Data center: il fascicolo che rende procedibile l’istanza PUCD
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Chi ha comprato il terreno, ottenuto la soluzione di connessione e portato lo studio di impatto ambientale alla bozza finale ha in testa un numero solo: dieci mesi. È la durata massima del procedimento unico che autorizza un centro dati. Quei dieci mesi non decorrono dal giorno in cui l’istanza parte via PEC, e un foglio di calcolo compilato fuori schema basta a non farli decorrere affatto.
Dieci mesi che partono da una verifica
L’articolo 8, comma 4, del decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito con modificazioni dalla legge 10 aprile 2026, n. 49, fissa una durata «non superiore a dieci mesi, decorrente dalla data di verifica della completezza della documentazione di cui al comma 3». Gli oneri, il perimetro dell’autorizzazione e i punti in cui l’orologio riparte li abbiamo descritti quando sono usciti i primi indirizzi operativi.
Il 27 luglio 2026 la Direzione generale valutazioni ambientali ha pubblicato la parte che mancava: modello di istanza, Allegato 1, avviso al pubblico e le specifiche tecniche per la documentazione in formato elettronico, versione 1 del 24 luglio 2026. Quindici pagine che non parlano di impatti ambientali: parlano di cartelle, nomi di file, firme e byte. E decidono se l’istanza è procedibile.
La frase da leggere per prima
Sull’elenco degli elaborati le specifiche scrivono che «la mancata adesione del proponente al suddetto schema di predisposizione dell’elenco degli elaborati, impedendo all’Autorità Competente la corretta pubblicazione del progetto sul proprio sito web, di fatto costituisce motivo di non procedibilità della relativa istanza».
Lo schema è un XLS o un CSV con una riga per file trasmesso: identificatore, titolo, autore, descrizione, tipologia (D per elaborati grafici, R per documenti testuali), scala, diritti di accesso, lingua, data, nome del file, dimensione, percorso, estensione. Le regole sono di formato puro: non si modificano nome e numero delle colonne, non si inseriscono righe o colonne vuote, non si uniscono celle, non si aggiungono commenti né collegamenti ipertestuali. Il file resta fuori dalle cartelle. Il MASE distribuisce il format vuoto e GELAB, che lo genera parzialmente precompilato.
Due vincoli si propagano poi su tutto il progetto documentale. Identificatore e nome del file devono coincidere e stare entro quaranta caratteri; il percorso non ammette spazi né i caratteri speciali elencati nelle specifiche, fra cui &, %, #, @, l’apostrofo e le vocali accentate. A ogni invio successivo i nomi dei file devono essere diversi da quelli già trasmessi: chi versiona con un suffisso di revisione scopre tardi che quaranta caratteri sono pochi.
Cartelle con il nome già scritto
L’albero non è a scelta del proponente. PUCD_0 raccoglie la documentazione amministrativa: istanza, avviso al pubblico, calcolo degli oneri, ricevute dei pagamenti, dichiarazione sostitutiva sul valore dell’opera, quadro economico. Seguono le cartelle AIA — elenco elaborati, Schede A-E, sintesi non tecnica, integrazioni — e sedici cartelle VIA, da PUCD_VIA_1 a PUCD_VIA_16, una per blocco: elaborati di progetto, studio di impatto ambientale, sintesi non tecnica, monitoraggio, incidenza, paesaggio, impatto sanitario, terre e rocce da scavo, controdeduzioni, integrazioni. Infine DATI_GIS e una cartella PUCD_TITOLI_N per ciascun altro titolo, con N progressivo.
Qui scatta il vincolo incrociato. Il modello di Allegato 1 — l’elenco delle autorizzazioni, intese, licenze, pareri, concerti, nulla osta e assensi — ha una colonna «Cartella»: per ogni titolo si indica dove sono salvati i documenti necessari a ottenerlo. Elenco dei titoli e albero delle cartelle si corrispondono riga per riga, e ogni titolo che si aggiunge in corso d’opera — un nulla osta antincendio, un’autorizzazione allo scarico, un parere di soprintendenza — aggiunge una cartella, sposta i progressivi e obbliga a riscrivere l’elenco elaborati.
In DATI_GIS finisce la parte che chi progetta le reti sottovaluta più spesso: shapefile in WGS84 (EPSG 4326) o ETRF2000 alla scala 1:10.000, con la delimitazione del centro dati, le opere connesse — le specifiche citano il cavidotto o elettrodotto di connessione alla rete di trasmissione — gli elementi di cantiere e un poligono unico dell’ingombro complessivo. Il cavidotto non è un tratteggio su una tavola: è uno strato informativo con la tabella degli attributi compilata e un metadato omonimo con suffisso MET.
