Note operative Tecnica

Ogni quanto si ispeziona un pozzetto? La ITU-T L.330 dà i numeri

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Fessura che attraversa una superficie in calcestruzzo dilavato, dettaglio ravvicinato, fotografia in bianco e nero
Una fessura si annota sì o no. Oppure si misura in decimi di millimetro: sono due manutenzioni diverse.

Quando avete ispezionato l’ultima volta i pozzetti, i pali e i cavidotti della vostra rete? E con quale criterio avete deciso che non era ancora il momento? Per la maggior parte delle reti la risposta onesta è che si ispeziona quando si va sul posto per altro: un guasto, una posa. Non è un programma, è un effetto collaterale.

La Raccomandazione ITU-T L.330 (10/2020), «Telecommunication infrastructure facility management», approvata il 29 ottobre 2020 dallo Study Group 15, risponde a questo punto cieco. Il Summary spiega perché: «Extensive outside telecommunication infrastructure facilities that support information technology continue to deteriorate due to aging.» E a chi si rivolge: «its intended users are not only operators who need to improve life-cycle management, but also developers who consider applying rapidly progressing technologies».

Tre categorie, e quella che manca sempre

La Tabella 1 (§ 6.2) distingue tre tipi di ispezione. La daily inspection: «Inspection performed visually or with simple tools when working on-site» — il controllo a vista mentre si è lì per altro, che quasi tutti fanno già senza chiamarlo così. La periodic inspection: «Inspection performed at planned intervals. Some inspection items may include quantitative records» — quella che manca quasi sempre: ha bisogno di un calendario. La precise inspection: «Inspections performed to determine risk rating when more detailed assessments are required after result of the daily/periodic inspection» — scatta quando la periodica trova qualcosa che l’occhio non spiega.

La daily inspection succede da sola, come sottoprodotto del lavoro sul campo. La periodic inspection no: se non è scritta in un piano con una data, non accade — finché non è la precise inspection a scoprirlo, su un impianto già in difficoltà.

Ogni quanto

La Tabella 5 (§ 8.1), «Typical inspection frequencies», fissa gli intervalli per categoria di impianto:

  • Palo in calcestruzzo, palo in acciaio o in vetroresina (GRP): ≤ 5–10 anni
  • Palo in legno: ≤ 5 anni
  • Controventatura (guy-line) e fune portante (suspension wire): ≤ 5–10 anni
  • Cavo aereo e cavo di adduzione (drop): ispezione giornaliera
  • Galleria a cielo aperto (open-cut) e galleria a scudo (shield): ≤ 5 anni
  • Chiusino del pozzetto (manhole cover): ≤ 5–10 anni
  • Telaio in calcestruzzo e telaio in calcestruzzo polimerico dei pozzetti minori (handhole): ≤ 10 anni
  • Cavidotto su ponte (bridge-supported conduit): ≤ 5–10 anni
  • Armadio o colonnina (cabinet or pillar): < 2–3 anni
  • Torre: < 2–3 anni
  • Shelter prefabbricato: < 2–3 anni

Nota della tabella: «Inspection frequency may be different in accordance with the types of terrain in which the facility is installed» — il terreno cambia il calendario, la tabella dà solo il punto di partenza.

Due dati sorprendono. I cavi aerei e di adduzione stanno in ispezione giornaliera, mentre un chiusino resta fino a dieci anni: non un’incoerenza — il cavo aereo affronta vento e traffico ogni giorno, il chiusino no — ma prova che «più visibile» non è «più ispezionato». E gli armadi stradali hanno la frequenza più stretta di tutte, sotto i due-tre anni: chi pianifica su quanto si vede, non su quanto si deteriora, guarda il criterio sbagliato.

Sì/no oppure un numero

La distinzione che vale l’intero pezzo, § 8.2: «Most check points for the inspection of outside plant facilities can be examined preliminarily in terms of the presence or absence of the phenomenon, which are designated “Y/N”. Some check points require a quantitative measurement to evaluate the risk rating or degree of deterioration, which is designated using the minimum required unit for the measurement.»

In pratica: alcuni controlli chiedono solo un sì o un no — c’è la fessura, o non c’è. Altri pretendono un numero con la sua unità — la fessura è larga 0,2 mm, o 0,4 mm. Non è un dettaglio di forma: Y/N produce un’opinione, legata a chi ha guardato quel giorno; una misura produce un dato, confrontabile nel tempo — dice non solo che la fessura c’è, ma se cresce e a che velocità. La differenza non è di precisione, è di natura: una si porta dietro chi l’ha fatta, l’altra solo i fatti.

