Note operative Tecnica

Il giunto perde 0,03 dB e il collaudo passa. Poi si rompe: la prova che manca non è ottica

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Una corda annodata a metà di una fune tesa, con i due capi sfilacciati che pendono nel vuoto, in bianco e nero
Il nodo regge il tiro della fune. Non dice se, dentro, le fibre si sono già indebolite.

Una muffola interrata viene riaperta per innestare un nuovo allaccio: la squadra sposta le vaschette per fare posto, senza toccare le fibre già saldate tre anni prima. Una di quelle giunzioni si stacca da sola mentre la vaschetta accanto viene sollevata — non tirata con forza, solo maneggiata come si maneggia sempre un organizzatore in muffola. Il collaudo di allora, ripescato dall’as-built, dice 0,03 dB: un giunto ottimo, dentro l’intervallo che una fusione ben eseguita raggiunge normalmente e ben sotto qualunque soglia scritta in capitolato. Quella notte, nessuno aveva chiesto un altro numero.

Due proprietà, una sola misurata

La raccomandazione che definisce come si esegue un giunto in fibra ottica non parla solo di perdita. ITU-T L.400/L.12, Optical fibre splices, lo scrive fin dal proprio Summary: «High quality in splicing is usually characterized by low splice loss and tensile strength near that of the fibre proof test level.» — un giunto di qualità si riconosce da due proprietà insieme: bassa perdita ottica, e una resistenza a trazione vicina al livello di prova della fibra stessa. Un capitolato che misura solo la prima ha verificato metà della definizione.

Vale la pena leggere la storia editoriale prima di citarla. La raccomandazione nasce come ITU-T L.12 il 31 luglio 1992, arriva a una seconda edizione ancora come L.12 il 12 maggio 2000, e solo con la terza — approvata l’8 marzo 2008 — assume la doppia sigla L.400/L.12. L’edizione oggi in vigore, la 4.0, è stata approvata il 13 febbraio 2022 dalla Commissione di studio 15: è da questa che vengono tutti i numeri di questa nota.

La clivatura, elencata due volte

Cosa decide se un giunto regge? Descrivendo la fusione, la raccomandazione mette in fila le variabili in due frasi separate, non in una sola: «The cleave quality and the intensity and the duration of the arc, as well as the differences between the fibres […] determine the splice loss. In addition, the quality of coating removal, fibre cleaving, and splice protection contribute to long-term mechanical reliability in the field.» — la qualità della clivatura, insieme all’intensità e alla durata dell’arco e alle differenze fra le fibre, determina la perdita del giunto. In aggiunta, la qualità della rimozione del rivestimento, della clivatura e della protezione contribuisce all’affidabilità meccanica a lungo termine sul campo. La clivatura compare in entrambe le liste: può guastare la perdita, oppure — separatamente — lasciarla intatta e compromettere solo la tenuta nel tempo.

La clausola 7.4 scrive tolleranze che raramente si vedono citate in un capitolato. Per la fusione, l’angolo di taglio deve restare «typically less than 1° from perpendicular for single fibres and less than 3° to 4° for ribbons»: sotto 1° dalla perpendicolare per la fibra singola, sotto 3-4° per i nastri. La superficie di taglio «should be mirror-like without chips or hackle»: a specchio, senza schegge né strappi. Un clivatore sporco o mal regolato «can cause flaws that make the fibre break at the wrong location or reduce the strength of the completed splice»: può causare difetti che fanno rompere la fibra nel punto sbagliato, o che riducono la resistenza del giunto finito — senza che l’allineamento ottico, e quindi la perdita misurata quella notte, ne risenta.

