Note operative Normativa

La sala controllo aveva una classe tutta sua. Da maggio quella classe non esiste più

7 min di lettura

Pannello frontale forato di un server in un rack, inquadrato di lato con altri pannelli sfocati sullo sfondo, fotografia in bianco e nero
L’aria che attraversa questi fori resta dentro un intervallo scritto in norma — da maggio 2026 con un numero diverso, non con valori diversi.

Il capitolato per l’ampliamento della sala controllo di una centrale cita, alla voce condizioni ambientali, la classe 3.6 della serie ETSI EN 300 019: +15/+30 °C, umidità relativa dal 10% al 75%, copiata da un capitolato di qualche anno fa. Chi lo rilegge oggi, 1° settembre 2026, controlla l’edizione sul sito ETSI: nell’edizione in vigore dal 13 maggio, la classe 3.6 non c’è più. Non è stata rinumerata: è sparita, quando la serie che classifica le condizioni ambientali per gli apparati di telecomunicazione è passata da sei classi a tre.

Da sei classi a tre

La serie ETSI EN 300 019, Environmental Engineering; Environmental conditions and environmental tests for telecommunications equipment, esiste dal 1992 come ETS 300 019-1-3. La V2.4.1, edizione in vigore dal 2014, divideva l’uso stazionario in luoghi protetti in sei classi, dalla 3.1 alla 3.6. Il 13 maggio 2026 è stata adottata la nuova edizione, V3.1.1: le classi diventano tre, numerate 3.10, 3.11, 3.12. Non è un aggiornamento cosmetico: lo dice l’allegato con la cronologia delle modifiche: «The environmental classes have been revised based on the classification given in IEC 60 721-3-3: 2019. As the new classes are not comparable with the previous classes taken from IEC 60721-3-3: 2002, the new environmental classes have been defined with new numbers.» — le classi ambientali sono state riviste sulla base della classificazione data dalla IEC 60 721-3-3: 2019. Poiché le nuove classi non sono comparabili con le classi precedenti, tratte dalla IEC 60721-3-3: 2002, le nuove classi ambientali sono state definite con nuovi numeri. La IEC 60721-3-3 è a pagamento: citiamo qui solo titolo ed edizione, non un contenuto che non abbiamo letto.

Prima dei numeri, vale la clausola che dice cos’è una classe. Lo scopo della V3.1.1 lo scrive così: «The present document defines classes of environmental conditions and their severities to which telecommunication equipment may be exposed. The severities specified are those which will have a low probability of being exceeded; generally less than 1 % of the operating time in a year.» — il presente documento definisce classi di condizioni ambientali e le relative severità a cui l’apparecchiatura di telecomunicazione può essere esposta. Le severità specificate hanno una bassa probabilità di essere superate: generalmente meno dell’1% del tempo di esercizio in un anno. Una classe non è una promessa assoluta: è un intervallo che la sala può, raramente, superare.

La classe 3.10: la stessa aria di un ufficio

Delle tre classi nuove, quella di una sala dati è la 3.10, Temperature-controlled enclosed locations having no humidity control. La Tabella 1 fissa i numeri: temperatura minima +5 °C, massima +40 °C in condizioni normali; umidità relativa dal 5% all’85%. Nelle condizioni eccezionali — indicate come 3.10E, un guasto del sistema di climatizzazione, non una classe a sé — il campo si allarga a −5/+45 °C e 5%-90%. Sono, cifra per cifra, gli stessi numeri della vecchia classe 3.1: la sala dati non ha cambiato clima, ha solo cambiato numero.

Quello che non cambia da un’edizione all’altra è la compagnia. La norma elenca dove si trovano queste condizioni, la stessa lista di dodici anni fa: «normal living or working areas, e.g. living rooms, rooms for general use (theatres, restaurants); […] offices; […] shops;» — aree normali di vita o lavoro, per esempio soggiorni, locali per uso generale (teatri, ristoranti); uffici; negozi; — fino a «storage rooms for valuable and sensitive products; […] data centres; […] computer halls.» — depositi per prodotti di valore e sensibili; sale dati; sale computer. Stessa classe, stesso intervallo, per un salotto e una sala macchine. La norma definisce anche cosa intende per sala dati: «data centre: all buildings, facilities, offices and rooms which contain enterprise servers, server communication equipment, cooling equipment and power equipment, and provide some form of data service» — sala dati: tutti gli edifici, le strutture, gli uffici e i locali che contengono server aziendali, apparecchiature di comunicazione per server, apparecchiature di raffreddamento e di alimentazione, e forniscono una qualche forma di servizio dati.