Il pozzetto, voce per voce

La Tabella 10, «Inspection of manhole and handhole», applica la distinzione a un impianto che ogni lettore riconosce.

Chiusino (manhole cover):

  • abrasione: Y/N in daily inspection, 0,1 mm in periodic inspection;
  • fessura: Y/N in entrambe;
  • gioco, rattle: Y/N in entrambe;
  • dislivello, level difference: Y/N in daily, 0,1 mm in periodic.

Telaio in calcestruzzo:

  • fessura: Y/N in daily, 0,1 mm in periodic;
  • infiltrazione d’acqua: Y/N in entrambe;
  • armatura esposta: misurata in lunghezza, unità 1 cm;
  • difetti superficiali del calcestruzzo: unità 1 cm²;
  • in precise inspection, quattro misure aggiuntive: copriferro 1 mm, profondità di carbonatazione 1 mm, resistenza del calcestruzzo 1 N/mm², contenuto di cloruri 0,1 kg/m².

Telaio in calcestruzzo polimerico:

  • fessura: Y/N in daily, 0,1 mm in periodic;
  • infiltrazione d’acqua: Y/N in entrambe.

Due note. La Nota 1 rinvia alla ISO 16311: «The crack pattern should be recorded for large crack widths (e.g., no less than 0.3 mm)» — il quadro fessurativo va registrato per fessure non inferiori a 0,3 mm. La Nota 2, per il telaio polimerico: «The areas where cracks occur (top/side/bottom surface) should be carefully recorded» — va scritto se la fessura è sulla superficie superiore, laterale o inferiore.

Come lo verifichiamo noi

In sopralluogo applichiamo la stessa distinzione: dove la L.330 chiede Y/N registriamo un controllo puntuale, dove chiede una misura la registriamo con l’unità corretta — millimetri, centimetri quadrati, newton per millimetro quadrato. Dalla prima sessione esce un piano di ispezione datato: che cosa si controlla, ogni quanto, con quale criterio e unità di misura, e l’elenco degli impianti — pali, pozzetti, cavidotti, armadi — per cui oggi non esiste una data di ultima ispezione. Il piano resta al cliente anche se non prosegue.

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I quattro livelli di rischio

La Tabella 2 (§ 6.3) traduce ogni esito in una classe di rischio, su quattro livelli:

  • I, normal: «No action is required»;
  • II, low: «Follow-up inspection is required. Defects have no immediate effect, but are expected to move to a higher rating in the long term»;
  • III, high: «Planned repair is required. Defects will progress quickly and can be expected to move to the higher rating»;
  • IV, emergency: «Immediate repair is required. Defect induced accidents may occur».

Perché serve una scala: senza una classe, «da riparare» è l’opinione di chi ha guardato quel giorno, e due tecnici possono classificarlo in modo diverso. Con la scala, l’esito diventa un livello — I, II, III o IV — che entra nel piano di manutenzione e decide da solo se e quando intervenire.

Che cosa non è

La L.330 è una raccomandazione tecnica internazionale, non una legge: la conformità è volontaria, e le frequenze della Tabella 5 sono dichiarate «typical», non un obbligo imposto da un regolatore. Il valore sta nello scriverla per nome in un capitolato o in un piano di manutenzione: solo lì una frequenza «tipica» diventa un impegno verificabile, con data e responsabile.

I due assi, applicati

Primo asse: categorie di ispezione, frequenze per impianto, livelli di rischio e unità di misura diventano righe verificabili del capitolato di manutenzione e punti di verifica in accettazione, con la traccia — data, categoria, esito, unità — che il committente esibisce.

Secondo asse: gli esiti delle ispezioni — impianto, data, categoria, livello di rischio, misura — non restano su schede sparse. Diventano, con CSIDIA, l’altra società del gruppo, una mappa unica della rete su cui un’AI fa la diagnosi e la squadra chiude il guasto: con una scala di rischio e una data su ogni impianto, l’ordine degli interventi si calcola — come già per il catasto as-built e il registro riaperture di muffola. Nel perimetro del cliente: on-premise su macchine autonome senza integrazione profonda, oppure cloud dedicato con data center in Italia, sempre con gestione condivisa.

Sapreste dire, adesso, per quanti dei vostri pozzetti esiste una data di ultima ispezione e un esito scritto? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e il piano di ispezione che ne esce resta vostro comunque decidiate di procedere.

Fonti