La prova che la giuntatrice fa da sola

C’è un momento, nella procedura descritta alla clausola 7.5.1.3, in cui il giunto appena fatto viene messo sotto trazione prima ancora di essere protetto: «it is recommended to check its minimum strength […] the splice is subjected to a tensile proof test for a short period of time […] Splices that have strength below the proof test level will be re-done.» — si raccomanda di verificarne la resistenza minima: il giunto viene sottoposto per un breve periodo a una prova di trazione. I giunti che risultano sotto il livello di prova vengono rifatti. La macchina lo fa da sola, in automatico o a comando manuale, e i valori tipici «range from 2 N to 8 N, depending on the type of equipment and desired strength»: vanno da 2 a 8 newton, secondo l’apparecchiatura e la resistenza voluta.

È una prova che esiste già, su ogni singolo giunto fatto in campo — non un campione statistico, non un valore di laboratorio: quel giunto, quella notte, in quel pozzetto. Ma vive per pochi secondi nella logica della macchina, tra la fusione e il manicotto termorestringente, e il report che finisce nell’as-built riporta quasi sempre un solo numero: la perdita stimata. Se la giuntatrice dichiarata in capitolato non esporta anche l’esito della prova a trazione — punto da verificare modello per modello, che qui non diamo per scontato — quel secondo numero non sopravvive oltre la sera del cantiere.

Cento giunti per validare una procedura, uno solo per accettarne un impianto

Quello che un capitolato può ancora pretendere, se non il valore del singolo giunto, è la prova che la combinazione fibra-giuntatrice-protezione impiegata regge nel tempo. La clausola 8.3 descrive esattamente questo: «At least 100 splices should be made to check the requirements of test Nos 8.3.1 and 8.3.2 in Table 2»: almeno cento giunti fatti sulla stessa fibra, per validare la procedura prima che diventi lo standard di cantiere. Per la fusione ad allineamento attivo sul nucleo, la Tabella 2 fissa il numero: perdita media ≤0,05 dB, e non oltre 0,1 dB nel 97% dei cento giunti.

Un secondo elenco, alla Tabella 1, aggiunge prove meccaniche che nessun capitolato chiede giunto per giunto: torsione con carico di 2 N a −180° e +180°, dieci cicli a 25 cm dal manicotto; ritenzione della fibra con 2 N sul primario e 5 N sul secondario, a 30 cm dal manicotto per sessanta secondi; momento flettente di 2 N al centro del manicotto per dieci secondi. Sono carichi modesti — dell’ordine di quelli che una muffola riceve quando viene riaperta per un lavoro vicino — e sono ciò che dimostra se un giunto regge la vita in campo. Ma la clausola 8.2 ne chiede cinque campioni per prova, non cento: sono due regimi diversi, e nessuno dei due è la giunzione fatta ieri sera in quel pozzetto.

Il punto

Un giunto che perde 0,03 dB ha superato un solo esame dei due che la stessa raccomandazione elenca fin dalla propria prima pagina. La qualità che regge negli anni dipende da una clivatura fatta bene e da una trazione verificata, non solo da un numero in decibel. È il controllo che integriamo quando giuntiamo una tratta, ed è la clausola che scriviamo — modello di giuntatrice dichiarato, esito della prova a trazione richiesto per iscritto, certificato di validazione della procedura per la combinazione fibra-apparecchiatura-protezione — in un capitolato di conformità che non si ferma al primo numero che il display mostra. Ogni giunto, la sua clivatura dichiarata e l’esito della sua prova a trazione entrano nella stessa mappa della rete — non un report isolato per commessa — dove un’AI segnala quali tratte hanno giunti fuori standard di documentazione e una squadra nostra interviene, per un operatore, un data center, un impianto industriale, un ente pubblico, una struttura sanitaria o un sito della difesa. Dove serve un’AI sui dati della rete, gira nel perimetro del cliente — on-premise o in cloud dedicato con data center in Italia — insieme a CSIDIA, l’altra società del gruppo.

State per scrivere le clausole di giunzione di un nuovo capitolato, o dovete riaprire una muffola collaudata anni fa? Parlatene con un tecnico: il sopralluogo è senza costi, e verifichiamo insieme se la vostra giuntatrice registra la prova a trazione prima di fidarci del solo valore di perdita.

Fonti