Fibra a nucleo cavo: 90 km invece di 60 fra due data center, cosa cambia in capitolato
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Nei capitolati di interconnessione fra data center comincia a comparire una riga nuova: fibra a nucleo cavo, distanza fino a 90 km. Il numero esiste, ha una fonte precisa ed è riportato correttamente. Solo che non è una misura di campo: è una moltiplicazione. E quando finisce in capitolato all’indicativo, tutto ciò che gli sta attorno — collaudo, strumenti, bilanci — resta indietro di un passo.
Il fatto, con gli estremi.
Il 22 luglio 2026 Prysmian e Relativity Networks annunciano il cavo a nucleo cavo a più alta densità finora realizzato dalla coppia: 24 fibre a nucleo cavo ChronoCore in un cavo da 10 mm di diametro, architettura Sirocco, prodotto nello stabilimento di Claremont, North Carolina. Le prove si sono svolte presso il centro prove di Dura-Line a Clinton, Tennessee, in microcondotti, con soffiaggio fino a 350 ft/min — circa 107 m/min. Il comunicato aggiunge che la produzione della fibra viene ampliata anche nello stabilimento di Eindhoven.
Due frasi vanno lette con attenzione. La prima: il comunicato descrive prove di posa in un centro prove, non una tratta in esercizio. La seconda riguarda l’attenuazione: il cavo prodotto a Claremont, dice, soddisfa i requisiti di attenuazione del cliente. Cioè un requisito contrattuale privato. Nessun valore in dB/km è pubblicato, ed è il numero che serve per chiudere un bilancio ottico su una tratta lunga.
Da dove esce il «90 km invece di 60».
Lo dice il comunicato stesso, nella scheda descrittiva in coda. In una fibra a nucleo cavo una guida in vetro conduce la luce dentro un nucleo pieno d’aria; poiché la velocità della luce in aria è maggiore che nel vetro, la fibra a nucleo cavo trasmette «quasi il 50% più veloce» della fibra tradizionale. Segue l’applicazione: la velocità di trasmissione delle fibre in vetro limita a 60 km la distanza fra data center in un cluster sincronizzato, e il nucleo cavo potrebbe consentire di portarla a 90 km (56 miglia).
Mettete i due numeri uno accanto all’altro. Quasi il 50% in più applicato a 60 fa 90. Non è il risultato di una tratta collaudata: è 60 moltiplicato per il rapporto fra le due velocità di propagazione, e il verbo è al condizionale. Non è un difetto del comunicato — è la sua onestà. Il difetto nasce dopo, quando il condizionale sparisce.
Il limite dei 60 km è un budget di tempo, non un budget ottico.
È la parte che si perde più spesso. Il comunicato non dice che a 60 km la luce non arriva: dice che a 60 km si ferma la sincronizzazione fra due data center dello stesso cluster. È un vincolo di ritardo, non di potenza ricevuta. Il nucleo cavo agisce su quello, perché riduce il tempo di propagazione a parità di lunghezza. Da qui due verifiche, prima di firmare.
Qual è il vincolo che lega davvero il vostro progetto? Se è il budget di tempo, il ragionamento tiene. Se invece si ferma prima il bilancio ottico, o la portata dei transponder, il nucleo cavo non sposta quel limite — e l’attenuazione della fibra, si è detto, non è pubblicata. Su tratte in coerente il collo di bottiglia si è spostato da anni su OSNR e PMD, e su fibra esistente lo si verifica misurando, non deducendo.
Su quale lunghezza state facendo il conto? Il ritardo è proporzionale alla lunghezza reale della fibra, non alla distanza sulla planimetria. Percorsi non diretti, scorte in pozzetto, spire alle giunzioni, rientri in sala: sono chilometri veri e si pagano in tempo come tutti gli altri.
Ogni strumento che misura una distanza va riconfigurato.
Qui il capitolato tocca il collaudo, e la conseguenza è concreta. La ITU-T G.650.1 (01/2024), nel metodo di retrodiffusione, dà la formula con cui si ricava la lunghezza di una fibra dalla traccia: L = c × T / N, dove T è l’intervallo di tempo fra i due estremi della curva di retrodiffusione, c la velocità della luce nello spazio libero e N l’indice di gruppo della fibra. È l’aritmetica che sta dentro ogni OTDR: lo strumento misura tempi, e li converte in metri con una costante che gli avete fornito voi.