Firma su ogni file, trenta megabyte per documento
Ogni documento trasmesso, esclusi l’elenco elaborati e i dati GIS, va firmato in PAdES con estensione PDF da tutti i responsabili dei contenuti tecnici. I file non vanno compressi e non superano i 30 MB; gli elaborati grafici più pesanti si spezzano in parti ricollegabili da una sequenza numerica nel titolo e nel nome. In copertina vanno titolo completo, proponente, data, ordine professionale e matricola dei tecnici; dentro, un indice con collegamenti ipertestuali e i numeri di pagina.
La trasmissione resta transitoria: PEC con un unico ZIP fino a 50 MB complessivi; oltre, consegna brevi manu su hard disk o pen drive protetti da modifica e scrittura, con un file «leggimi» fuori dalle cartelle. Per un centro dati, dove il solo studio di impatto ambientale con le tavole supera facilmente il mezzo gigabyte, la seconda modalità è la regola.
Il fascicolo esiste in due versioni
È il punto che riguarda più da vicino chi lavora sull’infrastruttura. Ci sono cartelle dedicate alla documentazione che il proponente, per segreto industriale o commerciale, chiede di non rendere pubblica: PUCD_VIA_13 per la VIA, PUCD_AIA_INT_RIS per l’AIA, PUCD_TITOLI_RIS_N per gli altri titoli, più le versioni per le integrazioni. Si inviano due versioni dello stesso elaborato: una per la consultazione pubblica, con evidenza delle parti omesse, una completa per l’autorità competente. Lì finisce anche la documentazione con dati personali.
Significa che lo stesso disegno esiste due volte, che le due versioni restano allineate a ogni revisione, e che un file nella cartella sbagliata pubblica sul portale la planimetria integrale di percorsi e adduzioni. Su un centro dati quella planimetria è l’elenco dei punti in cui la rete si può interrompere.
Quello che non sappiamo
- La reportistica «Procedure in corso» del portale VAS-VIA-AIA non ha una voce per il procedimento unico sui centri dati: quante istanze PUCD siano state depositate dal 27 luglio non risulta da fonte pubblica.
- Il modello di avviso al pubblico dà trenta giorni per le osservazioni, coerente con il dimezzamento dei sessanta giorni dell’articolo 24, comma 3, del d.lgs. 152/2006. Per i progetti dell’articolo 8, comma 2-bis, dove il termine ordinario è già di trenta giorni, i documenti pubblicati non dicono se il dimezzamento si applichi ancora.
- Per la consegna brevi manu le specifiche indicano Via Cristoforo Colombo 70, il modello di istanza il civico 44: conviene chiedere conferma prima di far partire il corriere.
- Le specifiche sono in versione 1 senza aggiornamenti, e la procedura telematica è annunciata ma non descritta: il regime via PEC resta l’unico documentato.
Il punto
Un fascicolo PUCD è un corpus di centinaia di documenti con vincoli incrociati, scadenze e una parte riservata per obbligo: non è materiale da caricare su un servizio in cloud per comodità. Sulla parte che ci compete lavoriamo su due fronti. Gli elaborati di rete che produciamo — planimetrie delle adduzioni, percorsi dei cavidotti, schemi di permutazione, report di collaudo — escono già nella forma che il procedimento pretende: nome entro i quaranta caratteri, PDF firmato PAdES, copertina con ordine e matricola, riga nell’elenco elaborati, shapefile con attributi compilati; la stessa clausola si scrive in capitolato per chi fornisce le altre parti, e si verifica in accettazione. Poi, chiusa l’autorizzazione, quei file non devono diventare un archivio morto: tracce, misure, as-built e allarmi diventano una mappa unica della rete, dove ogni tratta resta agganciata all’elaborato che l’ha autorizzata, e su quella mappa un’AI fa la diagnosi mentre una squadra chiude il guasto. Poiché il fascicolo contiene per costruzione materiale da cartella riservata, quell’AI gira nel perimetro del cliente — on-premise o cloud dedicato con data center in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo. Squadre nostre, senza subappalto. È il lavoro che seguiamo dal sopralluogo alla certificazione.
Dovete comporre un fascicolo PUCD, o verificare che gli elaborati di rete già prodotti reggano il formato? Parlatene con un tecnico: serve a capire che cosa va rifatto e che cosa basta rinominare.
Fonti
- MASE — PUCD, modalità di presentazione delle istanze (27 luglio 2026)
- MASE — Specifiche tecniche per la documentazione in formato elettronico, PUCD, v.1 del 24 luglio 2026 (PDF)
- MASE — Specifiche tecniche e modulistica, scheda «PU centro dati»
- Normattiva — Decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, art. 8