Il 5G a 150 Mbit/s e 15 ms: a chi è dovuto, e chi lo misura
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Uno dei vostri siti non ha fibra e non l’avrà a breve: la connettività la porta una radio, e nei prossimi mesi dovete decidere se tenerla come unico collegamento. Da fine luglio girano tre numeri — 150 Mbit/s in download, 30 in upload, 15 millisecondi di latenza — che sembrano chiudere la questione. Esistono davvero e stanno in un atto pubblico. Non sono dovuti al vostro sito, e il metodo con cui verranno verificati, per previsione esplicita, non è a vostra disposizione.
Che cosa è stato adottato, e che cosa è ancora proposta
Il 29 luglio 2026 il Consiglio dell’AGCOM ha adottato la delibera n. 199/26/CONS, pubblicata sul sito dell’Autorità il 3 agosto. L’atto adottato fa una cosa sola: indice una consultazione pubblica sul quadro regolatorio per il rinnovo, fino al 31 dicembre 2037, dei diritti d’uso delle frequenze radiomobili nelle bande 800, 900, 1500, 1800, 2100, 2600 e 3400-3600 MHz, e per la proroga alla stessa data dei diritti WLL in banda 28 GHz, quelli dell’FWA. Le risposte vanno inviate «entro il termine del 5 ottobre 2026».
I numeri non stanno nella delibera: stanno nell’allegato A, che la delibera dichiara «parte integrante» e che resta un documento di consultazione. Contiene però lo schema del provvedimento finale, articolo per articolo — e chi scrive capitolati non ha motivo di aspettare che diventi definitivo.
I tre numeri, e le due definizioni che li rendono numeri
Lo schema dell’articolo 5 mette in capo a ciascun operatore che ottenga il rinnovo, entro il 31 dicembre 2031 (Milestone 1), «una velocità di trasmissione dati effettiva di almeno 30 Mbit/s in downlink disponibile su almeno il 95% del territorio italiano». Sempre entro il 2031, 150 Mbit/s in download, 30 in upload e RTT non superiore a 15 ms «ad almeno il 75% della popolazione di ciascuna regione italiana»; poi l’85% entro il 2033 e il 95% entro il 2035.
Il punto non sono i numeri: sono le due definizioni dell’articolo 1. Velocità di trasmissione dati effettiva significa «95esimo percentile della distribuzione del throughput d’utente, misurato in tipiche condizioni di picco del traffico». E il ritardo è il «95esimo percentile della distribuzione del tempo … impiegato da un pacchetto per viaggiare dal terminale d’utente connesso alla rete di accesso radiomobile fino al primo nodo di rete coincidente con il punto di terminazione del piano dati 5G in grado di erogare il servizio richiesto, e per tornare indietro».
Tre cose, in quelle righe: un percentile, una condizione di carico, un punto di terminazione. Un capitolato che scrive latenza inferiore a 15 ms e si ferma lì non ne ha scritta nessuna.
Il 95% è di una regione, non del vostro sito
Gli obblighi sono aggregati, e l’aggregato è la regione. Il 95% della popolazione di una regione al 2035 lascia fuori un 5% che nessun obbligo individua per nome. Le sotto-quote dicono dove va l’attenzione: gli obblighi sulla popolazione «dovranno comprendere la copertura di almeno il 50%, il 70% e il 90%» dei capoluoghi di provincia, dei comuni sotto i 5.000 abitanti a densità turistica alta e dei pixel che l’ultima mappatura di Infratel non trova coperti a 30 Mbit/s in downlink. Quei pixel hanno una dimensione: l’allegato cita la mappatura del 2024 per dire che circa l’1,08% della popolazione nazionale residente, «corrispondente a circa 636.000 abitanti», e circa il 16% del territorio risultano nel 2026 privi di quella soglia — e lo dice «in base ai piani di copertura dichiarati dagli stessi operatori radiomobili». Dichiarato, non misurato: la stessa distinzione che chi vende connettività incontra ogni mese sulla mappa di copertura.
Poi gli obblighi collettivi: entro il 2035, i medesimi 150/30 e 15 ms sul 95% di autostrade, linee ad alta velocità e corridoi TEN-T, sul 90% dei sedimi portuali e aeroportuali, sull’80% delle vie navigabili interne dei corridoi, sul 95% di ciascuna linea metropolitana. Su quest’ultima c’è una data che riguarda il gestore del fondo più degli operatori: l’obbligo di realizzare infrastruttura passiva e attiva vale per le linee per cui, «alla data del 1° gennaio 2030», non siano già in corso progetti di copertura lungo l’intera linea. Chi avvia il proprio progetto prima se lo paga.
