Note operative Sicurezza

Chi assicura che la fibra sia spenta? Non chi la sta aprendo

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Un fascio di luce diagonale taglia l’asfalto bagnato fino a un chiusino a raso, di notte, fotografia in bianco e nero
La luce arriva dove non te l’aspetti, anche quando il resto del pozzetto resta buio: è la stessa logica di un impulso di riavvio automatico.

Un pozzetto aperto alle due di notte, una dorsale interrotta fra due centrali a dodici chilometri di distanza. Il tecnico scende, individua la muffola e, prima di toccare la fibra, infila il connettore nel power meter: zero dBm, silenzio ottico. Comincia a preparare la giuntatrice. Meno di due minuti dopo lo strumento segna di nuovo potenza — un impulso breve, poi di nuovo zero. Nessuno ha toccato niente all’altro capo: su alcuni apparati ancora in esercizio è l’equipaggiamento di linea che, a intervalli fissi, prova a riaccendersi da solo per vedere se il collegamento è tornato. Il misuratore che un attimo prima sembrava dire tutto spento non mentiva: stava solo fotografando un istante.

Un evento, non una condizione

Un collegamento in fibra, in esercizio normale, è radiazione completamente confinata. Il rischio non nasce da una condizione permanente ma da un evento preciso, che la ITU-T G.664 (Optical safety procedures and requirements for optical transmission systems, edizione 10/2012, tuttora in vigore) chiama loss of continuity: «Any event which may cause hazardous optical power levels to be emitted from some point along the path of an optical transmission system. Common causes of loss of continuity of an optical link are a cable break, equipment failure, connector unplugging, etc.» — un cavo tagliato, un guasto, un connettore sfilato: da quel momento, non prima, la sicurezza dipende da che cosa fa l’apparato all’altro capo, non da quanta prudenza ci mette chi ha la fibra in mano.

I numeri che il capitolato quasi mai chiede

Per gli apparati ad amplificazione discreta o a pompaggio Raman — gli stessi su cui vale quanto scritto per la manutenzione ad alta potenza ottica — la raccomandazione fissa una sequenza precisa per la riduzione automatica della potenza (APR). Alla perdita di continuità, la potenza deve scendere sotto la soglia di rischio entro un tempo definito: «The power reduction to Hazard level 1M for restricted locations (or 3B in controlled locations) on all optical outputs within the impacted OTS shall be carried out within a certain time (with a maximum of 3 s) from the moment the continuity in the OTS is interrupted.» Tre secondi al massimo, non appena possibile. Il riavvio non è immediato: «the power above Hazard level 1M (or 3B in controlled locations) can be restored after 100 s has elapsed from the moment the loss of continuity has occurred» — cento secondi minimi, il tempo per allontanarsi prima che la potenza torni.

C’è un terzo numero, che la raccomandazione descrive ma non prescrive più. Prima di generalizzare la conferma di ripristino su un canale ottico ausiliario, il riavvio dei sistemi SDH a canale singolo si affidava a impulsi ciechi: uno a piena potenza, lungo 1,75-2,25 secondi, ripetuto ogni 100-300 secondi — la Tabella II.1 li fissa così — a prescindere dal fatto che la fibra fosse davvero riparata: servivano a testare il ripristino, non a confermarlo prima di sparare. Il testo è netto: quel meccanismo «is, however, no longer considered appropriate because of revised IEC safety requirements», ma resta in un’appendice informativa, per compatibilità storica — apparati costruiti su quella logica sono stati «widely deployed over the past years» e restano in esercizio.

Chi può disattivare il riavvio — e chi, alla muffola, non può

La raccomandazione prevede la disattivazione come possibilità, non come automatismo: «A disabling of the restart mechanism might be desirable, for example to repair a broken fibre without being disturbed by premature restart attempts.» Poter disattivare il riavvio, per riparare una fibra senza un tentativo prematuro che interferisca, è una funzione che l’apparato deve avere — ma vive su un sistema di gestione di rete o su un terminale in centrale, non nel pozzetto. Chi ha in mano la giuntatrice, nella maggioranza dei casi, non può sapere se qualcuno, all’altro capo, ha davvero inibito il riavvio: sa solo quanto segna il misuratore in quell’istante, sulla stessa tratta le cui classi di rischio IEC 60825 andrebbero già dichiarate a capitolato.

