Cosa significa scrivere «50G-PON» in capitolato, e perché da solo non basta
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«OLT e ONU conformi a 50G-PON.» È una riga plausibile, compare già in offerte e capitolati, e da sola non garantisce che i due apparati si accendano insieme. La ITU-T G.9804.3, 50-Gigabit-capable passive optical networks (50G-PON): Physical media dependent (PMD) layer specification, è la norma che definisce lo strato fisico: edizione base del settembre 2021, aggiornata da un Emendamento 3 approvato il 6 febbraio 2026. Dove i due testi divergono vale l’emendamento, e l’ultimo ha appena tolto dal tavolo una delle velocità che i capitolati citano ancora. «50G-PON» da solo è come scrivere «fibra ottica» in una fornitura: vero, e non sufficiente a far funzionare niente.
La norma si muove, e l’ultimo movimento cancella una velocità.
Il downstream a 50G-PON non è mai stato in discussione: 49,7664 Gbit/s, lunghezza d’onda 1340–1344 nm (Tabella 9-5). Tutto il resto si è mosso, e conviene sapere quando. Il testo base del settembre 2021, alla Tabella 9-8, si limitava a una riga: «49.7664 Gbit/s upstream specification is for further study» — l’upstream simmetrico non era specificato. Lo definisce l’Emendamento 1, approvato il 22 febbraio 2023, che introduce anche una terza opzione di lunghezza d’onda; l’Emendamento 2, del 22 marzo 2024, aggiunge classi di budget; l’Emendamento 3, del 6 febbraio 2026, fa la cosa che interessa di più a chi sta scrivendo un capitolato adesso.
Ritira una velocità. Alla clausola 9.2.1 si legge: «The 12.4416 Gbit/s upstream line rate has been deprecated», e la Tabella 9-6 che ne conteneva i parametri porta ora una sola riga: «This table has been deprecated». Gli upstream rimasti sono due, 49,7664 e 24,8832 Gbit/s (Tabella 9-2). Un capitolato che chieda ancora l’upstream a 12,5 Gbit/s — o un’offerta che lo proponga come opzione economica — sta citando una velocità che la norma ha ritirato cinque mesi fa. Non è un dettaglio di forma: è la voce su cui si negozia il prezzo dell’ONU.
Tre opzioni di lunghezza d’onda in upstream, non una.
La Tabella 9-8, nella versione in vigore, assegna all’upstream a 49,7664 Gbit/s tre bande possibili: Opzione 1, 1260~1280 nm; Opzione 2, 1290~1310 nm (wideband) oppure 1298~1302 nm (narrowband); Opzione 3, 1284~1288 nm. Sono bande diverse, non varianti dello stesso canale: la scelta determina lo spettro che l’upstream 50G occupa nella stessa fibra dove, secondo il principio di coesistenza descritto in [ITU-T G.9804.1], possono continuare a operare le generazioni PON già installate. La trasmissione resta bidirezionale su «1-fibre WDM» (Tabella 9-4a), su fibra «[ITU-T G.652] or compatible»: un solo vetro, più portanti. Un capitolato che scrive «50G-PON» senza dire quale opzione upstream non ha specificato lo spettro che l’ONU userà — e quindi non ha specificato con quale generazione preesistente quella fibra dovrà convivere.
Il ricetrasmettitore ha un’opzione anche lui, e la norma avverte esplicitamente.
Dentro ciascuna classe ODN, la Tabella 9-8d elenca coppie di ricetrasmettitore: N1/N1b, N2/N2b, E1/E1b, E2/E2b, C+/C+b. La norma stessa, alla clausola 3.2.11, definisce «transceiver option» come «The nomenclature given to distinguish two or more optional sets of optical specifications, any of which will satisfy the physical layer requirements of the optical distribution network (ODN) class», e aggiunge: «there is no requirement for interoperability between multiple transceiver options». Non è una nota a margine: è la definizione stessa. Per questo il testo prescrive un controllo attivo: «For the 49.7664 Gbit/s upstream line rate, the ONU shall check whether its transceiver option matches that of the OLT.» E se il controllo fallisce, la conseguenza è scritta senza ambiguità: «If the ONU and OLT transceiver options do not match, the link may or may not be operational.» Due prodotti entrambi legittimamente «conformi a 50G-PON», con opzioni diverse, possono non parlarsi — e la norma non promette nemmeno che il guasto sia evidente: dice «may or may not», può funzionare o no.
