all bonding configurations and earthing connections inside a telecommunication building».
Quello che non sappiamo
La conformità alla K.27, come per ogni raccomandazione ITU-T, è volontaria: «Compliance with this Recommendation is voluntary». Non abbiamo letto per esteso l’Annesso A, sulla teoria della schermatura in frequenza, né gli standard IEC 60364-5-54 e IEC 60364-4-41 citati per gli impianti in bassa tensione, testi a pagamento non verificati. Non affermiamo né escludiamo un recepimento italiano specifico della K.27: non verificato su fonte primaria nazionale.
I due assi, sulla terra di un edificio
Primo asse: la configurazione — maglia o isola, con quale variante — scritta nel capitolato che verifichiamo, insieme al disegno della finestra SPC, alla larghezza dei passaggi di confine e all’elenco dei conduttori vincolati a passarci. In collaudo si verifica che il disegno e la sala coincidano, non che qualcuno ricordi dov’è l’isola.
Secondo asse: quella pinza amperometrica a corrente zero, ripetuta negli anni sullo stesso punto SPC, non resta una lettura isolata. Con CSIDIA, l’altra società del gruppo, le verifiche di continuità, i disegni di layout e i verbali di manutenzione confluiscono in una mappa unica della rete di terra, su cui un’AI segnala la deriva — una corrente che compare dove doveva restare a zero — e la squadra interviene: on-premise, senza integrazione profonda nella rete del cliente, o cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa. Vale per un data center quanto per una centrale con un solo isolato storico da anni.
Dal sopralluogo, senza costi, portiamo l’elenco pertinente alla vostra sala: configurazione dichiarata in progetto o assente, finestra SPC disegnata o solo tramandata a voce, ultima verifica di continuità con data o mai eseguita — comprese le caselle vuote. Parlatene con un tecnico: la fila di armadi in più arriva prima o poi, la domanda su dove deve entrare non dovrebbe restare senza risposta.