La classe che non c’è più

La vecchia classe 3.6 non copriva l’intera sala macchine: la norma la riservava a un uso più stretto. La definiva così: «dedicated control rooms within telecommunication centres intended to be used for small specialized peripheral equipment such as workstations, test equipment, storage media and printers.» — locali di controllo dedicati, dentro centri di telecomunicazione, destinati ad apparecchiature periferiche specializzate di piccola taglia come postazioni di lavoro, strumenti di prova, supporti di memorizzazione e stampanti. Il suo intervallo era più stretto di quello di una sala dati generica: temperatura fra +15 °C e +30 °C, umidità relativa dal 10% al 75%, umidità assoluta fra 2 e 22 g/m³ — contro il 5%-85% e 1-25 g/m³ della 3.1/3.10. Nella nuova edizione quella classe non ha un erede: chi cita ancora la 3.6 in un capitolato firmato dopo il 13 maggio 2026 cita un numero che l’edizione in vigore non contiene più. La V2.4.1 resta scaricabile come storico, ma il ritiro di ogni norma nazionale in conflitto si completa entro il 28 febbraio 2027: fino ad allora, chi scrive un capitolato deve dichiarare l’edizione, non solo il numero della classe.

La prova non è ancora una norma

Una classe, da sola, non è una prova. Chi verifica se un apparato regge quella classe si rifà alla Parte 2 della stessa serie — per l’uso stazionario in luoghi protetti, la ETSI EN 300 019-2-3. Qui la sincronizzazione si rompe: mentre la Parte 1 è in vigore dal 13 maggio, la Parte 2-3 aggiornata alle nuove classi è ancora una bozza. Il frontespizio lo dichiara: «This draft European Standard (EN) has been produced by ETSI Technical Committee Environmental Engineering (EE), and is now submitted for the combined Public Enquiry and Vote phase of the ETSI EN Approval Procedure (ENAP).» — il presente progetto di norma europea è stato prodotto dal comitato tecnico ETSI Environmental Engineering, ed è ora sottoposto alla fase combinata di inchiesta pubblica e voto della procedura di approvazione ENAP. Lo storico del documento data questa finestra dal 9 luglio al 30 settembre 2026: mentre scriviamo, è ancora aperta.

E anche una volta approvata, quella norma non certificherà una sala già costruita: certificherà un apparato in camera climatica, prima dell’installazione. Lo dice la bozza stessa, sull’allestimento della prova: «The equipment shall be tested in its operational state throughout the test conditions described in the present document unless otherwise stated.» — l’apparecchiatura deve essere sottoposta a prova nel proprio stato operativo, per l’intera durata delle condizioni di prova descritte nel presente documento, salvo indicazione contraria. Un capitolato che chiede conformità alla classe 3.10 ha chiesto una cosa che il fabbricante può provare sull’apparato, in laboratorio. Nessuna clausola della serie EN 300 019 dice come si verifica, un anno dopo l’accensione, che la sala — con i condizionatori che si fermano e ripartono, come la stessa classe 3.10 prevede — sta ancora dentro quell’intervallo.

Il punto

Una classe ambientale scritta in capitolato dice tre cose diverse: il numero della classe, che dal 13 maggio ha senso solo con l’edizione dichiarata; l’intervallo che quel numero fissa, identico a prima per la sala dati, sparito senza erede per il locale di controllo più stretto; e la prova che quell’intervallo regge, che oggi esiste solo per l’apparato, non per la sala che lo ospita da anni. È il tipo di dettaglio che verifichiamo in un capitolato di conformità: non classe 3.10, ma classe 3.10 secondo ETSI EN 300 019-1-3 V3.1.1 (2026-05) — e, per la sala già in esercizio, una misura propria, non quella che il fabbricante ha già fatto in camera climatica.

Il rapporto di prova del fabbricante, l’edizione della norma citata in capitolato e la misura in campo di temperatura e umidità della sala diventano, con CSIDIA, l’altra società del gruppo, una mappa unica su cui un’AI segnala una classe citata ormai priva di corrispondenza nell’edizione in vigore. È lo stesso approccio dei data center che seguiamo, e delle classi di disponibilità della serie EN 50600 già raccontate. Nel perimetro del cliente: on-premise su macchine autonome, oppure cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa.

State scrivendo o aggiornando il capitolato ambientale di una sala dati? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e verifichiamo insieme se la classe che avete scritto esiste ancora, con quale numero, nell’edizione in vigore oggi.

Fonti