Che cosa dice la legge italiana, e a chi lo dice

Il d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, Titolo VIII, Capo V (artt. 213-220) reca le prescrizioni sulle radiazioni ottiche artificiali. L’art. 216, comma 2, lettera a), impone al datore di lavoro di valutare «il livello, la gamma di lunghezze d’onda e la durata dell’esposizione a sorgenti artificiali di radiazioni ottiche»: proprio la durata che la G.664 misura in secondi. La legge chiede la valutazione; la raccomandazione tecnica resta l’unica fonte che dice quanto dura davvero.

L’art. 217, comma 1, lettera c), va oltre la sola valutazione: fra le misure tecniche per ridurre l’emissione elenca «l’uso di dispositivi di sicurezza, schermatura o analoghi meccanismi di protezione della salute». Un ALS o una procedura APR con spegnimento automatico sono, punto per punto, il dispositivo di sicurezza a cui la lettera si riferisce — ma la norma non nomina la raccomandazione tecnica, e i capitolati che abbiamo visto non la nominano al suo posto.

Chi lavora sulla fibra deve essere formato, per l’art. 184, comma 1, lettera f), «alle procedure di lavoro sicure per ridurre al minimo i rischi derivanti dall’esposizione» — una procedura specifica per quella giunzione, non un corso generico sui laser. Il Capo V, del resto, non punisce solo il datore di lavoro: l’art. 220 sanziona anche il medico competente — la responsabilità è distribuita su più ruoli.

Resta un punto che il Capo V da solo non risolve, ed è il più comune in cantiere: la fibra appartiene spesso a un operatore, la squadra che apre la muffola a un appaltatore diverso. È l’art. 26 — fuori dal Capo V, ma applicabile a ogni appalto — a mettere in capo al committente l’obbligo di fornire per iscritto «dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui sono destinati ad operare» (comma 1, lettera b). Se il regime ALS/APR dell’apparato non è scritto da nessuna parte, quell’obbligo resta sulla carta.

Che cosa può pretendere un capitolato

Un capitolato che compra una tratta in fibra, o un intervento di manutenzione su una tratta esistente, può pretendere per iscritto:

  1. il regime di sicurezza ottica dichiarato per l’apparato all’altro capo — ALS storico a impulsi, oppure APR con canale ausiliario — non la sola sigla della raccomandazione;
  2. i tempi effettivi: quanto impiega a spegnersi dopo la perdita di continuità, quanto aspetta prima di riavviarsi, se nel frattempo invia impulsi a piena potenza;
  3. la procedura scritta di inibizione del riavvio prima dell’apertura, con il nome di chi la attiva e di chi ne verifica l’esito — non un accordo verbale;
  4. l’informazione scritta ex art. 26 sul rischio specifico di quel punto di rete, quando la squadra che apre non è quella che gestisce l’apparato;
  5. la formazione documentata sulla procedura specifica, non su un corso generico sulla sicurezza laser.

Non può pretendere che il buon senso di chi apre sostituisca uno di questi cinque punti: nessuna prudenza vede arrivare un impulso ogni cento secondi da dodici chilometri di distanza.

Il punto

Adempiere, in questa materia, vuol dire il documento di valutazione dei rischi con le misure degli artt. 217 e 218, la formazione mirata dell’art. 184, la sorveglianza sanitaria — obblighi che restano del datore di lavoro, non nostri da sostituire. Decidere vuol dire un’altra cosa: pretendere dall’apparato, prima di firmare il capitolato, la dichiarazione dei tempi di spegnimento e riavvio e la prova che il riavvio si può disattivare — perché la sicurezza di chi apre la muffola non dipende da lui. È il verbale che scriviamo prima di ogni intervento su una rete in esercizio: stato della tratta, chi ha disattivato cosa, con quale attesa. Per una rete che accumula muffole, apparati e fornitori diversi nel tempo, con CSIDIA, l’altra società del gruppo, il regime di sicurezza ottica di ogni apparato entra nella stessa mappa della rete — non un dato da cercare in un manuale il giorno dell’intervento.

Dovete affidare un lavoro su una tratta in esercizio, o non sapete che regime di riavvio ha l’apparato all’altro capo? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e prima di aprire qualunque muffola vale la pena saperlo.

Fonti