Cambiate mezzo e la costante cambia. Di quanto? Dello stesso rapporto che vi fa guadagnare la latenza. Se il rapporto dichiarato è di circa 1,5, un evento realmente a 30 km viene letto attorno ai 20 km da uno strumento ancora impostato sul vetro. Non è l’imprecisione di qualche metro che si discute quando si sceglie l’impulso: è un terzo della tratta, e si scopre scavando.
Il valore giusto non lo trovate in una raccomandazione. La ITU-T G.652 (08/2024) elenca gli attributi della fibra monomodale in vetro — diametro del campo modale, diametro e non circolarità del rivestimento, lunghezza d’onda di taglio, perdita per macrocurvatura, tensione di prova, dispersione cromatica, attenuazione, PMD — e l’indice di gruppo fra questi non compare; precisa anzi che il profilo dell’indice di rifrazione della fibra non deve generalmente essere noto. Per il vetro il numero è così stabile che sta preimpostato negli strumenti e nessuno lo discute. Per il nucleo cavo va chiesto al costruttore, scritto nel capitolato e riportato in ogni rapporto — pena una serie di distanze coerenti fra loro e sbagliate tutte allo stesso modo.
Che cosa chiedere, in offerta e al collaudo.
- Indice di gruppo dichiarato dal costruttore, per ciascuna lunghezza d’onda di esercizio, e obbligo di impostarlo sugli strumenti; il valore usato va stampato sul rapporto di misura, non lasciato al default.
- Attenuazione in dB/km come dato di fornitura, alle lunghezze d’onda che userete davvero. «Conforme ai requisiti del cliente» non è un dato: è un rinvio a un contratto che non avete.
- Budget di tempo esplicito: quanti microsecondi, in un senso o andata e ritorno, quale quota è del cavo e quale degli apparati, e su quale lunghezza di fibra — quella del tracciato, non quella della mappa.
- Latenza misurata sulla tratta consegnata, con metodo e riferimento dichiarati, non calcolata dal chilometraggio. È la sola prova che distingue il dato di comunicato dal dato di collaudo.
- Transizione al vetro: dove avviene, con quale componente, con quale valore di accettazione e a cura di chi. I transponder hanno terminazioni in fibra tradizionale: quel passaggio è una voce di progetto, non un dettaglio di cantiere.
- Metodi di prova nominati per esteso. La ITU-T G.650.3 raccoglie i metodi per i collegamenti monomodali installati e presuppone la famiglia di fibre delle raccomandazioni G.65x: quale metodo si applichi al nucleo cavo, e con quali parametri, va messo per iscritto.
- Condizioni di posa verificate sul vostro tracciato. I 350 ft/min vengono da un centro prove, con quei microcondotti; su un percorso reale contano curve, giunzioni e i limiti di tiro del cavo.
Il punto.
La fibra a nucleo cavo sta uscendo dal laboratorio: un cavo da 24 fibre prodotto in serie e posato a velocità industriali non è poco. Ma il guadagno di latenza si incassa solo se la tratta è progettata per quello e se il collaudo è riscritto di conseguenza — indice di gruppo, attributi di fornitura, misura del tempo end-to-end. Su questo lavoriamo: progettazione del percorso e certificazione definite insieme, con tracce e dati nativi dove servono a voi, on-premise nel vostro ambiente oppure su cloud dedicato — ambiente riservato al singolo cliente, VPN dedicata, data center in Italia, in locali presidiati direttamente. Se la domanda a monte è invece di chi sia l’infrastruttura che quei chilometri collegano, ne abbiamo scritto a parte.
Avete un’interconnessione fra sale dati da specificare, o un’offerta con dentro «nucleo cavo» da valutare? Parlatene con un tecnico: stabilire prima quali numeri sono dichiarati e quali saranno misurati costa molto meno di una tratta che rispetta il capitolato e non il budget di tempo.
Fonti
- Prysmian — Hollow Core Fiber: Prysmian and Relativity Networks deploy their highest density HCF cable to date (Milano, 22 luglio 2026)
- ITU-T G.650.1 (01/2024) — Definitions and test methods for linear, deterministic attributes of single-mode fibre and cable
- ITU-T G.652 (08/2024) — Characteristics of a single-mode optical fibre and cable
- ITU-T G.650.3 — Test methods for installed single-mode optical fibre cable links