Nessuna di queste soglie è un impegno verso un indirizzo. Un capannone, un ospedale, una cabina di telecontrollo non compaiono in nessuna delle percentuali.
Chi misura, e con quali strumenti
La verifica è ex post, «attraverso campagne di misure sul campo», almeno annuali a partire dal 2030, statiche e dinamiche, con copertura statistica dell’intero territorio anche a rotazione pluriennale. «Le campagne di misura sul campo non sono concordate con gli operatori.» I risultati per ciascun operatore sono resi pubblici entro 60 giorni dal termine delle campagne. Le modalità di misura e gli strumenti li approva il Ministero delle imprese e del made in Italy con proprio decreto, almeno sei mesi prima dell’inizio del rinnovo: fissato al 1° gennaio 2030, è atteso entro la metà del 2029.
E poi la riga che chiude la porta: quegli strumenti «sono da considerare strumento di ausilio all’Amministrazione che esegue i controlli e non come strumento a disposizione del singolo utente, anche aziendale».
Tradotto: la misura che conta la fa il Ministero, su base statistica nazionale, e non è quella che potete invocare per il vostro contratto. Se volete quei numeri sul vostro sito, la misura ve la fate voi.
Che cosa scrivere nel capitolato
L’argomento più forte lo scrive l’Autorità stessa, in una nota, spiegando perché non ha imposto un obbligo generico di realizzare architetture 5G Stand Alone: senza KPI misurabili «le reti realizzate dagli operatori risulterebbero tecnicamente avanzate, rispondendo formalmente all’obbligo, ma potrebbero non essere in grado di garantire la fruizione da parte degli utenti finali delle prestazioni richieste».
È la stessa dinamica di un capitolato. Una clausola che chiede connettività 5G o un terminale FWA di riserva si adempie con una SIM attiva. Le voci da aggiungere sono quelle dell’articolo 1: percentile dichiarato e non media, condizione di carico (ora di punta, non notte fonda), punto di terminazione della misura, numero di campioni, chi tiene lo strumento e chi firma il verbale. Per la fibra che porta il traffico fino alla stazione radio il collaudo resta quello di sempre, con i limiti noti di una fotografia scattata prima che il cliente esista.
Una riga per l’industria: lo schema vieta «il trading e il leasing a favore di soggetti che utilizzano le frequenze per lo sviluppo di reti e servizi ad uso privato». Una rete privata su queste bande passa da un accordo con l’operatore.
Quello che non sappiamo
Non sappiamo se i numeri resteranno questi: fino al 5 ottobre si raccolgono i contributi, e il provvedimento finale sarà un atto diverso da quello pubblicato il 3 agosto. Non sappiamo come verrà sciolta un’ambiguità della definizione: per il ritardo il 95esimo percentile è la lettura prudente, mentre per un throughput minimo garantito si usa di solito il percentile complementare; quale convenzione valga lo dirà il decreto sulle modalità di misura. Non sappiamo se il calendario delle domande di rinnovo, «possibilmente entro il 30 giugno 2027», sarà rispettato, né nulla dei piani dei singoli operatori: i primi piani con avanzamenti annuali arrivano al Ministero dodici mesi dopo l’autorizzazione.
Su questo tema il nostro lavoro è di due tipi. Il primo: trasformare quei tre numeri in clausole contestabili — percentile, ora di punta, punto di terminazione, campioni, verbale — ed eseguire la misura in accettazione, sul sito reale, consegnando il rapporto insieme al lavoro, sul radio come sulla fibra che lo alimenta. Il secondo: fare in modo che quelle misure non finiscano in una cartella. Tracce, as-built, verbali e allarmi di ogni sito diventano una mappa unica della rete, su cui un’AI fa la diagnosi e una squadra chiude il guasto: quando un collegamento scende sotto la soglia lo sapete prima dell’utente. Dove serve, l’AI gira nel perimetro del cliente, on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia, insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo. Squadre nostre, senza subappalto.
Se avete siti che dipendono da un collegamento radio e nel contratto c’è solo una sigla, scriveteci: la soglia la scriviamo e la misuriamo.
Fonti
- AGCOM, Delibera n. 199/26/CONS — pubblicata il 03/08/2026
- Testo della delibera 199/26/CONS (PDF)
- Allegato A alla delibera 199/26/CONS (PDF) — schema di provvedimento
- AGCOM, pagina della consultazione pubblica — termine 5 ottobre 2026