Note operative Collaudi

Rendimento garantito in capitolato: la ITU-T L.1320 non dà la banda di tolleranza

7 min di lettura

Primo piano della griglia circolare di una ventola industriale, anelli concentrici e raggi metallici, mozzo centrale bianco e liscio, fotografia in bianco e nero
La griglia è disegnata fin nell’ultimo anello. Al centro resta un disco vuoto, e su quello nessuno ha scritto una cifra.

Il capitolato chiede un rendimento non inferiore al 95%. Il rapporto di prova del fornitore ne dichiara 95,8. In accettazione rifate la misura seguendo la stessa raccomandazione citata nel contratto, e leggete 94,6. Non è che uno dei due abbia sbagliato: potete avere ragione tutti e due, perché quel testo non dice di quanto due misure dello stesso apparato possano legittimamente discostarsi. La banda di accettazione non c’è. Il verbale, però, lo firmate voi.

Che cosa la L.1320 definisce, esattamente

La Raccomandazione ITU-T L.1320, Energy efficiency metrics and measurement for power and cooling equipment for telecommunications and data centres, è stata approvata il 22 marzo 2014 dallo Study Group 5 con procedura AAP. Prima e unica edizione, In force a catalogo, senza emendamenti né corrigendum. Ventiquattro pagine, di cui il corpo normativo è una clausola sola, la 5.

Il livello è dichiarato nello scopo: «The methodologies defined in this Recommendation are applied at single equipment level» — le metodologie si applicano a livello di singolo apparato. Non è la resa della sala, che si misura con altri indicatori della serie L.1300. Due famiglie: alimentazione (UPS, inverter DC/AC, raddrizzatori AC/DC, convertitori DC/DC, fotovoltaico, eolico, celle a combustibile) e raffreddamento (condizionatori, free cooling, scambiatori).

Le formule sono elementari, ed è un pregio. Per l’alimentazione il rendimento è sempre η = Po/Pi, potenza attiva in uscita su potenza attiva in ingresso, con Po = V × I per il raddrizzatore.

Sul raffreddamento cambia, e conviene notarlo. Per il condizionatore è QT/Pi, dove QT è la capacità frigorifera totale, sensibile più latente. Per il free cooling ad aria esterna e per lo scambiatore è QS/Pi, la sola parte sensibile. Sotto due voci della stessa clausola non si misura la stessa grandezza: chi confronta i numeri deve dire prima quale formula ha applicato.

Otto prescrizioni, e chiedono tutte di dichiarare

Il conteggio dei verbi qui vale solo da contrappunto, e va nella direzione opposta al sospetto: i shall sono nove, ma uno sta nella nota di copertina che ne spiega il significato, quindi le prescrizioni vere sono otto, contro venti should e undici may. Il documento prescrive. Il punto è che cosa.

Tre clausole ne concentrano cinque, e sono quelle con cui un capitolato può davvero lavorare. La clausola 5.1.1: «Environmental conditions (such as temperature, humidity and air pressure), electrical conditions (such as input DC voltage, input AC voltage and frequency) and metrology requirements shall be reported when measuring energy efficiency» — condizioni ambientali, condizioni elettriche e requisiti di metrologia devono essere riportati quando si misura l’efficienza energetica. La clausola 5.1.3: «As such, parameters used for static and dynamic load conditions shall be documented» — i parametri usati per le condizioni di carico statiche e dinamiche devono essere documentati — seguita da «The load range shall be consistent with the operational range of the application targeted loads». E la clausola 5.1.3.1, l’unica che rimanda a una norma di prova esterna: «Measurement conditions for UPS shall be considered according to [IEC 62040-3]» e «The Pi and Po calculation shall be conducted in accordance with [IEC 62040-3]».

Le altre tre chiedono lo stesso per il raffreddamento (5.2.1, con in più la pressione statica esterna), per il fattore di cresta del carico UPS (5.1.3.1) e per l’ambiente di prova del fotovoltaico, che deve rispettare la IEC 61215 e la IEC 61646 (5.1.3.3).

Nessuna delle otto dice a quanto debba stare un valore. Dicono di riportarlo, documentarlo, renderlo coerente. È una disciplina del verbale, non una soglia.

La banda che non c’è, e le parole vicine

Nelle ventiquattro pagine la parola uncertainty non compare mai. Nemmeno reproducibility, confidence, error. Le parole vicine ci sono, e conta dove stanno.