La classe ODN dipende da come si sceglie di convivere con il passato.
Il budget ottico disponibile non è un solo numero: dipende dal metodo di coesistenza. Con l’OLT MPM (multi-PON module) — la scheda che integra più generazioni PON in una sola porta, spesso la soluzione più compatta in centrale — la Tabella 6-1 ammette solo due classi: N1, 14–29 dB, e C+, 17–32 dB. Con un elemento di coesistenza esterno (CEx) o connessione diretta all’ODN, la Tabella 6-2 apre a quattro classi: N1 14–29 dB, N2 16–31 dB, E1 18–33 dB, E2 20–35 dB. Scegliere l’MPM, per il vantaggio di occupare una sola porta in centrale, toglie dal tavolo proprio le classi con più margine — N2, E1, E2 restano disponibili solo con CEx esterno o connessione diretta. E il margine è ciò che decide quante diramazioni lo splitter può sopportare e quanto lontano può arrivare l’ONU: la Tabella 9-4a fissa la distanza massima fra i punti di riferimento in DD20: 20 km o, dove dichiarata, DD40: 40 km. Una classe ODN scritta in capitolato senza il metodo che la determina è una promessa che si può leggere in due modi diversi, e la differenza fra i due si misura in decibel di margine reale sulla tratta.
Quattro voci, non un nome.
Un capitolato che voglia dire qualcosa di verificabile deve scrivere, per ogni tratta 50G-PON:
- l’opzione di lunghezza d’onda upstream — Opzione 1, 2 (wideband o narrowband) o 3 — e con quale generazione preesistente la fibra deve convivere;
- l’opzione di ricetrasmettitore — N1 o N1b, C+ o C+b e così via — perché la norma stessa avverte che, se OLT e ONU non combaciano, il collegamento «may or may not be operational»;
- la classe ODN e il metodo di coesistenza che la determina — MPM, oppure CEx o connessione diretta;
- l’attenuazione reale della tratta, misurata, non la classe dichiarata sulla carta.
L’ODN — fibre, giunzioni, splitter, permutatori — è l’infrastruttura che dura vent’anni; l’elettronica in centrale e in sede si sostituisce molto prima. Chi disegna oggi l’ODN decide che cosa potrà accendersi nel 2030, e le quattro voci sopra sono il modo in cui quella decisione entra nel capitolato invece di restare un’intenzione.
Le stesse quattro voci sono ciò che verifichiamo in accettazione: non basta una dichiarazione di conformità firmata dal fornitore, si misura l’attenuazione reale della tratta con lo strumento da banco e la si confronta con la classe dichiarata, tratta per tratta. E ogni misura — traccia OTDR, giunzione, posizione di splitter, porta di permutatore — finisce in un’unica mappa della rete, la stessa su cui si legge anche il budget ottico calcolato per ogni tratta, sulla quale un’AI fa la prima diagnosi quando un collegamento non si alza. Il caso del ricetrasmettitore non combaciante è l’esempio perfetto: senza mappa si cambiano apparati per tentativi, uno alla volta, fino a trovare quello giusto; con la mappa si sa già che l’ODN è a posto — attenuazione in soglia, classe rispettata — e che il problema sta nell’opzione dichiarata, e la squadra, la nostra insieme a CSIDIA, chiude il guasto senza subappalto. Dove serve un’AI sui dati di rete, gira nel perimetro del cliente: su macchine autonome on-premise, che non richiedono integrazione profonda nella rete esistente, oppure in cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa fra le due squadre.
Dovete scrivere un capitolato 50G-PON, o verificare un’offerta che dichiara solo il nome della tecnologia? Parlatene con un tecnico: la prima sessione è senza costi, e le quattro voci si scrivono in un paragrafo prima di ordinare il primo apparato.
Fonti
- ITU-T G.9804.3 (2021) Amd. 3 (02/2026) — 50-Gigabit-capable passive optical networks (50G-PON): Physical media dependent (PMD) layer specification
- ITU-T G.9804.1 (11/2019) — Higher speed passive optical networks: Requirements
- ITU-T G.9804.2 — 50-Gigabit-capable passive optical networks (50G-PON): Transmission convergence (TC) layer specification