Repeatability compare una volta sola, clausola 5.1.2, non come requisito ma come motivazione: «For test repeatability and consistency, load conditions and test configurations are fixed and static». Tolerance compare tre volte. Una è nel corpo, clausola 5.1.3, ed è un should riferito al carico e non al risultato: «the load ranges and tolerance during testing should be restricted and documented» — ristretti e documentati, senza dire entro quanto. Le altre due, e tutte e sei le occorrenze di accuracy, stanno nelle appendici I e II.

Ed entrambe le appendici portano stampato in testa lo stesso avviso: «This appendix does not form an integral part of this Recommendation». Sono scritte al passato, come resoconto di prove già fatte. E la ISO/IEC 17025 sta in bibliografia, fra i riferimenti informativi.

La raccomandazione vi dice come calcolare il rendimento e che cosa scrivere nel verbale, non vi dà il numero contro cui decidere se l’apparato passa. In contraddittorio, quel numero dovete averlo scritto prima voi.

I punti di carico sono un esempio, non una regola

Lo stesso vale per le condizioni di prova. I punti di carico 25%, 50%, 75% e 100% compaiono una volta sola in tutto il documento: nella tabella I.1 dell’appendice I, come esempio su un UPS da 100 kVA. E quella tabella lo dimostra meglio di ogni argomento: lo stesso apparato dà 95,78% al 50% di carico lineare e 93,02% al 25% con carico non lineare a fattore di cresta 3. Quasi tre punti di escursione, tutti conformi alla L.1320.

Lì stanno anche la temperatura di prova (25 °C ± 3 °C per l’alimentazione, con stabilizzazione di almeno tre ore), l’umidità fra 30% e 75%, la pressione fra 81 200 e 102 000 Pa, l’alimentazione entro ±1% in tensione e frequenza, almeno cento letture equispaziate per ciclo, strumenti tarati entro ±1% da un istituto metrologico nazionale; per il raffreddamento, 24 °C ±1 a bulbo secco in sala e 35 °C ±1 all’esterno. Numeri ottimi. Nessuno obbligatorio.

Il corpo lo ammette, in una nota della 5.1.2 che confronta una prova a temperatura ambiente con un impianto esercito a 35 °C: «Therefore test conditions must be carefully set». L’appendice II è più netta: «If the test conditions are different, the result will be completely different».

Che cosa non copre, e che cosa scrivere

Non è un testo superato: è in vigore e le formule reggono. Ma è del marzo 2014, e fra le tre categorie di raffreddamento che elenca non c’è il raffreddamento a liquido, né a contatto diretto sul processore né a immersione; manca un profilo di carico per gli UPS modulari; e per dichiarazione di scopo non tocca il livello della sala. Va letto per quel che è: un modo di calcolare un rapporto, non un protocollo di accettazione — la stessa distinzione che separa un calcolo di ridondanza da una prova di ridondanza.

In capitolato la riga rendimento misurato secondo ITU-T L.1320 va completata, e le voci sono poche: la formula scelta, totale o sensibile; i punti di carico e il tipo di carico, con il fattore di cresta; temperatura e umidità di prova con le loro tolleranze e il tempo di stabilizzazione; durata e numero di letture; classe e certificato di taratura degli strumenti; e la banda entro cui il valore misurato è accettato. Le prime cinque si copiano dalle appendici, purché scritte come clausola vostra e non come obbligo della raccomandazione. L’ultima la raccomandazione non ve la dà in nessun caso.

Il punto

Un rendimento garantito senza banda di accettazione non è una garanzia: è una frase che in contraddittorio si difende da sola. Nei capitolati di conformità che consegniamo quella riga arriva già completa — metodo, punti di carico, condizioni, strumenti e banda — e diventa la scaletta del verbale firmato in accettazione, con misure e documentazione consegnate insieme al lavoro. Prima della prova, non dopo. Sull’altro asse, il rendimento non è un numero da collaudo: è una curva che si sposta con il carico e con la stagione. Letture dei raddrizzatori, assorbimenti dei frigoriferi, temperature di mandata e ripresa, allarmi dell’UPS e as-built della sala confluiscono in una mappa unica dell’impianto e della rete, dove un’AI riconosce la deriva prima che diventi un fermo e una squadra nostra interviene, senza subappalto. Dove serve un’AI su quei dati, gira nel perimetro del cliente, on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia, con CSIDIA, l’altra società del gruppo.

Dovete firmare un verbale su un rendimento garantito, o state scrivendo adesso quella clausola di capitolato? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e una banda di accettazione si scrive prima della prova.

Fonti